Reggio Emilia: Po(r)co guadagno per gli allevatori italiani di suini

Reggio Emilia: Po(r)co guadagno per gli allevatori italiani di suini

Giuseppe Danielli:
Mi viene in mente la storiella di un Professorone, un luminare del bisturi,  che in conferenza stampa ai giornalisti dice:-” la diagnosi è stata centrata , gli esami eseguiti
correttamente, l’operazione è stata esemplare, perfetta…il paziente è morto!”

E’ quello che sta accadendo alle aziende italiane, anche a quelle che hanno vissuto momenti gloriosi, rosei come un porcellino da latte. Bei tempi!

Inizio messaggio inoltrato:
Da: “ANAS-Ufficio Studi Sviluppo”  
Data: 12 aprile 2011 12:11:35 GMT+02:00
 
Oggetto: Invio dati settore suinicolo 
Ufficio Studi e Sviluppo
Associazione Nazionale Allevatori Suini
 www.anas.it

RASSEGNA SUINICOLA INTERNAZIONALE 14-16 APRILE 2011
COMUNICATO DEL PRESIDENTE ANAS CRISTINI

Il nostro settore subisce da molto tempo gli effetti di una grave crisi economica. Negli ultimi anni, i margini per l’attività di allevamento si sono progressivamente assottigliati e
l’impennata dei prezzi delle materie prime per l’alimentazione, a partire dal secondo semestre del 2010, ha reso i costi di produzione non più sostenibili. 

Di contro, è carente la valorizzazione commerciale dei suini pesanti: i prezzi dei suini italiani pur seguendo la tradizionale stagionalità non riescono a remunerare neppure i costi
espliciti di produzione. Di conseguenza, il risultato del bilancio di esercizio degli allevamenti è fortemente negativo e la situazione è aggravata dalla carenza di liquidità
e dalla restrizione del credito bancario.

Questa drammatica situazione impone un profondo ripensamento del nostro modello produttivo. Innanzitutto, è giunto il momento di affrontare la questione della programmazione
quanti-qualitativa nel circuito delle DOP. Il rilancio di questo comparto, asse portante della nostra suinicoltura, deve fare perno su una più decisa qualificazione del prodotto. Gli
strumenti per la qualificazione sono già indicati dai disciplinari, è necessario quindi un coerente impegno di tutti gli attori in gioco per fare un passo nella direzione di uno
sviluppo economicamente sostenibile. Stante la situazione economica non ci si può più permettere il lusso che quasi un terzo delle cosce certificabili non trovino collocazione nel
circuito DOP. L’intera filiera deve produrre in modo più efficiente e razionale, abbattendo i costi dovuti alle “non conformità”.

Serve una sterzata decisa del sistema produttivo verso una maggior specializzazione produttiva. A questo riguardo non si può sottacere il ruolo della genetica: in Italia è stato
fatto un enorme sforzo per disporre di una genetica specializzata e diversa da ogni altra per  il suino pesante. I recenti dati delle verifiche della conformità delle cosce e
dell’attuazione della classificazione EUROP delle carcasse dimostrano in modo incontrovertibile questo dato di fatto.

La politica seguita negli ultimi vent’anni, che ha progressivamente spinto la suinicoltura italiana verso la “mono-produzione” di suino pesante, ha urgente bisogno di essere aggiornata. Questa
politica ha finito per appesantire il mercato del “pesante”, non ha favorito la sua qualificazione e ha determinato la perdita di importanti segmenti del mercato delle carni suine a favore dei
prodotti di importazione.

E’, quindi necessaria una rimodulazione produttiva. In particolare, l’allevamento del così detto suino “intermedio” può e deve diventare il secondo pilastro del nostro sistema
produttivo. Questo tipo di produzione, necessariamente più esposta alla competizione delle carni di importazione, richiede un processo produttivo particolarmente efficiente che comporta
una precisa e univoca specializzazione con siti d’allevamento dedicati.

Attraverso la destinazione di diverse unità d’allevamento alla produzione del suino “intermedio” si potrà realizzare con maggior facilità il necessario riequilibrio tra
domanda ed offerta nel circuito DOP, senza dover imporre l’uscita dall’attività di allevamento a una parte dei suinicoltori italiani. Naturalmente serve un convinto e leale impegno
dell’industria di macellazione, che deve investire nella riattivazione di canali di commercializzazione abbandonati nel recente passato, a vantaggio del prodotto importato. In particolare, i
tagli costituiti dalle cosce del suino “intermedio” possono trovare una valorizzazione commerciale sia nel settore dei cotti (finalmente con cosce di origine italiana) sia nel settore degli Speck
(IGP e non).

