POLITICHE SOCIALI. MARIANI: «UNA NUOVA STAGIONE PER IL WELFARE DEL LAZIO»

«L’incontro con la delegazione dell’Ordine degli Assistenti Sociali che si è svolto questa mattina in Commissione, rappresenta una prima importante tappa verso la
definizione di un nuovo impianto per la politiche sociali della nostra Regione». Lo ha dichiarato Peppe Mariani, Presidente della Commissione Politiche Sociali della Pisana, a
margine dell’audizione con i rappresentanti dell’Ordine degli Assistenti sociali della Regione Lazio.

«La discussione – spiega Mariani – ha avuto a tema la presentazione di una bozza di proposta di legge elaborata dall’ordine stesso in materia di politiche socio-assistenziali.
Spesso si piange miseria rispetto alle politiche di Welfare, quando invece ciò che è necessario è mettere a sistema le risorse già presenti e
le competenze che già in questo campo hanno dato prova di grande serietà ed efficienza. Significativo in questo senso è il fatto che la Regione Lazio
annualmente non spende il 35-40% del Fondo Sociale nazionale.

«Il problema centrale – continua Mariani – rilevato dagli interventi di Luigi Colombini (Docente di Legislazione e organizzazione dei servizi sociali dell’Università
Roma 3), Maria Laura Capitta (Presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Lazio), Gemma Azuni (Dirigente del dipartimento di Politiche Sociali della Provincia di Roma) ed Eugenio De
Crescenzo (Vicepresidente dell’AGCI Lazio), è quello di arrivare in tempi brevi alla definizione di un Testo Unico sulle politiche socio-assistenziali che riordini tutta la materia
attraverso una definizione precisa dei ruoli istituzionali, delle funzioni amministrative e delle professionalità del settore».

«È arrivato il tempo di abbandonare la logica dei finanziamenti a pioggia che oltre a non raggiungere gli obbiettivi che si propongono spesso rischiano di moltiplicare
inutilmente interventi che necessiterebbero solo di essere coordinati ed ottimizzati. L’idea forza su cui costruire un percorso di confronto ed elaborazione con le parti sociali ed
istituzionali, è da una parte quella di pensare il cittadino utente nella sua globalità e dall’altra quella di progettare le politiche sociali attraverso un’idea
complessiva di benessere, qualità della vita ed autonomia dei cittadini».

«L’aver spesso relegato gli interventi di questo tipo a una logica emergenziale e ragionieristica ha finito infatti col produrre effetti di pura e semplice sanitarizzazione dei
problemi quando non addirittura di esclusione sociale – prosegue Mariani – Il confronto di questa mattina ci ha quindi messo sulla giusta strada: valorizzare le buone pratiche che pure il
nostro territorio vanta e coinvolgere i soggetti che su vari livelli, lavorano e conoscono il settore».

«Per questo – conclude Mariani – prima di procedere a piani di riparto dei fondi, occorrerebbe elaborare una programmazione complessiva degli interventi sociali che prevedano
azioni coordinate di valutazione, controllo sui territori e nelle relazioni tra gli enti amministrativi e formazione e valorizzazione degli operatori. La situazione di questi ultimi infatti
desta grande preoccupazione: è indecente condannare alla precarietà professionale coloro che svolgono un lavoro di «cura alla persona».
L’intermittenza della prestazione infatti non solo lede la necessaria continuità degli interventi di assistenza e la possibilità di costruire relazioni significative
con l’utenza, ma nei fatti compromette la riuscita del servizio stesso. Per questo è necessario ripensare complessivamente le politiche del settore attraverso un confronto serrato
che sappia attraversare tutti i livelli in cui si estrinseca l’intervento e che sappia mettere al centro la soddisfazione dei cittadini. In questo senso l’incontro di questa mattina con
l’Ordine degli Assistenti Sociali è un primo passo decisivo verso una nuova stagione delle politiche di Welfare della Regione Lazio».

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