Pizza e spaghetti: a Cuba rinasce la cucina italiana

Pizza e spaghetti: a Cuba rinasce la cucina italiana

A Cuba, è in atto una resurrezione alimentare: la pizza sta trainando l’intera cucina italiana, che sta vivendo uno dei momenti più positivi.

Sicuramente, spiegano gli addetti ai lavori, uno dei fattori favorevoli è il periodo di relativo benessere unito all’apertura del capitalismo delle autorità. Questo ha creato una
classe d’imprenditori della ristorazione, che offre i piatti Made in Italy ad un pubblico dalle buone possibilità economiche.

Tuttavia, dietro la nuova vita della cucina tricolore vi è in primis la capacità di dare vita una tradizione antica. Sull’isola, la cucina italiana arriva negli Anni Cinquanta,
portata con sé dagli italoamericani degli USA durante i loro viaggi. E’ il tempo di locali come “Montecattini” e “La Romanità”, sia portatori di cibo che luoghi di lusso e
spettacolo.

Poi, nel 1959, la vittoria della rivoluzione socialista, con il Che, Fidel Castro ed i barbudos che cambiano l’intera vita.

La nuova Cuba tocca anche il mondo alimentare: i nuovi governanti sono favorevoli alla comida rapida, versione locale del fast food, con ingredienti economici e ricette veloci. Nascono
così diversi stabilimenti statali, la cui anima italiana è evidente già dal nome: “Sorrento”, “Vita Nuova”, “Venecia” e “Florencia”. Insieme ai piatti cinesi e francesi,
spaghetti e pasta diventano così diffusi da rendere molto rara la cucina tradizionale cubana.

Gli Anni Novanta sono l’inizio della decandenza: la crisi economica ed i problemi delle finanze pubbliche si riflettono sui locali statali di cucina italiana, in primis le pizzerie.
Così, i più fortunati riducono l’attività, molti altri chiudono del tutto.

Il nuovo inizio nel 2008, col miglioramento delle condizioni di vita e l’azione di Raul Castro. La sua apertura all’iniziativa privata è stato corridoi previdenziale per i paladares, tra
cui molti italiani. Ecco allora “Pizza Nova”, “La Pergola” e “La Scala” che si dividono la scena con i vecchi statali, “Don Giovanni” e “Dona Rossina: i loro clienti, i turisti ma anche un
crescente numero di benestanti locali.

Matteo Clerici

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