Sarkozy: “Grazie al dialogo con Prodi, Italia e Francia camminano mano nella mano”

By Redazione

“Esprimo agli italiani amicizia sincera e la volontà di andare avanti assieme mano nella mano” così il premier francese Sarkozy ha commentato la conclusione del vertice con il
presidente del consiglio Prodi; ora, quindi, ognuno torna ad affrontare i problemi di casa propria, ma con una grande soddisfazione per il “vertice riuscito” (come ha affermato Sarkozy) e per
uno “spirito di collaborazione straordinario, al di là delle previsioni” (come ha spiegato Prodi).

Nel corso della conferenza stampa congiunta, inoltre, i due premier hanno illustrato gli argomenti affrontati durante il vertice, tra cui compare l’accordo Enel-Edf: “È stato risolto un
contenzioso che avvelenava i rapporti tra i due Paesi, ha spiegato Sarkozy, aggiungendo che ora regna una “forte amicizia con l’Italia”.
In particolare, a Nizza Enel ed Edf hanno siglato un accordo sul nucleare in base al quale Enel potrà partecipare con una quota del 12,5% all’investimento necessario per il primo
impianto nucleare di nuova generazione Epr, con una opzione per i successivi cinque e accedere fino a 1.200 mw di capacità nucleare francese entro il 2012.
L’accordo, inoltre, prevede che Enel partecipi con una quota tra il 30 ed il 40% alle nuove centrali a ciclo combinato che Edf sta ultimando in Francia e che Edf partecipi per le stesse
percentuali alle centrali che Enel realizzerà in Europa e nel mediterraneo.
Tra Enel ed Edf, dunque, è finalmente arrivata la “pax energetica” e Prodi ha dichiarato che, pur trattandosi di una “partecipazione limitata”, è un “segnale di grande
importanza”: l’accordo “è chiaramente importante, perché comprende un maggiore accesso ai mercati, una maggiore integrazione fisica del mercato italiano e del mercato francese
(perché è inutile stabilire l’accesso teorico se non abbiamo le linee di trasporto) e anche una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti e una maggiore politica comune nei
cambiamenti climatici”, ha commentato Prodi.
I premier hanno, quindi, affrontato il problema rappresentato dallo status del Kosovo, ribadendo che la fretta è sempre cattiva consigliera e che la data del 10 dicembre non può
essere considerata come il termine ultimo: “Siamo favorevoli all’indipendenza del Kosovo – ha spiegato Sarkozy – , ma vogliamo che si faccia al momento giusto, cioè quando nessuno si
sentirà umiliato”. “Noi vogliamo la pace tra serbi e albanesi e non che i nostri uomini si trovino in mezzo a una situazione giuridica inesplicabile”, ha aggiunto il presidente francese,
ribadendo che “se occorrerà ancora qualche settimana per arrivare a questo risultato è preferibile al fatto di considerare la mezzanotte del 10 dicembre come il momento in cui
tutto si dovrà fermare”.
“Per preparare l’indipendenza del Kosovo occorre prendere il tempo che sarà necessario: si tratta di una responsabilità europea”, ha concluso Sarkozy, lanciando “un appello a che
ognuno si assuma le proprie responsabilità”.

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