Nutriscore: ci batteremo fino alla fine, useremo tutti i mezzi politici e dei trattati dell’UE per non farlo passare

Nutriscore: ci batteremo fino alla fine, useremo tutti i mezzi politici e dei trattati dell’UE per non farlo passare

Nutriscore: ci batteremo fino alla fine, useremo tutti i mezzi politici e dei trattati dell’UE per non farlo passare

Il ministro Patuanelli è stato molto chiaro da sempre. La posizione contraria italiana non è mediabile”.  Anche la Francia, dopo gli incontri Draghi e Macron… Francia e Italia devono essere unite, insieme a Spagna, Portogallo, Grecia su questo tema. 

Newsfood.com, 10 febbraio 2022
Giampietro Comolli
Il ministro Patuanelli è stato molto chiaro da sempre : “Italia contraria al #nutriscore, ci batteremo fino alla fine, useremo tutti i mezzi politici e dei trattati dell’UE per non farlo passare. La posizione contraria italiana non è mediabile”.  Anche la Francia, dopo gli incontri Draghi e Macron, sembra finalmente retrocedere da una iniziale condivisione con chi ha proposto in sede di commissione europea. Francia e Italia devono essere unite, insieme a Spagna, Portogallo, Grecia su questo tema. Ne va della storia  e credibilità dell’UE che dagli anni ’70 del secolo scorso investe e spende nella tracciabilità, certificazione e controllo degli alimenti e bevande a Denominazione d’Origine (l’Italia ha il primato mondiale di 837 prodotti di vertice). L’Italia ha investito tempo scelte danaro in aziende con produzioni e filiere certificate, ha spinto per una maggiore diffusione di cibi certificati con disciplinare di produzione, le aziende agricole italiane hanno trasformato le linee imprenditoriali, sia in zone svantaggiate che in zone efficienti, con problematiche produttive ambientali e climatiche spesso difficili oggi ancor più messe alla prova dei repentini cambiamenti. Le produzioni “dop-igp-stg” devono essere – questa la posizione di Ceves da sempre – devono essere escluse dall’obbligo della presenza di una ulteriore immagine simbolo. Può restare la facoltatività dei singoli consorzi di tutela appositamente attrezzati di adottare un modello indicativo, certamente non il semaforo a soli tre colori: i buoni , i cattivi, i via di mezzo. Una suddivisione superficiale e immatura che appiattisce e rende inutili sforzi anche di comunicazione, formazione, cultura spesi in 50-60 anni di vita.
Italia esempio in Europa. L’Italia è il primo paese in Europa per produzione e regole biologiche, il primo per aree green e biodiversità. Il #nutriscore, ovvero una banale indicazione al consumatore che non tiene conto di tutto il percorso produttivo seguito, produce danni economici sociali imprenditoriali diretti e indiretti, materiali e immateriali. I danni immateriali sono poco quantificabili ma sono quelli più pesanti, enormi, più difficili da sopportare perché toccano la ”vitalità agricola ambientale” come è stata definita, oggi conosciuta nel mondo, appezzata e nota come “made in Italy “ a tavola. Solo l’export annuo vale più di 52 miliardi di euro, un fatturato imprenditoriale globale di oltre 155 mld di euro, un mercato totale dei consumi mondiale che vale oltre 255 mld di euro. Non bruscoline. Questo vale anche per altri paesi Europei. Incidendo anche su Plv e Pil di ogni paese, a danno anc he dello stesso bilancio UE.
Un danno economico enorme per l’Italia. L’agro-alimentare italiano ha il valore aggiunto più alto al mondo, soprattutto perché la maggior parte dei prodotti venduti è disciplinato e certificato secondo una filiera di controlli che costano ma garantiscono il consumatore. Appiattire-standardizzare-omogeneizzare al ribasso tutte le componenti di un prodotto alimentare (soprattutto quelli inseriti nella dieta mediterranea) al solo dato minimale di valore chimico (pur sempre importante si inserito nella serie completa), per l’Italia significa una perdita economica, di imprese, di professionalità, di uomini. Quantificare in termini di danaro è difficile, soprattutto per i danni indiretti su altri settori (ristorazione, terziario, enti,  turismo) e immateriali (uomini e donne esperti e professionali). Solo per l’export il danno immediato, concreto e reale, si aggirerebbe fra i 24 e 29 miliardi di euro, ben oltre il 50% dell’intera esportazione dell’anno 2021, compreso il mercato interno europeo. Sul mercato nazionale l’impatto si presume inferiore perché l’abitudine, il contatto, la conoscenza, il rapporto diretto – oggi – vince rispetto a tante regole alimentari e non assurde, ma in ogni caso un danno del 10% è il minimo che ci si può aspettare. Quindi altri 15 miliardi di euro. Un totale di 40-45 miliardi di euro all’anno se il #nutriscore partisse nella forma già decisa dall’UE. in parte ci sarebbe un ammortizzatore del danno, soprattutto immateriale più che economico, se la obbligatorietà della “etichetta a semaforo” fosse riferita solo a confezioni e contenitori di cibi e bevande “NON” certificate dall’origine geografica, dalla filiera, dalla tracciabilità, dalla sostenibilità biologica e biodiversa di cui l’Italia è principale protagonista e principale fornitore al mondo. Un danno in ogni caso di circa 1 punto percentuale sull’intero PIL italiano.
CevesUni per più cultura e zero terrorismo.   Da anni sosteniamo che la soluzione ottimale può essere una icona aggiunta in etichetta che sia strettamente collegata alla certificazione di filiera e al rispetto di tutti i parametri fondamentali sanitari che abbiamo chiamato “nutricert o nutrikit o nutribatt”, ovvero una semplice e completa immagine capibile in tutte le lingue e per tutti i consumatori basato su un sistema automatico di controllo di quelle componenti di ogni prodotto secondo un gradiente qualitativo, uno di filiera, uno di composizione tecnica.

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli


Giampietro Comolli

Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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