Sapori da mettere in gabbia

Sapori da mettere in gabbia

Vino, di vario colore ed invecchiamento. Ma anche dolci, gelati, caffè e formaggi.

In tutta Italia, carceri istituti di pena e case di rieducazione diventano laboratori e officine dell’alimentazione di qualità, dove i reclusi creano prodotti che compensano le dosi
limitate con passione, competenza e tanta ironia (specie nella scelta dei nomi).

Ad esempio, la Banda Biscotti, che si autodefinisce come composta da detenuti “Liberi di fare cose buone”, offre Lingue di gatta (“il sapore delicato che vi rapirà”), le polentine
(biscotti di mais che è “un crimine non assaggiarli”), le apucce (frollini con miele, “un delitto non inzupparli”). Il loro sito, www.bandabiscotti.it.

Sempre i dolci sono la materia della Cooperativa sociale L’Arcolaio (www.arcolaio.org), che offre percorsi di reinserimento ai detenuti della Casa
Circondariale di Siracusa. Loro vanto sono dolci a base di latte, pasta di mandorle ed altri ingredienti biologici certificati. La cura nella produzione è tale da meritare un posto nel
prontuario dell’associazione italiana celiachia.

I “Prigionieri del gusto” sono un gruppo di detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera (Milano), istruiti ed appoggiati da maestri gelatieri. Da loro arriva Aiscrim
(www.aiscrim.it): gelato (monoporzione, semifreddo e con fruttini) a base di latte fresco pastorizzato made in Italy e frutta fresca senza OGM.

Se i dolci sono buoni, i vini non scherzano. Vini come il Fuggiasco, che ironizza sulle sue caratteristiche: è un vino novello, che si degrada in fretta e va quindi consumato senza
perder tempo. A produrlo, i detenuti e gli ex-detenuti legati alla Cooperativa Lazzaria (www.lazzaria.it), legata alla casa Casa Circondariale di
Velletri.

La Cooperativa mette in tavola anche Jail, un Igt Lazio rosso affinato sei mesi in barrique di rovere francese. Il contenuto viene impreziosito dall’etichetta particolare: un foglio bianco a
sbarre, firmata in maniera autografa da un detenuto al momento dell’imbottigliamento.

L’Istituto S.Angelo dei Lombardi (provincia di Avellino) ha ideato il Greco “Fresco di Galera” un vino dal profumo deciso, gradevole e caratteristiche. Le sue vigne non vengono trattate
con fitosanitari o prodotti chimici di concimazione. Tutte le operazioni, poi, dalla diraspatura all’imbottigliamento, vengono fatte a mano. Anche qui, le etichette sono opere d’arte, ideate e
disegnate dai detenuti. Per ordini, cr.santangelodeilombardi@giustizia.it.

Il penitenziario di Opera è sede della microimpresa agricola “Al Cappone” (www.alcappone.it) da cui arrivano le uova di quaglia con lo
stesso nome. I lavoratori detenuti seguono anche corsi di approccio alle tecniche di allevamento avicolo, allevamenti alternativi e legislazione rurale.

Napoli e la città del caffè e la casa Circondariale Femminile di Pozzuoli è fedele alla tradizione. Le detenute, riunite nella Cooperativa Sociale Lazzarelle,
tostano macinano e confezionano il Caffè Lazzarelle. Gli interessati, possono visitare la loro pagina Facebook.

Infine, la Sardegna. La regione è la terra del Galeghiotto (www.galeghiotto.it), marchio di vari prodotti lattiero-caseari: pecorini,
freschi e stagionati, formaggi spalmabili. Il Galeghiotto arriva dagli sforzi della cooperativa che riunisce istituti Is Arenas – Mamone – Isili.

Matteo Clerici

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