Riserva Aurea Italiana: destiniamo almeno il 30% per far ripartire l’economia
17 Agosto 2012
Milano, 17 agosto 2012
Mentre il nostro “Governatore” Monti si accanisce contro gli evasori (giustamente ma forse sarebbe meglio risolvere il problema alla radice – leggi:
diminuire gli sprechi della macchina infernale della politica e migliorare il sistema fiscale-, c’è chi cerca soluzioni più concrete e fattibili a breve.
L’Italia è (era) un popolo di risparmiatori. Da quanto dice la Banca d’Italia, l’Erario dello Stato ha accantonato oltre 100 miliardi di euro in lingotti
d’oro (qualche maldicente dice però che sia un valore effimero in quanto “già ipotecato” – nella foto di Newsfood.com sono stati messi volutamente dei lingotti “fantasma”
…incolori).
Il risparmio permette di accantonare nei momenti di prosperità per avere una riserva a disposizione nei momenti di bisogno. La storia della formica
è emblematica. Dopo aver lavorato instancabilmente tutto l’anno, d’inverno se ne sta al caldo in attesa della primavera. La morale di questa storia dice anche che la cicala, dopo aver
fatto la bella vita, si ritrova a passare un brutto inverno: sarà, ma col primo sole lei riprenderà ad oziare e la formica a lavorare! Chissà chi avrà
ragione!
L’Italia è indubbio che si trovi in un momento di grande crisi.
Molte sono le famiglie che stanno svendendo ciò che hanno accantonato, anche gli ori della Prima Comunione del proprio figlio! …ma siamo alla frutta,
molti non ce la fanno più!
Provate a contare quante sono nella vostra città le “agenzie di acquisto ORO in contanti”.
Crediamo pertanto che l’idea dell’economista Alberto Quadrio Curzio non sia certo strampalata.
Si tratta di smobilizzare una parte delle riserve, monetizzarle, e metterle a disposizione delle imprese che necessitano di “ossigeno” per non dover soccombere
allo strapotere delle banche. Forse, in realtà non è un loro strapotere ma la necessità di uscire dai loro stessi indebitamenti.
Proprio per questo, è necessario che l’eventuale iniezione di nuova linfa finanziaria venga messa a disposizione esclusivamente delle imprese -tramite le
banche- per fare ripartire l’economia ma con il divieto di utilizzo per scopi diversi.
La crisi del ’29, negli USA, fu superata con l’immissione di denaro fresco ma con il divieto alle banche di utilizzarlo per giochi di borsa: il denaro doveva
essere utilizzato solo ed unicamente per le aziende, per produrre reddito e creare posti di lavoro.
Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com+WebTV
Ecco l’idea del Prof. Alberto Quadrio Burzio e alcune note dell’Avv. Achille Colombo Clerici
Inizio messaggio inoltrato:
Data: 17 agosto 2012 11.37.50 GMT+02.00
Oggetto: Riserva Aurea Italiana – Banca d’Italia: plusvalenze 2011 di 13 miliardi per la rivalutazione dell’oro – Intervento di Achille Colombo Clerici -Centro Studi Cittadino Fisco
CENTRO STUDI CITTADINO FISCO Milano – Achille Colombo Clerici
L’oro della Banca d’Italia.
Plusvalenze di quasi 13 miliardi di euro nel 2011 per la rivalutazione dell’oro ( quasi due terzi dell’intero gettito previsto quest’anno per l’Imu ).
Si puo’ parlarne o gli italiani devono sentir parlare solo di imposta patrimoniale?
Nel corso di una relazione tenuta alla cerimonia annuale dei Cavalieri del Lavoro della Lombardia, il prof. Alberto Quadrio Curzio ha avanzato l’idea che si utilizzi, per innescare la ripresa
economica, la riserva aurea italiana al fine di garantire l’emissione di titoli destinati a finanziare anche l’investimento in infrastrutture.
La consistenza di tale riserva e’ assai rilevante ed ammonta ad un totale di 80 milioni di once, per un valore complessivo di quasi 100 miliardi di euro.
Se solo se ne vincolasse allo scopo un 30 % ,si avrebbe una disponibilita’ di ben 30 miliardi.
Sul tappeto del dibattito c’e’ anche una proposta di istituire un Fondo finanziario europeo, con capitale costituito da riserve auree degli Stati membri, finalizzato ad abbattere il debito
pubblico e rilevare 2,3 trilioni di titoli di Stato Uem.
Qualche banchiere, abbastanza addentro alle segrete cose, mi ha subito escluso che cio’ si possa fare, nonostante l’emergenza della grave crisi economica e la ragionevolezza
dell’iniziativa.
L’oro non appartiene allo Stato italiano, bensi’ alla Banca d’Italia che e’ una societa’ per azioni, posseduta da alcune banche italiane; anche se poi esercita una funzione di interesse e
rilevanza pubblica, vigilando sulle banche .
Non solo, ma una manovra di tal genere richiederebbe l’autorizzazione della BCE che difficilmente la concederebbe.
Ora, mi chiedo.
Come ed attraverso quali operazioni e passaggi giuridici, si e’ costituita la riserva aurea in capo alla Banca d’Italia (che nasce come ente di diritto pubblico alla fine dell’Ottocento) ?
La riserva e’ stata all’origine presumibilmente conferita a Bankitalia dai vari istituti di emissione fondatori ( e l’oro degli Stati preunitari ? ), per permetterle di coprire, attraverso la
garanzia dell’oro, l’emissione della moneta, della cui funzione pubblica era titolare sin dalla sua fondazione ?
Ma c’e’ un’altra questione.
Come tale riserva finisce nel sistema bancario, in modo tale per cui oggi la sua disponibilita’ e’ assoggettata al sindacato della BCE ?
La questione non e’ chiara.
Tanto da far dire all’ex ministro Tremonti, in termini evidentemente politici o polemici, che l’oro e’ del popolo italiano ( opinione espressa anche da Tommaso Padoa Schioppa, al tempo in cui era
Ministro dell’Economia ); mentre dal punto di vista giuridico non lo e’ , perche’ l’oro non appartiene giuridicamente dello Stato Italiano.
Ho cercato informazioni in proposito, ma ho riscontrato che anche presso alcuni dei piu’ autorevoli esponenti del mondo bancario di mia conoscenza, regnano molta confusione di idee e
disinformazione.
Fa specie, poi, che due parlamentari abbiano presentato, nel gennaio di quest’anno, un’ interrogazione alla Camera, per sapere addirittura che fine abbia fatto quest’oro e dove sia fisicamente
custodito: e legittimamente lo chiedono in quanto esso sarebbe iscritto nel bilancio di Banchitalia, parzialmente con la dizione “crediti in oro”, per 95,92 miliardi ( con una plusvalenza di
quasi 13 miliardi nell’ultimo anno ).
Crediti verso chi?
Insomma, gli italiani possono sapere qualcosa di certo e di esaustivo su questa questione o la storia dell’oro “dello Stato italiano” e’ un segreto, appunto di stato?
Almeno si sappia chi lo custodisce, non tanto l’oro, quanto questo segreto.»
Per ulteriori comunicazioni:
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dott. Benito Sicchiero
Redazione Newsfood.com





