Terza età: flavonoidi, un aiuto per la mente

Milano – L’Osservatorio NFI – Centro Studi dell’Alimentazione Nutrition Foundation of Italy, che contribuisce allo sviluppo della ricerca scientifica e dello scambio di informazioni in
campo alimentare – segnala i risultati di un recente studio secondo il quale il consumo di cibi ricchi di flavonoidi aiuterebbe a rallentare il declino cognitivo nella terza età.

L’indagine ha coinvolto 1.640 soggetti con 65 anni o più che hanno riportato le proprie abitudini alimentari e si sono sottoposti a visita medica all’inizio dello studio e per altre 4
volte nel corso dei 10 anni di osservazione. Ad ogni visita, per valutare le facoltà cognitive, venivano effettuati 3 test specifici tra cui il Mini-Mental State Examination (MMSE)* per
verificare la presenza, l’entità e la progressione del deterioramento cognitivo. E’ emerso che un elevato apporto di flavonoidi sarebbe associato a un migliore livello cognitivo
all’inizio dello studio e a una minore perdita di lucidità nel corso dei 10 anni di durata dello studio. In particolare, coloro che al momento del reclutamento appartenevano alla
più alta categoria di consumo (dai 13,6 ai 36,9 mg di flavonoidi al giorno) presentavano migliori performance cognitive e al momento del follow up avevano «perso» solo, 1,2
punti sulla MMSE. I partecipanti che presentavano il minor apporto di flavonoidi, invece, partivano da livelli cognitivi più bassi e nel corso dello studio perdevano 2,1 punti al MMSE,
riportando, quindi, un maggior deterioramento delle capacità intellettuali.

Terza età: flavonoidi, un aiuto per la mente

L’Osservatorio NFI – Centro Studi dell’Alimentazione Nutrition Foundation of Italy, che contribuisce allo sviluppo della ricerca scientifica e dello scambio di informazioni in campo alimentare
– segnala i risultati di un recente studio secondo il quale il consumo di cibi ricchi di flavonoidi aiuterebbe a rallentare il declino cognitivo nella terza età.

L’indagine ha coinvolto 1.640 soggetti con 65 anni o più che hanno riportato le proprie abitudini alimentari e si sono sottoposti a visita medica all’inizio dello studio e per altre 4
volte nel corso dei 10 anni di osservazione. Ad ogni visita, per valutare le facoltà cognitive, venivano effettuati 3 test specifici tra cui il Mini-Mental State Examination (MMSE)* per
verificare la presenza, l’entità e la progressione del deterioramento cognitivo. E’ emerso che un elevato apporto di flavonoidi sarebbe associato a un migliore livello cognitivo
all’inizio dello studio e a una minore perdita di lucidità nel corso dei 10 anni di durata dello studio. In particolare, coloro che al momento del reclutamento appartenevano alla
più alta categoria di consumo (dai 13,6 ai 36,9 mg di flavonoidi al giorno) presentavano migliori performance cognitive e al momento del follow up avevano “perso” solo, 1,2 punti sulla
MMSE. I partecipanti che presentavano il minor apporto di flavonoidi, invece, partivano da livelli cognitivi più bassi e nel corso dello studio perdevano 2,1 punti al MMSE, riportando,
quindi, un maggior deterioramento delle capacità intellettuali.

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