Roberto Gasparini, Presidente Consorzio di Tutela ASIAGO DOP: con eBay il protocollo di tutela delle DOP

Roberto Gasparini, Presidente Consorzio di Tutela ASIAGO DOP: con eBay il protocollo di tutela delle DOP

Presidente Consorzio Tutela Formaggio Asiago - Roberto GaspariniBASSAVigilanza e tutela al centro dell’azione internazionale del Consorzio Tutela Formaggio Asiago.
Intervista a Roberto Gasparini, Presidente Consorzio di Tutela.

Presidente Roberto Gasparini, il Consorzio di Tutela Formaggio Asiago è stato recentemente protagonista di una segnalazione ad Ebay a tutela del marchio ASIAGO DOP. Ci vuole spiegare i dettagli dell’operazione?

Tutto parte dal protocollo d’intesa per la tutela e la valorizzazione delle produzioni agroalimentari DOP e IGP che, nel maggio scorso, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione agroalimentari (ICQRF) del Mipaaf, la piattaforma online eBay e l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche (AICIG) alla quale anche il Consorzio di Tutela Formaggio Asiago aderisce, hanno siglato. Il protocollo assegna un ruolo centrale al Programma di verifica dei diritti di proprietà (Verified Rights Owner – VeRO), un sistema che consente ai titolari di diritti di proprietà intellettuale (come copyright, marchi registrati o brevetti) di segnalare eventuali violazioni. Una volta che, sul marketplace più importante al mondo, abbiamo individuato un’inserzione di un produttore americano di falso ASIAGO DOP disponibile all’invio in Europa, abbiamo attivato la procedura di segnalazione al Dipartimento ICQRF e questo ha inviato ad eBay la “notifica di violazione di diritti di proprietà intellettuale in relazione alle produzioni DOP e IGP”. Conseguentemente, eBay ha rimosso l’annuncio. Un’operazione che, dal momento dell’avvio della procedura, è stata completata in poche ore.
Un precedente importante, dunque, di come si possa tutelare efficacemente i prodotti Made in Italy anche sul web.

Certamente. Questo risultato dimostra, prima di tutto che, oramai, la vigilanza non conosce confini e che, di fatto, con la crescita dell’e-commerce agroalimentare, è lì che si giocherà molto del futuro della tutela. Inoltre, l’azione con eBay apre la strada a nuovi accordi con altri operatori; pensiamo ad Amazon e Alibaba e, questo, sarà a tutto vantaggio di consumatori e operatori del settore.
Questa esperienza conclusa positivamente ci riporta ad un tema molto dibattuto, l’italian sounding. Che cosa fa il Consorzio per affrontare questo fenomeno?

Uno dei compiti del Consorzio di Tutela è proprio quello di contrastare, con ogni mezzo a sua disposizione, questo fenomeno che, si stima, costi all’Italia circa 60 miliardi all’anno. Gli interventi vengono realizzati sia in Italia che all’estero, con modalità diverse a seconda dell’area geografica di riferimento. Il Consorzio dispone di un efficace sistema di monitoraggio di possibili usurpazioni del marchio e della denominazione; nel caso di eventuali alert, la nostra reazione è immediata. Tuttavia va distinta la situazione all’interno dell’Unione Europea da quella esterna. Nell’Ue le indicazioni geografiche sono protette dalla normativa e da una serie di meccanismi di sorveglianza a livello normativo e doganale. A livello extracomunitario, il livello di protezione è legato principalmente a due fattori: il fatto di essere riusciti a registrare il marchio e l’esistenza di eventuali accordi bilaterali con l’Unione Europea. In generale, riteniamo che sia fondamentale divulgare anche in altri continenti una cultura delle indicazioni geografiche comunitarie. Più paesi ne capiranno i presupposti e vorranno applicarla alle proprie produzioni di eccellenza, e maggiore sarà la probabilità di mutuo riconoscimento delle rispettive denominazioni. Non a caso il nostro Consorzio è socio di Origin, l’organizzazione internazionale che ha sede a Ginevra e che svolge un ruolo attivo per promuovere nel mondo la conoscenza delle indicazioni geografiche.

Partiamo dall’Italia.

