Spedizione spagnola SVAIS studia l'Oceano Artico

L’Università di Barcellona (UB) ha recentemente inviato una spedizione sull’Oceano Artico per studiare il cambiamento naturale del clima e l’evoluzione del margine continentale artico. I
ricercatori della spedizione SVAIS hanno trascorso l’estate boreale, dalla fine di luglio alla metà di agosto, a nord del Circolo polare artico, mappando più di 8 600 chilometri
quadrati di fondo oceanico e raccogliendo campioni di sedimenti oceanici.

«L’Artico è l’area polare più vicina a noi ed è molto più sensibile al cambiamento climatico dell’Antartico, fatta eccezione per la penisola antartica»,
ha affermato il geologo Angelo Camerlenghi dell’Istituto nazionale italiano di oceanografia e di geofisica sperimentale. Il dottor Camerlenghi è stato il direttore scientifico della
spedizione SVAIS. «I poli sono il motore della circolazione oceanica mondiale, riflettono le radiazioni solari e contribuiscono ad abbassare le temperature globali. Inoltre, le regioni
polari forniscono informazioni uniche sulla storia del nostro pianeta e conservano dati climatici che risalgono a milioni di anni fa. L’Artico è un sensore ambientale delicato che rileva
gli effetti del cambiamento climatico».

Una caratteristica particolarmente importante della spedizione è stata la volontà dei ricercatori di raccogliere informazioni approfondite sull’evoluzione dei margini continentali
polari di questa regione dell’Artico e di studiare la topografia del fondo oceanico nello stretto di Fram, un’area in cui le acque fredde dell’Oceano Artico entrano in contatto con le acque
più calde dell’Atlantico. «Vogliamo esaminare i sedimenti trasportati dalle grandi correnti ghiacciate che hanno attraversato l’Artico 20 000 anni fa durante l’ultimo massimo
glaciale», ha dichiarato il professor Antoni Calafat dell’UB, «per comprendere l’intensità e la durata dei processi climatici originati dai poli».

Inoltre, la spedizione si è servita della batimetria multiraggio e della riflessione sismica per raccogliere informazioni sulla struttura del fondo oceanico. Soltanto il 10% del fondo
oceanico mondiale è stato mappato nel dettaglio, quindi «sono ancora molte le regioni oceaniche del mondo che devono essere sottoposte a tale processo», ha affermato Miquel
Canals, direttore del Gruppo di ricerca delle geoscienze marine presso l’UB.

Il progetto SVAIS è stato finanziato dal ministero spagnolo dell’Istruzione e della scienza. Oltre all’Università di Barcellona, sono stati coinvolti nello studio molti altri
istituti, tra cui l’Istituto catalano per la ricerca e gli studi avanzati (ICREA), l’Istituto di Barcellona per la ricerca chimica e ambientale (IIQAB-CSIC), l’Università di Salamanca,
l’Istituto nazionale italiano di oceanografia e di geofisica sperimentale (OGS) di Trieste e le Università di Svalbard e Tromsø in
Norvegia. Il gruppo di ricercatori che ha partecipato alla spedizione a bordo della nave per la ricerca della marina spagnola BIO Hespérides era costituito da 21 scienziati, quattro
giornalisti, due insegnanti di scuola e cinque tecnici dell’Unità tecnologica marina del Consiglio nazionale spagnolo della ricerca (CSIC).

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