Obama è alla Casa Bianca

By Redazione

 

Ora è alla Casa Bianca il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti d’America. Anche l’inno non sembra più lo stesso l’inno Usa mentre lo canta, prima del
giuramento, una grandissima Aretha Franklin in stile gospel. Un’altra America sta per nascere e la straordinaria voce della cantante segna l’avvio della fase decisiva della giornata.

Come ha detto lo stesso Barak pochi giorni fa, non sarà solo “quella del Presidente, ma di tutto il popolo americano, dello spirito americano”. Ieri è stato il
“first day”, il primo giorno di Obama. E l’America ha assistito (o partecipato in massa) alla cinquantesima cerimonia di inaugurazione con cui il 44° Presidente
eletto degli Stati Uniti si è insediato ufficialmente alla Casa Bianca.

Ora Barack Obama è atteso da un duro lavoro e ne è ben consapevole lui stesso, visto che il suo primo discorso da presidente era segnato più dalla consapevolezza
dei problemi che hanno gli Usa dentro i loro confini e nel mondo, che dal trionfalismo che la circostanza poteva suggerire.
“Dio benedica l’America”, come ha auspicato il 44° presidente alla fine del suo discorso. E conservi la sua benevolenza anche per il resto del mondo, segnato negli ultimi anni dai
tragici errori di Bush e – forse più ancora – da quelli del suo vicepresidente, kil “falco” Cheney che ha partecipato alla cerimonia di ieri in carrozzella, perché vittima
di un infortunio dell’ultimo minuto. 

Il giuramento di Obama
Si comincia col giuramento di Joe Biden, il nuovo vicepresidente: “Giuro solennemente di appoggiare e difendere la Costituzione degli Stati Uniti d’America”. Ancora musica – e molto
bella – prima del giuramento del nuovo presidente.

Poi tocca a Obama, con la moglie emozionata al suo fianco: “Io Barack Hussein Obama giuro solennemente che eserciterò lealmente l’incarico di presidente degli Stati Uniti ed
eserciterò le mie capacità al massimo per preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti”. È una formula rituale, ma dalle labbra di Obama
sembra nuovissima, anche grazie a qualche esitazione dovuta all’emozione. 

Il primo discorso del presidente
“Noi siamo nel bel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra, la nostra economia è indebolita anche per il nostro fallimento nel fare scelte collettive. Gli
indicatori della crisi sono tanti. Meno misurabile ma non meno profondo è il calo della fiducia nella nostra nazione. In questa giornata ci riuniamo perché abbiamo scelto
la speranza sulla paura”: questo l’esordio del suo discorso, che poi recupera il concetta degli Usa come paese che raccoglie gente provenienti da diversi paesi e continenti.

“Rimaniamo la nazione più prospera e potente al mondo – continua poi Obama – il nostro tempo nella protezione di piccoli interessi, questo tempo è passato. A partire da
oggi dobbiamo metterci in moto per rifare l’America”. Torna a questo punto il tema elettorale: “Yes we can”.
Il nostro governo deve agire concretamente. Coloro che gestiscono il denaro pubblico devono essere saggi, agire con oculatezza. Questa crisi ci ha ricordato che, senza un occhio
attento, il paese non può prosperare”.

I nostri padri fondatori si sono trovati di fronte a difficoltà che non possiamo immaginare, eppure hanno steso una carta dei diritti. E noi siamo pronti a seguire questa strada.

“Le nostre sfide potranno essere nuove, gli strumenti potranno essere nuovi ma i nostri ideali sono vecchi. Ogni americano deve riconoscere che noi abbiamo dei doveri nei confronti
della nostra nazione e del mondo”.

Poi il tema razziale: “Un uomo come me, meno di 60 anni fa, non poteva neanche essere servito in un ristorante locale e oggi può stare davanti a voi per prestare il giuramento
più sacro”.

Ma Wall Street reagisce male
Cattive notizie da Wall Street, che è in forte ribasso nel giorno dell’insediamento di Obama. I timori per il settore bancario e per la maxi-perdita di ieri di Rbs fanno scendere
i listini Usa. Il Dow Jones cala dell’1,98% e il Nasdaq del 3,19%. Citigroup perde oltre il 10% e Bank of America quasi il 20%.

Bush e gli ex presidenti sul palco
Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush è salito sul palco allestito sulle scalinate del Campidoglio, dove Barack Obama presterà giuramento. Al suo ingresso la
banda militare ha intonato “Hail to the chief”, la marcia ufficiale che introduce il presidente americano in ogni apparizione pubblica. Prima di lui gli ex presidenti avevano già
preso posto tra le prime file delle tribune autorità.

Spielberg: quanta speranza in un’inquadratura
“Incredibile, sorprendente e bellissimo vedere così tanta speranza in una sola inquadratura”: in questi termini il regista Steven Spielberg, presente sulle tribune di Capitoll
Hill, ha commentato il colpo d’occhio che oggi offre Washington in occasione del giuramento del presidente Barack Obama. Intervistato da CNN e FOX insieme all’attore John Cusack,
Spielberg ha detto: “non vedo l’ora di riuscire a fare a mia volta una inquadratura così, per cercare di esprimere la stessa speranza che Obama è riuscito a dare a
così tanta gente”

Manca meno di un’ora al giuramento: 2 milioni di persone in attesa
Manca poco allo scoccare di mezzogiorno a Washington, l’ “ora x” (in Italia le 18,00) in cui Barak Obama giurerà sulla Bibbia di Lincoln. Poi il suo primo discorso da
presidente degli Stati Uniti. Il corteo delle auto che lo porta fin sotto la scalinata di Capitol Building attraversa il cuore della capitale e la folla saluta entusiasta. Per loro
l’attesa è durata lunghe ore. Si stima che ci siano circa due milioni di persone. Il Mall di Washington è stracolmo di gente fin dalle prime ore della mattina, e solo
nella zona sono stati installati circa 22 mega shermi.

Le tappe della cerimonia
La cerimonia avrà inizio con l’esibizione della banda dei marines, seguita da quella della cantante Aretha Franklin. E l’attesissimo giuramento avverrà nelle
stesse modalità che si succedono da 220 anni: Barack Obama poserà le mani sulla Bibbia del presidente Lincoln, di fronte al presidente della Corte Suprema, John Roberts
(alle 12 locali, le 18 in Italia), e prometterà di fare del proprio meglio per “preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti”, assumendo
così a pieno titolo i poteri di presidente.

Michela Rossetti

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