Prega Mangia Ama: Siciliani tra cibo e religione

Prega Mangia Ama: Siciliani tra cibo e religione

Prega Mangia Ama: Siciliani tra cibo e religione
“Prega Mangia Ama” è il titolo di un film, questa frase può essere usata per descrivere il rapporto dei siciliani con il cibo e con la religione.

La venerazione dei santi è al pari della loro venerazione per il cibo, i pranzi domenicali con tutta la famiglia sono un momento per incontrarsi e riunirsi, l’affetto verso i propri cari viene manifestato preparando piatti tipici della loro tradizione culinaria: la pasta al forno, le melanzane alla parmigiana, la caponata.
Ci sono dei cibi tradizionali legati ai festeggiamenti dei vari santi come per esempio:

Biscotti di San Martino

Biscotti di San Martino

11 novembre, San Martino: nel palermitano si festeggia preparando particolari biscotti secchi, che vengono inzuppati nel vino moscato, nell’agrigentino vengono preparati le “Sfingi” delle frittelle cosparse di zucchero, la tradizione vuole che vengano inzuppati nel vino cotto.
In questo giorno viene aperto il vino nuovo, quello fatto in casa.

 

La cuccia

La cuccia

 

13 dicembre, Santa Lucia: questa santa è particolarmente venerata nel Siracusano, dove nacque, si racconta che nel XV secolo il siracusano fu colpito da una terribile carestia, che mise a dura prova la popolazione di quel periodo, si narra che nel giorno del 13 dicembre arrivarono delle navi carichi di grano, la gente affamata la mangiò così com’erano, essendo troppo affamati per aspettare di trasformarlo in farina, e da quel giorno il tredici dicembre si mangia la “Cuccia” che non è altro che grano cotto, può essere sia dolce che salato, in questo giorno sono banditi pane e pasta, e da tradizione si mangiano anche le arancine.

cassateddi di Santagata

cassateddi di Santagata

5 febbraio, Sant’Agata: santa patrona della di Catania, alla quale la città dedica dei solenni festeggiamenti, con grande partecipazione di devoti e turisti. Naturalmente non possono mancare le tradizioni culinarie che oltre alla “Calia e Simenza” (ceci secchi semi di melone arachidi tostati), vengono realizzati anche dei dolci i ”cassateddi di sant’Ajata “ sono a forma di mammelle in ricordo al fatto che furono strappate alla santa durante il martirio e le “alivetti“ (pasta di zucchero fragrante di colore verde a forma di olive).  La  leggenda che vuole sia stato un albero di ulivo, a  nasconderla quando era ricercata dai soldati del console romano Quinziano.

presepe

presepe

19 marzo, San Giuseppe: Nell’Agrigentino questa festa è particolarmente sentita in alcuni paesi vengono allestiti degli “altari” dedicati al santo, pieni di specialità culinarie da offrire a chi ne fa visita, oltre agli altari alcune persone fanno la pasta in strada, viene messo un grosso pentolone in cui viene cucinata una minestra di cavolfiori, piselli finocchietti selvatici ed altre verdure, che viene offerta ai passanti. In quel giorno nelle case si mangia la “pasta cu la muddica”, pasta condita con mollica tostata.

pasta cu la muddica

pasta cu la muddica

Aprile, Pasqua: con la pasqua i siciliani si sbizzarriscono, i “cannilera” sono il dolce più rappresentativo, un biscotto con un uovo sodo al centro, e le pecorelle di pasta di zucchero, le cui pasticcerie sono piene in quel periodo.

Questi sono solo alcuni degli esempi di come la Sicilia mantenga nel tempo inalterato le loro tradizioni, e di come questi eventi, facciano parte del loro folklore, una regione che non ci regala solo bellezze paesaggistiche, ma veri viaggi nel gusto.

Rosanna Campanella
dalla Sicilia
per Newsfood.com

Leggi Anche
Scrivi un commento