Ricerca e OGM: lettera di ANBI a Renzi e al ministro Martina

Ricerca e OGM: lettera di ANBI a Renzi e al ministro Martina

Newsfood ha intervistato il Presidente ANBI, Daniele Colombo.

Roma, 07 agosto 2015
L’Associazione Nazionale Biotecnologi (ANBI – http://www.biotecnologi.org), che rappresenta oltre 1.500 professionisti del settore, ha inviato a Presidente del Consiglio e al Ministro all’agricoltura una lettera aperta (https://www.prometeusmagazine.org/wordpress/2015/08/05/anbi-scrive-renzi-e-martina-su-ogm/) in cui ha sollecitato un cambio di passo nel dibattito sugli OGM.

20150724_094530-2Dr. Colombo, da dove nasce l’esigenza di questa lettera?
La lettera nasce alcune settimane fa, con lo scambio di battute a mezzo stampa tra il Ministro Maurizio Martina e la Senatrice Professoressa Elena Cattaneo sul tema della ricerca pubblica sugli OGM. Questo tema vede ANBI in prima linea da 15 anni con l’obiettivo di giungere ad un dibattito che sappia partire dalla scienza, su questo e su molti altri temi chiave per il Paese quali l’uso delle cellule staminali o il ruolo delle vaccinazioni. Purtroppo, soprattutto negli ultimi anni, i margini di manovra si sono sempre più ristretti fino quasi a chiudersi completamente, escludendo di fatto dal dibattito su questo tema delicatissimo per lo sviluppo del paese il mondo scientifico. L’intervento di Elena Cattaneo, ha riaperto uno spiragli e come ANBI abbiamo creduto utile, essendo competenti in materia, allargare il dialogo.

Come stanno le biotecnologie italiane?
Non particolarmente bene. Più di quindicimila persone, a partire dal 1994, hanno intrapreso nel nostro paese una carriera nelle biotecnologie scegliendo di diventare dei professionisti dell’innovazione medico-farmaceutica, agro-alimentare, veterinaria e industriale. Lo hanno fatto seguendo la propria passione per la scienza e la voglia di dare il proprio contributo per rispondere alle sfide che ci attendono. Eppure i messaggi lanciati dai diversi Governi e Parlamenti che si sono succeduti in questi anni, senza distinzione di colore, hanno fatto intendere chiaramente lo scarso interesse, se non una vera e propria ostilità, verso l’innovazione e verso coloro che si adoperano per promuoverla in campo. Fino a 15 anni fa, i nostri ricercatori potevano lavorare, sperimentare e proporre nuove soluzioni per la nostra agricoltura, e l’Italia aveva saputo raggiungere un’eccellenza riconosciutale globalmente in questo settore. Oggi un buon progetto, nato tra le mura delle nostre Università o dei nostri Centri di Ricerca, sa già, a prescindere, che non potrà mai uscire da un laboratorio se prevede l’uso di OGM.

A5-ANBI2010-170310Ma c’è da aver paura degli OGM?
Vorrei subito sottolineare che questa sigla avrà anche un valore giuridico ma però non ha nessun significato scientifico. Non esiste nulla in natura che non sia geneticamente modificato, inclusi lei e me. Ora abbiamo pure scoperto che tutte le patate dolci coltivate nel mondo da migliaia di anni presentano modifiche genetiche del tutto analoghe e quelle dei cosiddetti OGM. Va poi detto che dalle oltre 15.000 pubblicazioni scientifiche sul tema, ma anche dai dati raccolti in oltre 15 anni di utilizzo, non è emerso nessun dato significativo che faccia presagire particolari rischi per la salute o per l’ambiente, come già ampiamente sottolineato dalle Società Scientifiche italiane, inclusa la nostra, attraverso due Consensus Document pubblicati già nel 2004 e nel 2006 e che da allora non hanno trovato smentite, ma semmai conferme.

A dire no agli OGM l’Italia cosa perde?
Innanzitutto perde cervelli. E la possibilità che questi cervelli lavorino per risolvere i problemi della nostra agricoltura. Basti pensare a tutte le innovazioni su cui i nostri ricercatori stavano lavorando già 15 anni orsono, e ideate per salvare i nostri prodotti tipici, quelli grazie ai quali il Made in Italy e la tradizione culinaria italiana può davvero essere tale, come il pomodoro San Marzano o il riso Carnaroli. Questi progetti sono stati raccontati efficacemente in un volume scritto in quegli anni dal professor Sala dell’Università di Milano, che ora ci ha lasciato, ma tutto questo sforzo a poco è servito, se non a consegnarci memoria di questa capacità di innovazione che il nostro Paese aveva e che ha rifiutato, preferendo affidandarsi all’agrochimica o in alcuni casi a rinunciare ad alcuni prodotti. Questo solo perché si è deliberatamente scelto di forzare il dibattito estromettendo la scienza.

