Tra vino ed arte: la cantina Carapace di Arnaldo Pomodoro

Tra vino ed arte: la cantina Carapace di Arnaldo Pomodoro

Unire il vino e l’arte, creando una struttura per unirli ed esaltarli assieme. Questa la sfida della famiglia Lunelli ed accettata dal maestro Arnaldo Pomodoro.

I Lunelli cercavano una sede speciale per il loro Sagrantino umbro. La risposta di Pomodoro è una scultura vivente, dove il bello dell’arte si lega alla vita del vino. Sede
dell’opera, la tenuta della famiglia in Umbria, dove il paesaggio è il primo stimolo alla creazione. Come infatti ammesso da Pomodoro, la terra gli ha ricordato il natio Montefeltro,
spingendolo verso una struttura in grado di integrarsi, non conquistare, per rispettare “La dolcezza delle dolcezza delle colline dove si estendono i vigneti”.

Il maestro ha così pensato al carapace, il guscio della tartaruga, che offre protezione in maniera dolce, che lega la terra ed il cielo.

All’esterno, una grande cupola di rame che fa da scudo, il suo colore rame come il rame dei campi.

All’intero, l’arte di Pomodoro: una volta curva, dove le botti si riuniscono attorno al punto di degustazione sopraelevato, sorta di elisse di rame che rivisita l’antica ziggurat.

E poi, i due vini protagonisti.

Il primo è il Sagrantino: maturazione di 28 mesi (12 in tonneau, 16 in botte grande), poi 10 mesi in bottiglia. Il risultato è un Rosso longevo, deciso, ricco di tannini. E poi,
il Rosso, più leggero e meno potente (12 mesi in tonneau e barrique, 6 mesi in bottiglia) per il 70% Sangiovese con Sagrantino, Cabernet e Merlot.

Matteo Clerici

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