‘Privatizzazione’ Poste, un altro pezzo dell’Italia che se ne va

‘Privatizzazione’ Poste, un altro pezzo dell’Italia che se ne va

Anche per le Poste è arrivato il momento dell’ estinzione.

In effetti è già da qualche anno che gli uffici postali e la Posta hanno perso la loro anima istituzionale a supporto del cittadino. Era importante avere un posto in Posta e
chi vi lavorava era meticoloso e certosino. Le lettere erano al sicuro e, a parte qualche disguido …o qualche ritardo di consegna di qualche decennio…, partivano e venivano recapitate in
tempi più o meno brevi. La Posta, come l’acqua, la luce, il gas…operava in regime di monopolio ma funzionava. Oggi che è tutto liberalizzato e con la concorrenza dovrebbe
funzionare tutto meglio, invece c’è il caos assoluto. Ognuno di noi non ha più un nome e cognome ma è un codice alfanumerico.

Il postino era una figura amica che gioiva con noi quando arrivavano notizie buone e si univa alnostro dolore, quando la notizia era nefasta. A Natale si usava fare il regalo al Postino
(anche ai vigii urbani, al proprio medico, al commercialista…e nelle redazioni arrivavano pacchi e pacchi di regali…).

Ricordo con grande nostalgia il postino che tutte le mattine veniva in redazione a portare la posta. Siamo negli anni ’80 – ’87 , in viale Maino 19 a Milano. Fischiettava sempre, posava la
sua bicicletta stracolma di corrispondenza, consegnava la posta e con tutti scambiava qualche parola. Non si lamentava mai e portava sempre una nota di allegria. Era laureato, diceva, ma gli
piaceva troppo fare il Postino.

Povera Posta, poveri Italiani

Giuseppe Danielli

Direttore e Fondatore

Newsfood.com



27 gennaio 2014

Firenze – Lo scorso venerdi’, che faremo passare alla storia come “venerdi’ nero”, buona parte degli italiani si e messa in coda alle Poste per pagare la mini-Imu e qualcos’altro, dopo
che ha fatto code al Caf o agli uffici del Comune per evitare di sbagliare gli importi da pagare. Le Poste, come succede per esempio ogni volta che i pensionati devono ritirare la pensione a
fine mese, sono state all’altezza del loro servizio: una schifezza! Erogato in luoghi abituali di tortura in cui gli utenti sono violentati nel rispetto di uno dei propri diritti primari, la
disponibilita’ e l’uso del proprio tempo.

Poste che stanno diventando una novella Iri * rispetto al servizio universale postale. E lo fanno dedicando sempre piu’ energie ai servizi finanziari, telefonici, salvataggio di Alitalia… a
discapito -a nostro avviso- della qualita’ del servizio postale: corrispondenza consegnata con sempre maggiori disservizi fino allo smarrimento della stessa, uffici sempre piu’ radi e sempre
piu intasati, dove, a farne le spese, sono essenzialmente i soggetti piu’ deboli -tipo anziani- che non fruiscono di molti servizi che oggi si possono utilizzare anche attraverso la Rete.

I nostri governanti, invece di affrontare il problema direttamente, hanno pensato che fosse meglio solo spendere meno soldi, ed hanno lanciato la “privatizzazione” della “privatizzazione”.
Cioe’ la societa’ Poste Italiane che era gia’ una Spa privata, anche se a capitale pubblico, ora vendera’ il 40% delle sue azioni: il 60% restera’ quindi saldamente nelle mani del capitale
pubblico, e alla dismissione finanziaria parziale non corrispondera’ la dismissione industriale. Un’operazione che, impropriamente sbandierata come privatizzazione, e’ solo un rastrellamento di
soldi.

Cosa faranno di questi soldi, al momento non e’ dato saperlo, ma abbiamo profondi dubbi che potranno servire a migliorare il servizio postale: l’interesse delle Poste sembra piu’ orientato alla
diversificazione della loro presenza industriale e di servizi; il loro coinvolgimento nel “salvataggio” di Alitalia e’ sintomatico: gli utili non servono a far fare meno code agli italiani, ma
a rimediare alle voragini economiche di aziende mantenute in vita solo per il prurito di politici e sindacati.

Chi paga? L’utente per i disservizi e il contribuente per l’uso di soldi pubblici, ovviamente! L’alternativa ci sarebbe, quantomeno come tentativo: la totale privatizzazione. Per vedere se il
mercato possa riuscire li’ dove il non-mercato pubblico sta torturando gli utenti. Ma questo sembra impossibile nel Belpaese dei veti incrociati di questa o quell’altra corporazione.

* Iri – Istituto per la ricostruzione Industriale. Istituito nel 1933 e liquidato nel 2002, era un gruppo di circa 1.000 societa’ che ha sovrinteso alla ricostruzione industriale del Paese dopo
la II guerra mondiale. Si occupava, da ente statale, di moltissimi rami dell’industria e dei servizi.

 aduc.it  

 

Redazione Newsfood.com+WebTv

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