Sarà, inoltre, interessante verificare l’impatto che avrà sulle scelte del consumatore l’indicazione d’origine sull’etichetta delle carni suine fresche e trasformate, prevista dalla
legge nazionale di recente approvata dal Parlamento.  Come allevatori auspichiamo che questo strumento possa favorire il consumo delle carni suine fresche italiane, l’utilizzo delle carni
italiane per la produzione di salumi IGP, e soprattutto possa contrastare, nel settore dei prosciutti crudi, la concorrenza dei prodotti ottenuti con cosce importate.

E’ chiaro a tutti che se non si recupera la redditività degli allevamenti, oggi penalizzata dall’iniqua distribuzione del valore lungo la filiera, il nostro Paese rischia di dipendere nel
prossimo futuro da prodotti a base di carne suina preparati all’estero. Naturalmente non vogliamo arrenderci e non lasceremo nulla di intentato per salvare il patrimonio di conoscenze, passione,
dedizione ed eccellenze produttive, e per rilanciare su basi rinnovate il ruolo delle imprese suinicole.

In particolare il nostro impegno è di contribuire a creare le condizioni per intercettare le opportunità offerte dalla domanda di diversi segmenti di mercato: prodotto tradizionale,
prodotto legato al territorio e/o a razze autoctone, prodotto a contenuto salutistico e/o biologico, prodotto ad alto contenuto di servizio, ecc.. Riteniamo che tra le condizioni necessarie non
si possa prescindere dalla previsione di forme contrattuali ed organizzative che si basino su un maggior grado di integrazione tra diversi anelli della filiera.

La Rassegna Suinicola è tradizionalmente l’appuntamento più qualificato per un approfondito e lungimirante esame dei limiti e delle opportunità del nostro sistema produttivo.
Per questo abbiamo deciso, con la preziosa collaborazione di SIPER, di organizzare uno spazio espositivo per incontrare il maggior numero di allevatori e poter condividere l’analisi della
situazione e le prospettive di sviluppo.

Naturalmente, vista la mission di ANAS, centrali in questa occasione sono la divulgazione sui progressi della genetica e sui nuovi prodotti e servizi di GEN.I. La genetica italiana è uno
degli strumenti indispensabili per il rilancio della suinicoltura italiana.

L’auspicio è che dall’edizione 2011 esca un messaggio per gli allevatori che indichi la possibilità di una promettente ripartenza.

Buona fiera a tutti.

Andrea Cristini
Presidente ANAS

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LA SUINICOLTURA ITALIANA NEL 2010

Secondo i dati Istat, la produzione suinicola italiana lo scorso anno è rimasta sostanzialmente stabile (+0,2% rispetto al 2009) con un numero di suini prodotti pari a 12.948.000 capi.
Di questi, 8.760.434 suini sono stati destinati al circuito dei prosciutti DOP, con un incremento dello 0,6% rispetto all’anno precedente (dati IPQ-INEQ).

Il numero dei capi macellati nel 2010 è stato di 13.764.351 capi, in aumento del 2,2% rispetto al 2009 e di questi, i capi macellati in Italia, ma provenienti dall’estero sono stati
816.351, in crescita del 21,5% rispetto al 2010.

Nel 2010, l’aumento delle importazioni dei capi suini e delle carni è stato particolarmente marcato (dati Istat). Il numero di capi suini importati è cresciuto del 14% rispetto al
2009 per un totale di 43.649 t così distribuite: 13.053 t di suini di peso inferiore a 50 kg (+44,7%) e 29.230 t di suini di peso superiore a 50 kg (+4,9%). Il loro valore complessivo
è salito a 70,387 milioni di € (+20,7% rispetto al 2009).

Le importazioni di carni sono aumentate dell’11,7% rispetto allo scorso anno, per complessive 1.003.636 t: di queste 598.333 t erano cosce fresche e congelate (+15%). Il valore delle carni
importate è stato pari a 1.903,532 milioni di € (+12,7%).

