Rinunzie e transazioni: ricorso tempestivamente notificato con produzione di sentenza corretta

Con sentenza del 12 maggio 2008, n. 11659, la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha deciso in merito ad una controversia con la quale veniva richiesto di stabilire se i diritti oggetto di
disposizione da parte del lavoratore derivino da disposizioni inderogabili della legge o di CCNL.
In materia di invalidità delle rinunzie e delle transazioni, la Cassazione ha chiarito che la qualificazione di indisponibilità (o meglio di limitata disponibilità) dei
diritti del lavoratore, che derivano da disposizioni inderogabili della legge e dei CCNL, non dipende dalla loro natura retributiva o risarcitoria, né riguarda solo le situazioni
soggettive derivanti dalla lesione di diritti fondamentali della persona, poiché è correlata alla fonte che regola tali situazioni soggettive.
Per la Cassazione, quindi, il carattere della disponibilità ai fini di un accordo in sede lavorativa non dipende dalla natura del diritto, ma è la fonte che disciplina tale
carattere.
Per tali ragioni, la Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente ed accolto le ragioni della società per la quale questo era inammissibile, improcedibile o improponibile.
A tale riguardo, la Cassazione ha chiarito che, in caso di ricorso tempestivamente notificato con allegazione della sentenza non corretta, la produzione da parte dell’intimato della sentenza
corretta non rende improcedibile il ricorso, ma nel caso in questione il dipendente non aveva riportato (e neppure sommariamente indicato) nel ricorso il contenuto delle disposizioni pattizie
richiamate e, pertanto, il ricorso era inammissibile ed il ricorrente doveva essere condannato al pagamento delle spese.

Fatto e diritto
Un dipendente aveva sottoscritto un patto di incentivazione all’esodo che prevedeva la corresponsione di una somma oltre il Tfr; ma, dopo aver rilevato l’erronea determinazione della base di
calcolo spettante, chiamava in giudizio la società datrice di lavoro chiedendone la condanna al pagamento delle differenze dovute. Nella specie, la domanda del lavoratore era diretta al
ricalcolo del Tfr per violazione di disposizioni di legge e contrattuali, nonchè di un accordo collettivo aziendale e successivi atti di recepimento da parte delle società del
gruppo.
Il giudice rigettava la domanda e la Corte di Appello confermava il rigetto.

La decisione della Corte d’Appello
La Corte d’Appello aveva fatto rilevare che, con l’accordo sottoscritto, il lavoratore aveva espressamente accettato la risoluzione del rapporto rinunciando a pretese economiche ben definite,
affermando che tale pattuizione non era annullabile ai sensi dell’art. 2113 cod. civ., in quanto tale norma riguarda accordi dispositivi relativi a pretese patrimoniali derivanti dalla lesione
di diritti fondamentali della persona.
Nella specie, l’accordo aveva per oggetto diritti disponibili, riguardando differenze relative alla inclusione dell’indennità di turno nella base di calcolo delle mensilità utili
ai fini del Tfr e delle mensilità di incentivazione all’esodo, nonché il diritto al completamento della liquidazione.
Il dipendente, allora, è ricorso in Cassazione.

Le ragioni della società
Per la società, il ricorso in Cassazione era inammissibile, improcedibile o improponibile e la sentenza impugnata risultava nulla per il contrasto tra la motivazione della decisione e il
dispositivo che indicava, invece, soggetti diversi, La controparte, dunque, avrebbe dovuto “chiedere preventivamente correzione della sentenza e solo successivamente proporre gravame”.

La decisione della Corte di Cassazione
Per la Cassazione, l’art. 379, ultimo comma, cod. proc. civ. consente agli avvocati delle parti di presentare in udienza esclusivamente brevi osservazioni scritte sulle conclusioni del pubblico
ministero; non è peraltro ammissibile la presentazione in udienza di documenti contenenti, come nel caso di specie, non già osservazioni contro il pubblico ministero, bensì
argomenti rivolti alla controparte, con il contenuto di una vera e propria memoria, non tempestivamente depositata ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ..
Nel caso in questione, per la Cassazione, il dipendente aveva depositato prima dell’udienza di discussione copia conforme all’originale della sentenza impugnata, che recava in calce
l’annotazione di eseguita correzione del dispositivo in virtù di provvedimento con data successiva alla proposizione del ricorso in Cassazione.
Per la Cassazione, in caso di ricorso tempestivamente notificato con allegazione della sentenza non corretta, la produzione da parte dell’intimato della sentenza corretta non rende
improcedibile il ricorso.
Ma, nel merito della questione, la Cassazione ha chiarito che la parte ricorrente (il dipendente) era tenuta – in forza del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione – a riportare
il contenuto della normativa collettiva invocata a sostegno delle pretese azionate, stante il divieto per il giudice di legittimità di ricercare negli atti gli elementi fattuali utili
per la decisione della controversia.
Le pretese fatte valere attengono all’inclusione nella base di calcolo del trattamento di fine rapporto e delle mensilità di incentivazione all’esodo, all’ indennità di turno (in
relazione ad un accordo aziendale) e alla differenza tra l’80% della retribuzione netta e l’integrazione salariale netta, relativa al periodo di sospensione del rapporto, secondo la previsione
di un accordo aziendale.
Per la Cassazione, il dipendente non ha peraltro riportato nel ricorso, e neppure sommariamente indicato, il contenuto delle disposizioni pattizie richiamate e pertanto tale ricorso deve essere
dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese .

Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 11659 del 12 maggio
2008

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