PNRR PRONTO MA GARANZIE PERSONALI DI DRAGHI PER ITALIA SENZA POLITICA

PNRR PRONTO MA GARANZIE PERSONALI DI DRAGHI PER ITALIA SENZA POLITICA

PNRR PRONTO MA GARANZIE PERSONALI DI DRAGHI PER ITALIA SENZA POLITICA

PNRR LICENZIATO LICENZIABILE SOLO GRAZIE ALLE GARANZIE PERSONALI DI DRAGHI. ENNESIMA DIMOSTRAZIONE CHE LA POLITICA ITALIANA NON C’E’!
Milano 26 aprile 2021
Draghi garante su riforme vere e concrete. Per l’Europa l’Italia resta un paese non credibile e non affidabile. ma l’Europa deve cambiare. Il money non è tutto. Sufficienti 4 DL con approvazione del Parlamento: giustizia, lavoro, PA, fisco.
Nell’anno di Dante, il secondo annus horribilis, leggendo le agenzie stampa italiane ed europee di ieri sera e stamattina, viene da dire: “… nel mezzo del cammin  fra nostra Italia e nostra Europa…” qualcosa non va proprio a proposito del piano nazionale di ripresa e resilienza presentato dall’Italia. Non entro nel merito – ancora – di come sono e/o saranno spesi i 222,1 miliardi di euro previsti in sei anni, degli 80 miliardi solo per il sud Italia. Ne parleremo a breve dopo il passaggio Camera-Senato.
Intendo dire che “le norme”, come in modo semplicistico la burocrazia UE chiama le “direttrici coerenti del Recovery con il Next Generation”, vengono citate più come “diffidenza” verso il paese Italia che non come “comportamenti” doverosi e dovuti senza stare a contare le formiche che camminano in fila. Purtroppo questa “non credibilità” (vedere miei precedenti articoli… da anni) dell’Italia viene prima di qualsiasi progetto, programma, legge, decreto.
Una credibilità che viene usata per tirare l’elastico: da federalista e da italiano sono convintissimo al 100% che l’elastico non va assolutamente tagliato o lasciare che si rompa da solo, o peggio ancora che Qualcuno a Bruxelles si diverta a tagliarlo incolpando poi il governo italiano di turno. Ma questa non è l’Europa o Unione Europea che voglio: con Erdogan che fa quello che vuole,  con una totale assenza decisionale sui migranti, il privilegio della moneta su tutto, la unilateralità di “le norme” sancite dai trattati di Roma, Lisbona, Maastricht.
E’ vero che le questioni erano sul tavolo degli “sherpa” di entrambe le parti (NB: avendo partecipato a tre G8 in prima linea a Napoli, Genova, L’Aquila posso dire la mia da esterno ma osservatore dentro) e non dei Ministri e Commissari, né sul tavolo di Draghi nè della von der Leyen.
Ma l’intervento quasi notturno, e ripetuto più volte, di Mario Draghi è stato determinante, assoluto per sbloccare la situazione… anche se qualche portavoce degli “sherpafrugali” ancora stamattina dichiara pubblicamente alla stampa europea – ma in totale anonimato – che il confronto non è chiuso e che mancano le “garanzie” necessarie su “le norme” in quanto sono assenti dettagli specifici su tempistica, controlli, responsabilità, legame prioritario delle riforme. Draghi ha messo sul tavolo tutta la “personale” credibilità: possibile che si debba accettare che una persona validissima, importantissima, grandissima (NB: il gradimento fra gli elettori italiani è in continua crescita regolare e ampia), competentissima, affidabilissima… sia costretto a rischiare del proprio e sia cogente che un intero Parlamento, una intera classe politica da destra e da sinistra.
