Roma: festa su «Accendi la luce sulla scienza»

By Redazione

 

Un percorso accompagnato da parole rassicuranti e avvilenti, suoni e rumori, reso incerto da superfici di calpestio ora traballanti ora stabili. Il tutto per riprodurre simbolicamente
l’iter delle donne nel mondo della ricerca. Dalle difficoltà degli inizi ai successi che ripagano l’impegno di una vita, sfatando il pregiudizio di un lavoro poco
adatto alle donne. E’ l’avventura offerta dal «Tunnel Sensoriale: il Paradiso non può attendere», un itinerario di tipo esperienziale per
richiamare l’attenzione sulle discriminazioni e gli stereotipi relativi alle differenze di genere nel mondo della ricerca, e, allo stesso tempo, incoraggiare le donne ad
intraprendere la carriera scientifica, dando testimonianza dell’impegno profuso dalle ricercatrici in un lavoro a beneficio di tutti.

Il Tunnel, realizzato dal Ministero per le Pari Opportunità, è una delle tante attrazioni dell’evento «Accendi la luce sulla scienza», organizzato
dall’Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche, a Roma, il 26 settembre, dalle 17.00 alle 24.00 presso il
Planetario, piazza G. Agnelli, 10, (Ingresso gratuito).

L’iniziativa si inserisce nell’ambito della «Notte dei ricercatori», un appuntamento promosso dalla Unione Europea e che dal 2005 si ripete in tutta
Europa.

In contemporanea, il 26 settembre si apriranno le porte dei laboratori e i ricercatori saranno protagonisti di eventi in 44 città, per avvicinare il grande pubblico e
sensibilizzarlo alle tematiche della scienza.

Per la prima volta il Cnr sarà «nel vivo» di questa lunga notte, esponendo alla curiosità dei visitatori brevetti, tecnologie, risultati innovativi, frutto
dello studio, dell’ingegno e della creatività dei ricercatori. Si va dai i vasetti ecocompatibili, fatti con la buccia di pomodoro, ai robottini di lego interattivi, dal
guanto a forze magnetiche in grado di restituire virtualmente impressioni tattili ai non vedenti, a «Lucia», la faccia parlante, capace di esprimere le emozioni. La
carrellata delle «invenzioni» continua con la camicia «rinfrescante» dotata di microcapsule sensibili all’alterazione della temperatura
corporea, al naso artificiale, in grado di riconoscere i sapori doc nonché alcune malattie, quali la schizofrenia, il tumore al polmone, come sperimentato tra i pazienti di
alcune strutture ospedaliere romane.

Inoltre, con l’analisi sensoriale dei frutti si potrà scoprire perché la fragola sa di fragole e l’arancia è diversa dal limone.

Non mancano le performance artistiche ad opera degli stessi ricercatori per chiudere in bellezza il percorso di visita e per spezzare il luogo comune che vuole il ricercatore
«chiuso in una torre d’avorio».

Il «catalogo» è attraente e comprende un concerto al piano senza piano, un happy birthday rivisitato, cantato e suonato in omaggio alla nottata e una
pièce teatrale dedicata ad alcuni testi di Italo Calvino.

Infine, la volta celeste del Planetario sarà lo scenario per la proiezione di documentari che partono dal mare per arrivare alle stelle.

Apre la sezione il documentario Hierapolis, realizzato e presentato per la prima volta all’ampio pubblico da Folco Quilici. Il filmato illustra gli scavi archeologici di uno dei
siti più importanti della Turchia, dove sono in corso ricerche dirette dall’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr. La vita dei delfini, le esplorazioni di
un robot sottomarino nei mari polari, gli esperimenti sull’Everest, la vita dei pianeti: sono i temi illustrati negli altri filmati che porteranno i visitatori dai luoghi estremi
a quelli più familiari, in una straordinaria avventura che solo la scienza sa regalare.