Quando dice che il dibattito è stato forzato a cosa fa riferimento?
A molti episodi, il più eclatante dei quali si è consumato nel 2012 con la distruzione forzata degli ultimi campi sperimentali pubblici italiani. Distrutti senza alcuna ragione tecnica, rischio reale o riflessione sulla loro utilità. Quelle sperimentazioni pubbliche, pagate dai cittadini italiani, potevano aiutarci a capire se ha davvero senso dire no all’uso degli OGM. Ulivi, ciliegi, kiwi, furono distrutti, dopo 14 anni di coesistenza pacifica, per un cavillo. Eppure bastava scrivere su di un foglio due righe per salvarli. Furono a gran voce chieste. Anche da noi. Non ci furono nemmeno rifiutate, adducendo una motivazione. Semplicemente non arrivarono. In nome di un’Italia OGM-free che non esiste.

In che senso non esiste un’Italia OGM-free?
L’Italia avrà anche deciso di mortificare i propri ricercatori e le proprie Università impedendo loro di fare ricerca sugli OGM, ma nonostante i proclami non ha rinunciato agli OGM. In questo, dice bene la Professoressa Cattaneo quando ricorda che l’Italia importa ed usa tonnellate di OGM, 4 milioni solo per la soia, per alimentare gli animali da cui si ricavano i nostri prodotti di punta apprezzati in tutto il mondo.
Trovo che sia anacronistico: usiamo ogni giorno nei nostri allevamenti tonnellate di OGM, ma neghiamo ai nostri ricercatori, che abbiamo formato e continuiamo a formare, l’esercizio della propria professionalità all’interno di ricerche che ci possano permettere di costruire una via italiana allo sviluppo agricolo.

Schermata 2015-08-07 alle 20.32.42Ma sono davvero così importanti gli OGM per l’Italia?
Gli OGM in sé no, se escludiamo il fatto che oggi non protremmo comunque farne a meno altrimenti la nostra zootecnia collasserebbe. Sono però d’accordo con il Ministro Martina quando sottolinea come “la discussione sugli OGM […] non rappresenta né l’unica né la più rilevante attività nel mondo della ricerca in agricoltura”, ma credo che gli OGM abbiano comunque un ruolo centrale sul piano culturale. Come Biotecnologi, ci piacerebbe parlare di ricerca e sviluppo, non ci appassiona minimamente il dibattito pro vs contro, eppure questo finto dibattito ha fagocitato tutto. Vorremmo si potesse lavorare per la competitività del nostro paese valorizzando al meglio le competenze di tanti ricercatori e professionisti che vorrebbero mettersi al servizio del Paese invece di fuggire all’estero, ma a quanto pare finché non supereremo lo scoglio OGM, questo sarà difficile poterlo fare.

Cosa chiedete dunque alla politica?
Un cambio di passo. Abbiamo un disperato bisogno di politica per rilanciare questo paese, ma di una politica che sappia mettere al centro delle sue decisioni la scienza e non che la pieghi a posteriori ai suoi desiderata. Solo così si potrà avere un dialogo vero e non ideologico sugli OGM, ma anche sui mille altri temi su cui oggi siamo ancora fermi al palo. Solo così facendo potremo costruire un futuro sostenibile che non siano gli altri a dettarci, ma che nasca partendo dal lavoro delle nostre menti migliori.

 

Contatti: Redazione Newsfood.com

 

Chi è Daniele Colombo

Posted by onJul24,

Daniele Colombo è Laureato in Biotecnologie Industriali ed ha conseguito un Dottorato in Biotecnologie ed un Master PharmaTrain in Medicines Development. Collabora con ANBI dal 2008 ed è tra i fondatori della Sezione Regionale Lombardia, di cui ne è stato Responsabile fino al 2013, anno in cui è stato eletto Vicepresidente Nazionale.

Da Aprile 2015 è Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani.

Nella vita si occupa di Open Innovation nel settore farmaceutico, e fa parte di uno strano gruppo di cacciatori: quello dei drug hunters, come loro stessi amano definirsi.

Su Prometeus 3.0 gestisce la rubrica “In Presidenza” in cui parla di politiche associative, ma scrive anche di Scienza & Società e Red Biotechnology.

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Commento ( 1 )
  1. Natale Raco
    8 Agosto 2015 at 5:21 pm

    Tutte le volte che vedo la scritta “OGM Free” penso all’altra scritta “Comune denuclearizzato”. Chi le ha pensate e scritte si copre di ridicolo: questi amministratori presuntuosi hanno mai sentito parlare di medicina nucleare? Veramente ritengono che nel loro comune non ci siano neanche i raggi X?
    La presunzione frutto di ignoranza porta con sè danni enormi al nostro Paese. La buona politica si è eclissata, si accarezzano tutte le posizioni manichee.

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