Suinicoltura: è sciopero dal prosciutto al culatello

Dal Parma al San Daniele fino al Culatello di Zibello è al via lo «sciopero del prosciutto» di fronte all’impossibilità di far crescere maiali italiani di
qualità che vengono pagati attorno ad un euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione.

Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che hanno già aderito aziende per un totale di circa un milione e mezzo di maiali allevati che verranno sottratti dal circuito delle
produzioni a denominazione di origine.

Mentre i consumatori affrontano le difficoltà degli alti prezzi al mercato agli allevatori nelle stalle – denuncia la Coldiretti – vengono riconosciute quotazioni insostenibili mentre
sono drasticamente aumentati le spese per l’alimentazione degli animali con un balzo fino al 30 per cento dei costi di cereali e oleaginose (principali componenti della dieta alimentare dei
maiali) ai quali si sono aggiunti rincari anche nelle spese energetiche e la necessità di investimenti nelle strutture e nei mezzi aziendali per ottemperare agli obblighi comunitari.

Di fronte all’insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e quelli al consumo, gli allevatori – sottolinea la Coldiretti – hanno annunciato che non verranno più consegnate assieme
ai maiali le certificazioni di qualità che consentono la commercializzazione della salumeria a marchio d’origine. Una azione che rischia di provocare la scomparsa di prosciutto e
salumeria certificata Made in Italy dalle tavole degli italiani.

Nel 2007, grazie al lavoro di 4.987 allevamenti italiani, sono stati prodotti in Italia oltre 9,5 milioni di prosciutti di Parma Dop per i quali gli italiani hanno speso 1,3 miliardi di Euro
mentre il giro di affari ha raggiunto i 400 milioni di Euro all’estero, dove si è verificato un aumento record delle vendite in quantità con un incremento del 9 per cento. Nel
biennio 2005 – 2007 secondo il Consorzio le vendite hanno registrato una crescita in volume pari al 5,1 per cento con il prezzo medio al consumo del Prosciutto di Parma che è stato pari
a circa 24,34 euro/kg.

Per far fronte a questa situazione, la Coldiretti chiede con forza la differenziazione del prezzo tra il maiale nazionale destinato alle denominazioni di origine e quello da macelleria fresca.
E’ necessaria – continua la Coldiretti – una programmazione nella produzione dei prosciutti destinati alla filiera del Parma e San Daniele. Ma serve inoltre – conclude la Coldiretti – una norma
che renda obbligatoria l’indicazione della zona di provenienza della carne maiale e dei prodotti da macelleria, per evitare che vengano spacciati come italiani i 40 milioni di prosciutti che
ogni anno arrivano sui nostri mercati dai Paesi del Nord Europa. Negli scaffali dei negozi italiani – stima la Coldiretti – ben due prosciutti su tre provengano da maiali allevati in Olanda,
Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta .

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