Più ricerca sui terremoti

Gli eurodeputati hanno approvato una relazione che invita la Commissione a definire un’agenda di ricerca strategica sui terremoti e sulla trasformazione delle zone sismiche europee in
«laboratori all’aria aperta» a fini di ricerca.

La relazione, elaborata dall’europarlamentare greco Nikos Vakalis (PPE-DE), esorta inoltre gli Stati membri, in associazione con le azioni del Settimo programma quadro (7°PQ), ad accelerare
la ricerca orientata alla prevenzione, alla gestione delle crisi e alla riduzione al minimo delle catastrofi causate dai terremoti.

La relazione auspica inoltre che la Commissione e gli Stati membri incoraggino la creazione di poli di eccellenza in termini di innovazione scientifica, tecnologica e architettonica,
nonché corsi universitari in discipline quali l’ingegneria sismica.

Secondo l’onorevole Vakalis, contrariamente a quanto si crede in genere, l’Europa è molto vulnerabile e a elevato rischio di terremoti. Sebbene le aree dell’UE a più elevata
sismicità siano Italia, Grecia, Romania, Bulgaria, Cipro e Slovenia, la relazione sostiene che anche Germania, Austria, Repubblica ceca, Francia, Spagna, Portogallo e Malta devono far
fronte a un forte rischio sismico. Inoltre, vaste aree dell’UE sono anche esposte a movimenti tettonici determinati dalle attività minerarie, che provocano danni comparabili a quelli di
un terremoto.

Tuttavia, malgrado un elevato livello di conoscenze tecniche nel settore, l’Unione europea investe molto meno nelle attività di ricerca e sviluppo (R&S) di nuove tecnologie, rispetto
ad altre regioni sismiche quali Giappone, Cina e Stati Uniti.

«Il mantenimento e il potenziamento delle conoscenze tecniche dell’Unione europea nel settore dei terremoti è molto importante e potrebbe diventare felicemente ed utilmente
esportabile, mentre si potrebbero utilizzare le regioni sismiche addirittura come laboratori naturali, sfruttando così i loro svantaggi», scrive l’onorevole Vakalis.

Il relatore si spinge oltre e propone di non assicurare il coordinamento unicamente a livello europeo, ma di estendere la cooperazione e coinvolgere i paesi terzi che confinano con l’UE.
«La cooperazione potrebbe manifestarsi a vari livelli: inizialmente si dovrebbe promuovere un trasferimento di tecnologie e uno scambio di prassi ottimali con i paesi che sviluppano le
relative competenze. In secondo luogo, si dovrebbe giungere anche ad una cooperazione tecnica, con l’obiettivo di reagire ai terremoti con maggiore efficacia», ha scritto l’onorevole
Vakalis.

Inoltre, la relazione invita la Commissione europea ad elaborare una comunicazione sulla valutazione dei rischi derivanti da terremoti, che prenda in esame le questioni della prevenzione e
della gestione, le misure di intervento e di ripristino dei danni causati e un protocollo tecnico di azione comune dell’UE in caso di gravi catastrofi sismiche, che ponga in particolar modo
l’accento sulle infrastrutture critiche sanitarie, dei trasporti, dell’energia, delle telecomunicazioni nonché sul ruolo delle autorità nazionali, regionali e locali.

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