Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza

La Relazione sulle attività e la Politica delle Informazioni della Sicurezza nazionale, curata dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), è un documento di
analisi avente cadenza annuale.

La riforma del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica Italiana, introdotta dalla Legge 124 del 3 agosto 2007 ed entrata in vigore il 12 ottobre 2007, ha infatti modificato la
cadenza delle relazioni inviate al Parlamento, prevedendo che annualmente, e non più ogni sei mesi, il Governo riferisca sulla politica dell’informazione per la sicurezza e sui risultati
ottenuti.

La Relazione 2007 – presentata nel corso di una conferenza stampa lo scorso 29 febbraio – esprime i primi lineamenti innovativi di un maggior coordinamento ed una più efficace
unitarietà del Sistema dopo la riforma operata con la legge 124/2007.

Le minacce e i rischi sui quali si è concentrata maggiormente l’attenzione dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) e dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI),
sono:
– minacce di prima grandezza, cioè potenzialmente letali a breve termine – in Patria ed all’estero – per un numero consistente di cittadini italiani (attacchi portati al personale delle
missioni militari all’estero od ai civili operanti in aree di crisi; azioni del terrorismo jihadista; iniziative del crimine organizzato nazionale e transnazionale);
– rischi potenzialmente letali riconducibili a settori eversivo-terroristici, nonché a quelle manifestazioni violente spesso gestibili attraverso il controllo dell’ordine pubblico
(azioni di gruppi radicali interni e di tifoserie calcistiche organizzate e violente);
– minacce di più lungo termine e di esito potenzialmente disastroso attribuibili tanto a Stati sovrani quanto a gruppi terroristici organizzati (azioni connesse al problema della
proliferazione di armi di distruzione di massa);
– rischi riferiti a beni, conoscenze e risorse dello Stato o della collettività (ingerenza economica, spionaggio, attacchi al patrimonio informativo).

Sono circa 50 i paesi ritenuti importanti per la sicurezza nazionale. Dall’attività di monitoraggio sono emersi i seguenti, principali trend:
? l’Europa deve affrontare direttamente la spinosa questione della sistemazione finale del Kosovo. Ciò, per i possibili riflessi sia sul quadrante regionale, sia in direzione dei nostri
assetti ivi presenti, sia ancora per il complesso delle minacce che da quell’area possono incidere sulla nostra sicurezza;
? il Medio Oriente con il Libano, ove persiste un delicato impasse istituzionale sulla elezione presidenziale e le cui dinamiche continuano ad essere caratterizzate da fattori endogeni ed
esogeni. Nei Territori Palestinesi, alla ripresa dei negoziati di pace con Israele (Conferenza di Annapolis), non è corrisposto il superamento della polarizzazione fra le principali
formazioni politiche, tra i fattori all’origine della crisi umanitaria a Gaza;
? l’Asia, su cui permangono le criticità sul piano della sicurezza in Afghanistan e di livello politico-istituzionale in Pakistan, viene strategicamente rimodellata dalle potenze
emergenti (Cina, India) e gli equilibri regionali vanno inquadrati in un’ottica più ampia rispetto al dualismo Cina-Stati Uniti;
? l’Africa continua a mostrare segnali di diffusa conflittualità che interessa una vasta zona del Continente e che coinvolge Paesi subsahariani dal Delta del Niger sino all’Oceano
Indiano, oltre alla già precaria situazione nel Corno d’Africa;
? l’America Latina, epicentro del traffico mondiale di coca, si sta strutturando sotto l’effetto di vari fattori. Oltre all’ineludibile rapporto con Washington, il Continente potrebbe giovarsi
dell’integrazione Nord-Sud delle aree di libero commercio con centro negli USA e nel Brasile.

Fonte: relazione 2007

Leggi Anche
Scrivi un commento