Viene la domandarsi: chi abbiamo eletto? Che affidabilità ha il nostro Paese (8^ paese al mondo su 200) da decenni membro stabile del G7-G8-G20? E dall’altro lato perché una pletora di “tecnici-burocrati UE” pone paletti sempre e in ogni caso? Posso affermare con cognizione di causa che anche qualche alto “dirigente-sherpa” italiano asseconda da sempre questa continua “indagine-radiografia” sull’Italia.  E’ vero tutti i Paesi del nord Europa hanno un debito pubblico sotto il 60% o il 90% e l’Italia è molto vicino al 170% e lo supererà di sicuro. Possibile che ancora oggi la Università di Lovanio affigga nella grande città di Anversa dei manifesti per attrarre iscrizioni giocando (ma non tanto) sullo studio dell’italiano con l’invito a “non ordinare n’drangheta come dolce”. Mah ??!!.
E’ vero che l’Italia più di ogni altro Paese ha bisogno dell’Europa e soprattutto dei Bond Condivisi che saranno a breve lanciati dalla BCE per portare a casa 750 miliardi di dollari in liquidità pronta da distribuire: speriamo in dollari che in questo momento c’è un cambio favorevole. Ma è anche vero che già i “Padri” dell’Europa avevano scritto un trattato in cui sostenibilità, sussidiarietà, condivisione dei problemi erano capisaldi indelebili, già usati e bene nei primi anni dell’UE attraverso la Ceca con il sostegno ai Paesi consumatori di carbone e acciaio  favorendo in primis le imprese e il mercato di Francia e Germania.
Poi nel 1957 nacque la CEE-MEC che impose le prime regole, molte restate sulla carta, ma tutti ne beneficiarono. Poi il MEC si inventò negli anni ’70-‘80 le quote di produzione e di commercio dei beni agroalimentari portando l’Italia a subire tagli (o dover cedere imprese e materie prime) su latte, carne, fiori, pomodori, vino, zucchero e… tutto il sistema chimico che era all’avanguardia.
Quindi c’è stata sempre una trazione a favore del nord Europa: in cambio l’Italia “chiese e ottenne” la possibilità di fare debito e avere a disposizione più contributi, sussidi, assistenza, sostegni, prebende… fino al 1995. Poi nuovo cambio dell’Europa che a quel punto incominciò a definire i parametri economici dell’”uguaglianza”, quando i buoi erano fuori dalla stalla e qualcuno aveva costruito la stalla ben più grande! L’Italia era considerato un Paese con una “mano davanti e una dietro”: troppe infrazioni, promesse mai mantenute, profondo rosso in imprese mai controllate. E’ vero anche che tutti gli altri Paesi europei hanno avuto negli ultimi 30 anni molte infrazioni, multe e “richiami” da parte della Commissione UE, ma quasi tutte imputabili a sforamenti di azioni o a ritardi di misure o a formalità pratiche che andavano contro  “le norme” istituzionali e burocratiche. Troppe infrazioni italiane legate solo all’uso dei fondi europei, dei fondi pubblici con distrazioni di progetti, cambi non comunicati, lungaggini, perdite di tempo, ri-appalti….