In Italia, la lotta alla contraffazione passa da un’azione di vigilanza sui punti vendita che il Consorzio di Tutela svolge con un piano annuale concordato con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Questi controlli vengono realizzati, prevalentemente presso attività commerciali (grande distribuzione organizzata, dettaglio tradizionale, ambulanti, etc.) dagli agenti vigilatori del Consorzio. Qui, le verifiche si concentrano sulle modalità di commercializzazione dell’Asiago DOP e sulla prevenzione di possibili frodi che possano ingannare il consumatore mettendo in vendita prodotti similari che evocano il prodotto originario.

Qual è la tendenza in atto, nel nostro Paese?

Diciamo subito che è positiva. Negli anni, il consumatore si è fatto sempre più consapevole, riconosce che dietro ai prodotti DOP si cela un valore aggiunto superiore alla media dei prodotti, dato da un legame (fin dalla materia prima) con il territorio d’origine e certificato da migliaia di controlli. Il consumatore ha quindi affinato gli strumenti per fare le proprie scelte, quando si avvicina a un prodotto Dop. Inoltre, anni di attività formativa e informativa svolta dai Consorzi di tutela, hanno consentito di creare una sensibilità maggiore anche tra gli operatori.
Com’è la situazione all’estero?

Partiamo da un dato di fatto. I prodotti a denominazione di origine protetta rappresentano il più elevato riconoscimento comunitario proprio in termini di sicurezza e tracciabilità, in virtù anche dei rigorosi disciplinari e dei controlli effettuati sulla produzione. Per questo, la UE mette in campo una serie di misure che valgono in tutti i paesi membri, ad esempio la vigilanza doganale che, con il progetto FALSTAFF e la banca dati AIDA, permette di bloccare in ingresso prodotti non autentici.
Nel mercato UE, Il Consorzio esercita la vigilanza a partire dal regolamento comunitario n.1151/2012  sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, che ha introdotto il sistema di tutela ex officio. In questo caso, quando i nostri vigilatori ma, anche aziende consorziate o semplici cittadini, ci segnalano la presenza di un prodotto che evochi ASIAGO DOP senza esserlo, attiviamo la rete di sorveglianza europea che impegna ogni membro della UE a monitorare e a far rispettare, nei propri territori, le denominazioni protette di ogni Paese. Così è stato, ad esempio, nella recente Fiera dell’Alimentazione Internazionale SIAL di Parigi dove, nei cinque giorni di manifestazione, grazie al pronto ed efficace intervento dell’ICQRF, ovvero del nostro Ministero dell’Agricoltura, sono stati segnalati alle autorità francesi e da queste sequestrati due casi di asiago contraffatto, uno americano e l’altro lettone, fatto quest’ultimo ancor più grave perché realizzato da un produttore UE.
Il mercato dell’Asiago DOP, in questi ultimi anni, ha avuto un buon incremento all’estero. Ai consolidati mercati come la Svizzera e la Germania si aggiungono Cina, Brasile e i Paesi Arabi. Come riuscite a garantire la tutela anche in paesi così lontani?

Questa è una sfida che, ne siamo consapevoli, dobbiamo raccogliere. In questi paesi “emergenti”, l’interesse crescente per il prodotto può anche comportare un aumento dei possibili tentativi di contraffazione. Per questo, da tempo, il Consorzio è impegnato in un’importante campagna di deposito internazionale del marchio e in un serrato presidio legale che ha, spesso, stroncato sul nascere ogni tipo di tentativo.

Non possiamo dimenticare che, oggi, sono in corso i negoziati tra la UE e il Canada e gli Stati Uniti D’America.

E’ vero, con il Canada, l’accordo di massima CETA è in fase di ratifica da parte degli stati membri, mentre, con gli USA il dialogo è aperto e serrato. Insieme ad altri Consorzi di Tutela siamo vigilando affinchè siano pienamente garanti i diritti del consumatore ad avere un’infomazione chiara e trasparente sull’origine e la qualità del prodotto che trova nello scaffale oltre che una chiara riconoscibilità e tutela per i prodotti DOP. Per quanto riguarda l’accordo con il Canada ci riteniamo però del tutto insoddisfatti del risultato raggiunto, che non consentirà una tutela efficace della denominazione Asiago, consentendo purtroppo con ampi margini l’utilizzo della stessa da parte di produttori locali. Evidentemente questo è il prezzo da pagare per un prodotto che, nel mondo, piace sempre più, e che quindi è sempre più oggetto di tentativi di imitazione; peraltro improbabili, perché la qualità specifica di un prodotto DOP è legata indissolubilmente al suo territorio di origine, che per definizione non è delocalizzabile.

 

Redazione Newsfood.com

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