Alla conferenza stampa parteciperanno: Luciano Maiani, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Isabella Rauti, Capo del Dipartimento per le Pari Opportunità, Presidenza
del Consiglio dei Ministri; Luigi Berlinguer, Presidente del Gruppo di Lavoro Interministeriale per lo Sviluppo della Cultura Scientifica e Tecnologica; Rossella Palomba, Ricercatrice
dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr e responsabile del progetto «LIGHT». Il moderatore della conferenza sarà Vincenzo
Vomero, Direttore del Planetario e dei Musei Scientifici di Roma.

Ad aprire l’evento il 26 settembre, alle ore 17.00, sarà Umberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma.

L’iniziativa è organizzata dal Cnr con il sostegno della Unione Europea e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e sotto l’Alto Patronato del Presidente della
Repubblica; ha inoltre il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Pubblica Istruzione, della Provincia e del Comune di Roma.

I giovani e l’Università: alcuni dati

Sempre più spesso ragazzi e ragazze proseguono gli studi dopo aver conseguito il diploma di scuola media superiore. Oggi, ogni 100 ragazzi diplomati, 72 si iscrivono
all’università e sono più spesso le ragazze che accedono alla formazione universitaria (il 78% delle diplomate), tanto che il 57% degli iscritti
all’università sono donne. Questo valore è molto elevato se si pensa che in Germania il 48% degli iscritti a una facoltà universitaria è costituito da
donne, che rappresentano il 55% in Francia e nel Regno Unito e il 54% in Finlandia (Commissione Europea, Eurydice, Eurostat, 2005).Tra le facoltà ad indirizzo scientifico e
tecnologico, ingegneria ha il maggior numero di immatricolazioni (10,5%) con il 19.9% di ragazze immatricolate, il valore minimo di presenza femminile. Le ragazze sono più brave
sia nella laurea breve e che nella specialistica.

Esempi emblematici sono i risultati ottenuti dalle laureate nei gruppi ingegneria e scientifico, dove le ragazze ottengono punteggi più alti (109,3 contro 107,8 dei maschi ad
ingegneria e 105 contro 104 nelle lauree scientifiche) e in tempi più brevi dei loro colleghi (rispettivamente in ingegneria si laureano a 24,9 anni contro i 25,3 dei maschi e in
lauree scientifiche a 29,6 anni contro i 33 dei maschi) (Almalaurea, 2007).Tra i laureati sono poi veramente pochi quelli che scelgono la carriera scientifica. Nell’Europa a 25 i
ricercatori sono il 4.7 per mille della forza lavoro,1.4 per mille donne e 3.3 per mille uomini. Alcuni paesi come l’Irlanda (8.2 per mille), l’Olanda (6.2 per mille), la
Germania (5.6 per mille) e il Regno Unito (5.3 per mille) hanno una percentuale di ricercatori superiore alla media EU ma altri tra cui l’Italia (3.5 per mille) sono molto al di
sotto.

Conoscere la scienza per apprezzarla

LIGHT, termine inglese, nel suo doppio significato di leggerezza e luce, si adatta bene al concetto di scienza. L’obiettivo dell’evento del Cnr è combattere
i pregiudizi che allontanano i giovani, e in particolare le donne, dalla ricerca scientifica
.

«Sono molto lieto che il Cnr abbia partecipato con il progetto «LIGHT» all’evento della Notte dei ricercatori, promosso dall’Unione Europea per
sensibilizzare i giovani all’importanza della scienza per il progresso di un Paese» dichiara Luciano Maiani, Presidente del Cnr, in occasione della presentazione della
manifestazione.

«Alcuni dati emersi da un’indagine del Cnr rivelano che i giovani sono interessati alla scienza, ma allo stesso tempo sono scoraggiati dall’intraprendere la
professione del ricercatore perché la considerano prestigiosa ma poco remunerativa. Precarietà lavorativa, mancanza di certezze contrattuali e di carriera: è una
realtà ben chiara agli studenti che devono fare scelte formative importanti per il loro futuro. Questo quadro del resto si collega alla scarsa attenzione del nostro Paese verso
la cultura scientifica, a partire dalla scuola, dove i laboratori non sono aggiornati, come rivela un dossier del Gruppo di lavoro per lo sviluppo della cultura scientifica presentato
al Cnr nell’aprile scorso».

