Panificatori abruzzesi in allarme

By Redazione

C’è preoccupazione tra i panificatori abruzzesi (ma anche in altre categorie del piccolo commercio) per l’aggressiva pressione della grande distribuzione, se ne è fatto portavoce
Vinceslao Roccolo, presidente dell’Associazione provinciale panificatori di Chieti, nell’incontro-convegno organizzato dall’associazione stessa nell’ambito della 17a edizione della fiera
«Saral Food», di Silvi Marina (Teramo).

All’incontro, insieme con una cinquantina di fornai di tutto l’Abruzzo, hanno partecipato anche il presidente della Federazione italiana panificatori, Edvino Jerian, e il presidente
dell’associazione di categoria del Molise, Edmondo di Mambro.

Scopo dell’iniziativa era fare il punto sulla situazione del commercio abruzzese in rapporto soprattutto alla presenza di super e ipermercati, che nella regione hanno raggiunto una
densità decisamente elevata. Le cifre le ha fornite Roccolo, nella sua relazione introduttiva.

La superficie complessiva delle grandi superfici – ha ricordato – ha raggiunto i 490 mila metri quadrati: in pratica, 383 metri quadrati ogni mille abitanti (la popolazione abruzzese è
di un milione 277 mila anime). Centri commerciali, supermercati e simili detengono una quota di circa il 90 per cento dei consumi del settore alimentare e del 40 per cento di quello non
alimentare. Ma pare che non basti. A livello regionale, ha spiegato Ruccolo, si discute sulla possibilità di consentire un ulteriore ampliamento delle grandi superfici: altri 100 mila
metri quadrati, di cui 80 mila destinati al non food e 20 mila al food.

Chi porta avanti questa proposta, ha sottolineato il presidente teatini, si appella a esigenze occupazionali, ma che impatto potrebbe avere un simile ampliamento sul piccolo commercio e sulla
situazione occupazione di questo comparto che, in una decina d’anni, ha registrato un calo di circa il 30 per cento?

Ruccolo ha invitato i panificatori ad attivarsi sul territorio per sensibilizzare tutti i commercianti che forniscono le grandi superfici e stimolare interventi presso i sindaci. E’ necessario,
ha detto, attivare un movimento, motivato e ragionato, per contrastare a questi programmi, che potrebbero infliggere un colpo mortale al piccolo commercio nella regione.

Il pane, ha poi spiegato Ruccolo, viene fornito alle grandi superfici a prezzi che penalizzano i produttori, pagati a 90 giorni e soggetti anche al sistema della resa. Molto pane, inoltre,
viene da fuori e il ricavato di queste vendite, come quello di molti altri prodotti, non va ad alimentare l’economia locale. La forte densità delle grandi superfici, secondo Ruccolo, sta
provocando un impoverimento del territorio. Un tempo, i piccoli commercianti andavano il mattino a rifornirsi nei mercati rionali, a prendere olio, vino, verdure, ecc. Oggi, nei supermercati,
si trovano olio e peperoni della Spagna, funghi della Romania, altri prodotti orticoli dal Marocco… E l’economia locale va sempre più deteriorandosi, i piccoli centri vengono
gradualmente privati di attività (orticole e di piccola agricoltura) che rappresentavano il loro traino economico. In questa situazione non sono davvero pensabile ulteriori incrementi
della grande distribuzione. Al progetto i panificatori si oppongono con tutte le loro forze

Il presidente federale Jerian, nel suo intervento, ha posto l’accento soprattutto sulla situazione determinata dalle polemiche di questi mesi sui prezzi del pane. La categoria, ha detto tra
l’altro, è sotto pressione per i cali di vendite e per la campagna stampa sull’incremento dei prezzi, che ha messo sulle spalle dei panificatori responsabilità che decisamente non
hanno. Sono stati diffusi dati manipolati e non veri sull’incremento dei prezzi, trasformandoci in un capro espiatorio per la contrazione dei consumi nel Paese.

Alla 17° Fiera Saral Food, i panificatori teatini hanno attivato un laboratorio dimostrativo che ha sfornato circa due quintali di pane prodotto con farina di grano di Cappelli. Da alcuni
anni una filiera dai campi al forno, guidata dall’Arsa, è al lavoro per rilanciare il pane fatto con questo frumento, un tempo tradizionale sulle mense locali.

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