Incoraggiante l’andamento delle esportazioni: in tutto abbiamo esportato circa 294.206 t di carne suina (peso equivalente carne fresca), un dato in aumento dell’8,1% rispetto al 2009. In aumento
anche il valore delle esportazioni: secondo i dati Istat è stato di circa 1.113,037 milioni di Euro (+12,5% rispetto al 2009).

Secondo le stime realizzate dall’ANAS, nel 2010 il volume complessivo di acquisti di carne in Italia (comprendenti gli acquisti dell’industria, della ristorazione e delle famiglie) è
aumentato del 6% per complessive 2.382.349 t (dato in equivalente carcassa).

La percentuale di auto-approvvigionamento del nostro Paese è calata del 4,1%: la carne prodotta in Italia ha soddisfatto il 66,1% del nostro fabbisogno.

Sul fronte dei prezzi, nel 2010 le quotazioni dei suini sono state sostanzialmente stabili rispetto a quelle del 2009: sui mercati di Modena, Mantova e Milano i suini pesanti da 156/176 kg hanno
registrato un prezzo medio 1,226 €/kg (+0,5% rispetto al 2009), mentre i suini leggeri da 90-115 kg a Modena hanno registrato una media di 1,339 €/kg, in calo dello 0,4% rispetto
all’anno precedente. Le quotazioni dei suinetti, sempre sulle piazze di Modena, Mantova e Milano, hanno fatto registrare una media di 2,972 €/kg, in leggero aumento rispetto al 2009
(+2,4%).   

In forte aumento i prezzi delle materie prime per mangimi: sul mercato di Milano, il prezzo medio del mais è aumentato del 29% rispetto al 2009, il prezzo medio dell’orzo del 22,9% e
quello della crusca di frumento del 27,9%. In flessione solo la quotazione media della soia, calata del 1,5% rispetto all’anno precedente. Complessivamente, il costo di una razione standard per
suini è aumentato nell’anno del 18% circa.

La cronica debolezza delle quotazioni dei suini vivi e l’impennata dei prezzi delle materie prime per mangimi hanno pesantemente compromesso la già critica situazione economica e
finanziaria delle aziende suinicole italiane.

 
Si auspica che al timido andamento dei prezzi dei suini dei primi tre mesi del 2011 segua una decisa rivalutazione degli stessi, accompagnata da una moderazione dei costi delle materie prime per
l’alimentazione.

 LA SUINICOLTURA NEL 2010

– Produzione degli allevamenti italiani

Numero suini (1)    12.948.000 capi    (+ 0,2% rispetto al 2009)

Numero di suini certificati per prosciutti PR e SD (4)    8.760.434 capi  (+0,6% rispetto al 2009)

Valore franco azienda Iva esclusa (3)    2.414,473 milioni di € (+ 2,2% rispetto al 2009)

– Numero di suini macellati in Italia

Nati in Italia (1) 12.948.000 capi  (+ 0,2% rispetto al 2009)

Nati all’estero (3)  816.351 capi  (+ 21,5% rispetto al 2009)

Totale (2)  13.764.351 capi  (+ 1,3% rispetto al 2009)

– Produzione carcasse di suini

Nati in Italia (3)  1.573.670 t (+ 1,7% rispetto al 2009)

Nati all’estero (3)  99.219 t  (+ 23,3% rispetto al 2009)

Totale (3)  1.672.919 t  (+ 2,8% rispetto al 2009)

– Import  di suini vivi (2)  43.649 t  (+ 14,0% rispetto al 2009)

– Valore import suini vivi (2) : 70.386.624 €  (+ 20,7% rispetto al 2009)

– Import carni (2)  1.003.636 t  (+ 11,7% rispetto al 2009) (inclusi lardo, grasso, strutto, frattaglie e fegati)

– Valore import carni (2)  1.903.532.009 €  (+ 12,7% rispetto al 2009)

– Export (2)  294.206 t  (+ 8,1% rispetto al 2009)  (peso equivalente carne fresca – Sono inclusi lardo, grasso, strutto, frattaglie e fegati)

– Valore export (2)  1.113.037.046 € (+ 12,5% rispetto al 2009)

– Acquisti di carne suina (3) (5) (equivalente carcassa) 2.382.349 t (+ 6,0% rispetto al 2009)

Fonte: Eurostat
Fonte: Istat
Elaborazione ANAS su dati Istat o Eurostat
Fonte: Istituti di controllo IPQ-INEQ
(5) Il dato include tutti gli acquisti (industria di trasformazione, ristorazione e famiglie).

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