«Per cambiare la percezione «negativa» della ricerca occorre partire dai più piccoli: studi recenti mostrano che le tendenze che poi porteranno alle scelte
professionali si formano in età scolare. Sono altrettanto importanti le manifestazioni, gli eventi divulgativi che hanno come obiettivo quello di avvicinare l’ampio
pubblico alla figura del ricercatore, perché non se ne abbia un’immagine astratta e anacronistica. Come Presidente del Cnr intendo favorire l’ingresso di «nuove
leve» nei nostri istituti e agevolare le donne in questa professione per esempio, istituendo borse di studio per le ricercatrici che vogliono tornare a lavorare dopo la
maternità, una prassi già adottata in Giappone, come ho avuto modo di apprendere in occasione del G8 della ricerca».

La necessità di incrementare i ricercatori in Italia, la cui carenza è ormai diventata un fenomeno preoccupante, è condivisa anche da Rossella Palomba, ricercatrice
dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr e responsabile del progetto «LIGHT», la quale evidenzia che «Nel nostro Paese i
ricercatori sono pochi: rispetto al totale delle forze lavoro rappresentano poco più di 3 su 1000, mentre nella Unione Europea (25 paesi) la media è di quasi 5 su 1000; i
maggiori paesi (Francia, Germania o Regno Unito) hanno valori superiori ai nostri e alla media europea. Questo dipende sicuramente dalla carenza di strutture e di finanziamenti ma anche
da un approccio troppo spesso pregiudizievole per le nuove leve. Da una recente indagine realizzata dal nostro istituto nelle scuole superiori è infatti emerso un quadro di
riferimento ancora imbevuto di stereotipi: i ragazzi pensano che il ricercatore sia un essere dotato di qualità eccezionali, dedito allo studio 24 ore su 24, pronto a sacrificare
famiglia, affetti, e hobby sull’altare della scienza. Nella realtà il ricercatore è una persona normale, uomo o donna, che va allo stadio , al cinema o gioca con i
propri figli, che va al supermercato, prende l’autobus e sogna le vacanze tutto l’anno».

«E poi, particolare importante: non è un genio, anzi, magari al liceo palesava preoccupanti lacune in matematica. Ecco perché l’evento si chiama Light, un
termine inglese che, nel suo doppio significato di leggerezza e luce, si adatta bene al concetto di scienza. Il nostro obiettivo prioritario è quindi quello di combattere i
pregiudizi che allontanano i giovani, e in particolare le donne, dalla ricerca scientifica: e quindi presentazioni, invenzioni, scoperte, spettacoli, filmati, concerti, ma soprattutto
occasioni di confronto diretto per consentire al pubblico di conoscere da vicino queste persone e, perché no, appassionarsi al loro lavoro».

Linguaggio accattivante, contenuti chiari e rigorosi dal punto di vista scientifico sono gli elementi indispensabili per avvicinare l’ampio pubblico ai temi scientifici, in una
città, come che non offre solo arte ma anche tanta scienza. E’ il punto di vista di Vincenzo Vomero, Direttore del Planetario e dei Musei Scientifici di Roma. «Questo
appuntamento», dichiara Vomero, «è molto importante per il Planetario e sono davvero orgoglioso di ricoprire il ruolo di «padrone di casa» in questa Notte
dei Ricercatori di Roma».

«Un’iniziativa che dimostra come la città, lentamente, sta cambiando: non solo archeologia ed arte ma anche crescita di sensibilità verso la scienza. Basta
pensare che ogni anno registriamo più di centomila visitatori, numeri che fanno riflettere e che dimostrano una sorta di fame di scienza. Il nostro sistema di comunicazione
scientifica ha portato una sorta di rivoluzione, proponiamo titoli accattivanti, linguaggi differenziati e comprensibili, impianti espositivi dove convivono armoniosamente rigore
scientifico e spettacolo. E la migliore risposta arriva dai giovani: entrano al Planetario curiosi ed escono ancora più curiosi, con la mente piena di domande da fare. Per noi un
successo, una soddisfazione ma, ancor di più, una spinta a correre in questa direzione».

