Rapporto latte 2007: presentato a Milano

Milano, 15 Ottobre 2007 – Quasi 26 miliardi di euro, pari a una crescita del 4% su base annua, a tanto ammonta il giro d’affari al consumo della filiera lattiero-casearia in Italia, che
si conferma settore trainante dell’agroalimentare made in Italy.

La dimensione economica emerge dal Rapporto Latte 2007 promosso dall’Associazione Italiana Allevatori (Aia) e dall’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea) e realizzato
dall’Osservatorio Latte e dall’Ismea, presentato il 15 ottobre al Circolo della Stampa di Milano.
Illustrando le linee generali del rapporto il presidente dell’Aia, Nino Andena, ha tratteggiato uno scenario produttivo e di mercato complessivamente migliore per il settore, che sta vivendo da
alcuni mesi una fase di rilancio dopo anni di crisi che avevano fortemente compresso la redditività delle aziende.
“Sotto l’aspetto strutturale – ha dichiarato Andena – è proseguito nel 2006 quel processo di ristrutturazione e riorganizzazione del settore che ha portato in Italia a una forte
concentrazione produttiva. Il numero degli allevamenti con vacche da latte si aggira attualmente attorno a 46.300 unità, contro le 182.000 di quasi vent’anni fa”.
“Contestualmente – ha aggiunto Andena – la produzione media annuale per allevamento si è portata a 240 tonnellate, da circa 60 di fine anni Ottanta, registrando nel 2006 un’ulteriore
crescita rispetto all’anno precedente ( 8,8%)”.
“Nelle 8 regioni settentrionali della Penisola risulta localizzato l’82,3% della produzione nazionale di latte vaccino, con il 40% circa concentrato nella sola Lombardia. Nel complesso le
consegne di latte ai caseifici nazionali hanno raggiunto, nel 2006, 109 milioni di quintali confermando sostanzialmente il dato dell’anno precedente.”

Proseguendo nella sua analisi Andena, a fronte di questo quadro evolutivo, ha segnalato “un’ulteriore riduzione, nel corso del 2006, dei redditi degli allevatori a causa di un inasprimento dei
costi di produzione determinato soprattutto dai forti rincari di cereali e soia impiegati per l’alimentazione del bestiame.”
“Il recente accordo con l’industria sul prezzo del latte alla stalla, che ha aggiornato al rialzo l’importo concordato a inizio campagna, è perfettamente in linea – ha detto Andena – con
l’andamento del mercato in Italia e all’estero, caratterizzato da una generale tendenza all’aumento delle quotazioni dei lattiero-caseari”.
Sulla base di queste tendenze Andena ha sottolineato “la necessità, da parte del Ministero delle Politiche agricole, di valutare e seguire con la massima attenzione gli sviluppi proposti
da Bruxelles in materia di quote latte e le potenziali ricadute sulla gestione degli allevamenti in Italia”.
“Sulla questione del prezzo del latte – ha concluso in Presidente dell’Aia – gli aumenti riconosciuti quest’anno agli allevatori non possono in alcun modo giustificare rincari a carico dei
consumatori finali, dal momento che la materia prima agricola incide per non più del 20% sui prezzi al consumo del settore”.
“Nel 2006 – ha spiegato il presidente dell’Ismea, Arturo Semerari, nel suo intervento – il valore della materia prima, pari a 5 miliardi di euro, lievita di oltre il 400%, raggiungendo alla
fase al consumo l’imponente cifra di 25,8 miliardi. Il che equivale a dire che su un euro pagato dal consumatore italiano finiscono nelle tasche dell’allevatore meno di 20 centesimi”.
“L’analisi della catena del valore – ha aggiunto Semerari – ha inoltre evidenziato, nel corso del 2006, un’ulteriore riduzione della quota di partecipazione del settore agricolo, scesa al 19,7%
del valore finale, dal 20,3% del 2005. La quota industriale si è mantenuta sotto il 34%, mentre è passata dal 39,4 al 40% la quota parte della distribuzione. Il 7% circa restante
fa riferimento alle importazioni”.
“Gli sviluppi produttivi evidenziano che, dai 12,2 milioni di tonnellate di materia prima impiegata dall’industria nazionale, di cui 1,7 milioni di importazione, si ottiene in Italia una
produzione di 2,9 milioni di tonnellate di latte alimentare, di 1,2 milioni di formaggi, di 300.000 tonnellate di yogurt e di 123.000 di burro”.
“Il 2006 – ha concluso il Presidente dell’Ismea – è stato un anno complessivamente positivo per i consumi interni, con le vendite di prodotti lattiero-caseari cresciute rispetto al 2005
dell’1,3% sia in quantità che in valore. E’ anche migliorato il risultato della bilancia commerciale del settore, il cui saldo negativo, grazie a una crescita delle esportazioni e una
riduzione della spesa per l’import, si è ridotto, nel 2006, di quasi 60 milioni di euro”.

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