 

Oggi che il Next Generation UE riguarda la “condivisione” del debito UE per la quota a fondo perduto assegnata all’Italia (la più alta di tutti i 27 paesi), la richiesta di garanzia è ancora più forte. Giusto o sbagliato? Io sono con l’Europa in questo caso e l’impegno preso da Draghi è molto forte: è sulla Sua e nostra pelle! E’ dal 1994 che le diverse Commissioni Europee hanno chiesto all’Italia le “riforme” in allineamento con quelle di altri Paesi come Germania, Francia, UK, Olanda, Svezia. Certo ci attendono lacrime e sangue: Spagna, Grecia e Portogallo hanno avviato e stanno applicando riforme. Ma gli investimenti e le riforme sono “paracaduti controllati e di merito”.
Anche Francia e Irlanda sono molto indietro sulle riforme – richieste dall’UE – su pensioni, trasporti, fiscalità…non ancora iniziate. Ma non sono la “birichina” Italia che promette e non mantiene, che ancora si sentono e si vedono gli influssi mafiosi, i problemi di bilancio, le indecisioni politiche, i governi non duraturi. Ma il tema forte da 30 anni per l’Europa è la spesa pubblica (e la PA), la spesa sempre maggiore rispetto alle entrate; una giustizia civile e amministrativa che ha bisogno di 3 volte tanto i tempi altrui con lo stesso numero di atti e di personale addetto;  un modello di lavoro e dei contratti troppo tutelanti per certe categorie e disarmonico e sperequativo; una assegnazione eccessiva di prebende, assistenzialismo e condoni; la incapacità di assegnare ed individuare responsabilità, controlli, sanzioni vere nei contratti e negli accordi pubblici e privati; un eccesso di leggi “solo economiche” troppo elettoralistiche; una macchina della PA senza efficienza e responsabilità, con doppioni e duplicati, mancanza di digitalizzazione e efficienza.
Eppoi elargizione di vantaggi senza controlli ed effetti strutturali e duraturi come quota 100, redditi di cittadinanza e infiltrazioni mafiose. Su queste cose non si può dare torto alla Europa. Certo è che non devono essere i soliti “sherpa” dei paesi frugali e del nord Europa a controllare e guidare i continui “dettagli” verso l’Italia: meglio sarebbe se von der Leyen e Dombrovskis guardassero anche al proprio interno,  ai costi della burocrazia UE, ai costi di trasferimento della plenaria fra Bruxelles e Strasburgo (doppi uffici), al numero di addetti per i parlamentari, alle figuracce nei contatti e affari esteri, alla assenza di una fiscalità omogenea, alla figura dello struzzo sui migranti  nel Mediterraneo e sulla assegnazione profughi, agli interventi unilaterali sulle sponde africane del Mediterraneo, alla inclusione senza condizioni chiare dei Paesi, ai risultati di un contratto vaccini da far ridere i polli…
Non tanto velatamente gli “sherpaUE” insieme ai CommissariUE, hanno ribadito con eccessivo puntiglio non solo il basso indice di credibilità “economico” del nostro paese (anche se siamo ancora BBB come rating….in ogni caso ultimo gradino prima del baratro) ma soprattutto le indecisioni e pretese ricattatorie  della “politica” o “dei politici” italiani. Se da un lato possiamo affermare senza smentita che i nostri politici non sono poi così tanto diversi da quella degli altri Paesi, dall’altro lato emerge in modo discriminante il grave fastidio che certe dichiarazioni e richieste di alcuni partiti su piani non strutturali e non in linea con le riforme richieste. Abbiamo chiesto condivisione del debito a fronte di garanzie certe (ConteBis), non possiamo ora dire “vogliamo più mano libera”. Una grande coalizione nazionale subita a torto collo da tutti soprattutto da parte di chi era al governo con il ConteBis e non voleva mollare nulla e ha visto resuscitare il potere governativo della Lega e delle Regioni, ora vuole portare a casa il più possibile per poi giocarsi tutte le cartine sul tavolo delle elezioni politiche dei prossimi anni. Una figura di basso livello che, volenti o nolenti, non passa in secondo piano fra gli “sherpafrugali” che devono poi riferire ai premier di Olanda, Belgio, Lussemburgo, Francia, Germania, Polonia, Finlandia, Svezia, Irlanda ecc… Grazie Draghi: “… ma sai cosa hai promesso?” Anche in questo caso io sto con Draghi: il Piano Draghi è totalmente diverso dal Piano ConteBis, e questo è piaciuto a tutti. Quello che manca è un cronoprogramma e un cronoriforme in sintonia con gli investimenti – e non spese fini a se stesse – che inserisca anche un business environment per le imprese private e pubbliche (speriamo uguale): mi auguro e spero che si parta da un sistema normativo che crei lavoro e occupazione. L’Italia ha bisogno in 6 anni di un +20-24% del PIL attuale e anche l’aumento della occupazione diventa un fattore di crescita del PIL. E’ proprio un cambio di regime: occupazione in base alle competenze e alle necessità

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
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