Il PARADISO NON PUO’ ATTENDERE

Un tunnel sensoriale per rappresentare l’iter delle donne nel mondo della ricerca

Glass ceiling (letteralmente: «soffitto di vetro») è ben conosciuta come quella barriera invisibile ma impenetrabile verso i livelli più alti di
carriera, e si riferisce alle difficoltà delle donne di raggiungere i più alti vertici. Nel XXI secolo la parità tra i sessi non si può dire completamente
raggiunta: esiste ancora in molti settori un atteggiamento discriminante nei confronti della donna, ed uno di questi è quello della ricerca scientifica.

Le discriminazioni di cui le donne soffrono nel mondo della ricerca sono di vario genere – una di tipo «orizzontale», in quanto la presenza femminile si concentra
soprattutto in alcuni campi scientifici; l’altra di tipo «verticale», determinata dal fatto che le donne pur rappresentando più della metà del personale
scientifico all’interno delle istituzioni pubbliche di ricerca, sono in numero esiguo tra i dirigenti e quasi assenti ai vertici decisionali.

«La notte dei ricercatori», iniziativa dell’Unione Europea, ha la finalità di promuovere la ricerca scientifica. Il Dipartimento per le Pari
Opportunità ha accolto dunque con entusiasmo la proposta del CNR di realizzare un’azione comunicativa di carattere sperimentale volta ad incoraggiare le donne ad
intraprendere la professione di ricercatrice e aumentare la consapevolezza delle discriminazioni in atto nel mondo scientifico.

Il «Tunnel Sensoriale: il Paradiso non può attendere» è un percorso di tipo esperienziale per richiamare l’attenzione sulle discriminazioni e gli
stereotipi relativi alle differenze di genere nel mondo della ricerca, e, allo stesso tempo, incoraggiare le donne ad intraprendere la carriera scientifica, dando testimonianza
dell’impegno profuso dalle ricercatrici in un lavoro a beneficio di tutti.

I dati indicano un elevato livello di presenza femminile nei percorsi formativi a livello universitario e postuniversitario. Nonostante le ragazze si laureino più velocemente dei
colleghi maschi, incontrano maggiori difficoltà nelle progressioni di carriera. E la difficoltà di conciliare i tempi di vita con quelli professionali è uno dei
fattori alla base del divario. Difficoltà ancora maggiori s’incontrano nel campo della ricerca scientifica, che per luogo comune sembrerebbe essere d’esclusivo
appannaggio degli uomini. Infatti, gli uomini hanno maggiore probabilità di lavorare con un contratto a tempo indeterminato, mentre alle donne si propone più facilmente un
contratto a breve termine che nella maggior parte dei casi è fonte d’insoddisfazione, di stress e di insicurezza esistenziale.

La necessità di assicurare migliori opportunità alle donne nel mondo scientifico non viene considerato tra i criteri di valutazione e di misura dell’efficienza del sistema
ricerca, anche se la scarsa visibilità del personale femminile è già di per sé un indicatore di mancata valorizzazione di capitale umano. Si può
pensare di uscire dal campo degli stereotipi di genere e misurare la presenza femminile nel mondo scientifico, considerando le capacità professionali delle donne come una risorsa
economica da non sprecare ma da sostenere e sollecitare. La scarsa visibilità delle donne nei luoghi decisionali è un problema poco discusso e su cui non è posta la
dovuta attenzione. La questione, spesso, è affrontata con sufficienza ed è considerata un problema di donne.

Per questo motivo, il Dipartimento sostiene fortemente il CNR auspicando futuri interventi ed iniziative volte ad elaborare un’ottica di genere nel processo di ristrutturazione delle
attività di ricerca, che diventi centrale come metodo e finalità. Prendere atto degli ostacoli che le donne incontrano nelle carriere scientifiche è un primo
importante passo per realizzare pienamente pari opportunità tra uomini e donne nella scienza e, in un certo senso, nuove forme di democrazia partecipata e paritaria.

 

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