Pomodoro, dal 1° gennaio obbligatoria l'etichetta d'origine

Dal primo gennaio 2008 sarà obbligatorio indicare su tutte le confezioni di passata di pomodoro l’origine del prodotto utilizzato, è una tappa importante, fortemente voluta da
Coldiretti per rendere trasparente il mercato verso il consumatore, ed è un elemento determinante a sostegno delle produzioni e dei produttori italiani nelle prossime trattative sul
prezzo del pomodoro.

E’ quanto emerso dal recente incontro promosso a Bologna da Coldiretti Emilia Romagna e Lombardia con la presenza dell’Apol, l’associazione dei produttori di pomodoro lombardi.

L’invito era esteso a tutte le Associazioni di produttori, con l’obiettivo – in previsione della prossima trattativa – di fissare una strategia efficace, al fine di tutelare il reddito delle
imprese agricole. Al vertice era presente il Direttore di Coldiretti Cremona, Assuero Zampini, delegato a rappresentare le Federazioni provinciali lombarde e la Coldiretti Regionale. “La
definitiva applicazione dell’etichettatura obbligatoria è un passaggio atteso e importante, al fine di portare chiarezza sul fronte dei milioni di chilogrammi di pomodoro cinese che ogni
anno entrano in Italia per essere poi ‘trasformati’ in pomodoro italiano – evidenzia Zampini -. E’ questo un inganno per i consumatori e una truffa per i produttori italiani, che si vedono
costretti a una concorrenza sleale, con un prodotto di bassa qualità prima che di basso prezzo, senza che questo sia indicato da nessuna parte. Ottenere la piena applicazione della norma
che impone l’origine in etichetta darà maggiore forza all’agricoltura al tavolo della trattativa sul prezzo, anche se alcune Associazioni di produttori sembrano non cogliere, o non voler
cogliere, questo aspetto”.

Secondo Coldiretti, la trasparenza in etichetta e i decreti applicativi, che il Ministero delle Politiche agricole dovrebbe affrettarsi a pubblicare, sono elementi fondamentali per la
definizione del prezzo alla produzione per la prossima campagna del pomodoro. “Se non partiamo dalla trasparenza e da una definizione chiara dell’applicazione della nuova Ocm – prosegue Zampini
-, ci ritroveremo di nuovo ad un accordo insoddisfacente per i produttori, con la conseguenza di un ulteriore calo delle semine di una delle produzioni più caratteristiche del made in
Italy, che rischia di diventare presto solo made in Cina”.

Sul tema, con grande forza, è tornata la Coldiretti a livello nazionale, nel corso del meeting dei Presidenti (fra i partecipanti vi era Roberto Biloni, Presidente di Coldiretti
Cremona), chiusosi oggi a Napoli, città simbolo della cucina Made in Italy, sede di un importante porto commerciale. “Oltre 160 milioni di chili di concentrato di pomodoro cinese da
‘spacciare’ come Made in Italy sono sbarcati nei porti italiani nel 2007” ha denunciato la Coldiretti, che ha mostrato la prova dei fusti, di oltre 200 chili di peso, con i quali arriva il
pomodoro dalla Cina per essere rilavorato e confezionato come italiano, poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento e non quello
di coltivazione del pomodoro. “Nonostante gli allarmi sulla sicurezza legati ai prodotti cinesi – ha evidenziato la Coldiretti -, nel 2007 sono quasi triplicate le importazioni di pomodoro
concentrato dalla Cina ( 163%) per un quantitativo che equivale a circa un quarto dell’intera produzione di pomodoro coltivata in Italia.

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