Sarego (VI): «Breganze Rosso», il bordolese è servito

 

Un vino di taglio bordolese «nuovo di zecca». E’ la grande novità del Consorzio Vini DOC Breganze per la fine del 2008: il gusto del «Breganze Rosso» da
oggi è ufficialmente quello di un bordolese di grande qualità, prodotto con almeno un 50% di uve Merlot e il resto con altre uve a bacca rossa: il matrimonio perfetto
è con il Cabernet. Una scelta, la modifica del disciplinare, che nasce da opportunità offerte dalla presenza sulle dolci colline breganzesi di produzioni Cabernet e Merlot
«in purezza» di altissimo livello, con una tradizione più che secolare che risale nel tempo sino al patriziato della Serenissima Repubblica.

L’innovazione del disciplinare di produzione del «Breganze Rosso» avviene in concomitanza con l’appuntamento vitivinicolo dell’autunno 2008, che si svolge proprio su suolo
berico a Villa «La Favorita», il 22 e 23 novembre a Sarego: «BCM, Bordolesi, Cabernet e Merlot», con la presenza in degustazione pubblica di 298 etichette di
vini bordolesi da tutta Italia, e di 20 produttori di famiglia aristocratica, dalla Sicilia all’Alto Adige.

Il Consorzio Vini DOC Breganze si presenta a «BCM» con ben ventisei etichette di Bordolesi, oltre che di Merlot e Cabernet in purezza. Tutte produzioni enologiche di soci
del Consorzio di Tutela nell’area della DOC: in particolare delle aziende agricole «Ca’ Biasi» di Innocente Dalla Valle, «Cantina Beato Bartolomeo», «Col
Dovigo», «Firmino Miotti», «Gastaldia», «La Costa», «Maculan», «Scaroni», «Tenuta Bastia Saccardo»,
«Vignaioli Contrà Soarda», «Villa Angarano» di Bianchi Michiel, «Villa Magna» di Graziella Novello, «Vitacchio Cav. Guerrino».

Da secoli il breganzese è terra di vino e di viticoltori: al tempo della Repubblica di Venezia, i nomi erano quelli delle nobili famiglie Pagello, Bissari, Sesso, Chiericati, ai
quali nella seconda metà dell’Ottocento si affiancarono i Piovene, Diedo, Godi, Saccardi. Un pedigree di tutto rispetto per i vini della Pedemontana Vicentina, nati da un
connubio tra particolari condizioni pedoclimatiche, legate alla conformazione del territorio, con la passione e l’interesse di famiglie nobili vicentine e venete. L’aristocrazia
dell’entroterra veneto infatti, aveva anche in questi luoghi le proprie ville con annesse cantine, spesso di dimensioni notevoli.

Perizia e desiderio di innovazione portarono Breganze a costruire tra Otto e Novecento una piattaforma ampelografica capace di preservare le peculiarità del territorio,
affiancando a queste i più importanti vitigni francesi (internazionali): a fianco di uve autoctone come la Vespaiola e la Cruaja, quindi, arrivava il Tocai (ora Tai) e
successivamente il Cabernet e il Merlot. Nel 1968 l’attenzione alla qualità si è concretizzata ulteriormente nel momento in cui Breganze ha ottenuto il riconoscimento
della Denominazione di Origine Controllata, con un disciplinare di produzione che sin da subito ha posto l’attenzione sui vini rossi. Oggi, quarant’anni dopo Breganze attinge ancora
alla sua tradizione per rinnovarsi: con il nuovo disciplinare di produzione della DOC. Un disciplinare che ha saputo valorizzare le peculiarità dei vitigni autoctoni e al
contempo confermare la vocazione di questo territorio ai piedi dell’Altopiano di Asiago per i vitigni a bacca rossa: in particolare Cabernet e Merlot, con la possibilità sia di
produrli in purezza sia, ora, di fare quel «taglio» bordolese che ha contribuito a fare grandi nel mondo alcuni produttori locali.

Il primo breganzese a «scommettere» sul bordolese è stato il presidente della Strada del Torcolato e dei Vini DOC, Fausto Maculan. Un percorso iniziato negli anni
’80, che nel tempo è stata coronato da pieno successo: il Brentino e il blasonato Fratta di casa Maculan sono oggi prodotti di punta, produzioni enologiche di grande
qualità che negli anni hanno ottenuto grandi riconoscimenti. «Le motivazioni che mi hanno spinto a scommettere sul taglio bordolese sono legate alle caratteristiche
enologiche delle uve Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Carmenere. – spiega il presidente della Strada – a mio avviso il Cabernet Sauvignon è il migliore, ma è
una varietà abbastanza tardiva, necessita di estati calde e soleggiate per poter maturare e non sempre queste condizioni si verificano nelle nostre zone.

Cabernet Sauvignon, ma soprattutto Cabernet Franc e Carmenere, in caso di maturazione scarsa o anche solo difficile, presentano sentori verdi, erbacei e di peperone, non sempre graditi
dal mercato internazionale. Il Merlot invece è varietà più precoce: pur non essendo il più ricco e potente in bocca, questo vitigno matura sempre e non
presenta quegli aspetti verdi sopra citati». Col passare degli anni la qualità del Merlot a Breganze ha raggiunto livelli di rinomanza internazionale: «Negli anni
passati il Merlot veniva sempre considerato il cugino minore del Cabernet. Gli erano riservati i posti meno soleggiati e mal esposti, in quanto i versanti migliori erano riservati al
Cabernet Sauvignon.

Negli ultimi anni, invece, sulla spinta del mercato, anche il Merlot viene piantato nelle zone migliori, permettendogli di diventare quasi un fratello per il Cabernet». In
conclusione, se l’annata è ottima «vince» il Cabernet, ma in annate difficili, la palma va al Merlot. «Ma il miglior vino rosso – conclude quindi Maculan
– è sempre ottenuto con una sapiente mescolanza fra i due, che di anno in anno può variare come percentuale nei componenti». E’ per questo che in passato,
visto che il disciplinare non permetteva questa elasticità nelle mescolanze, si puntava sull’IGT Veneto.

 

Leggi Anche
Scrivi un commento