Nutrie: finita la pacchia! Guerra aperta!

Nutrie: finita la pacchia! Guerra aperta!

Questo animale originale del sud america, un tempo veniva chiamato “castorino”, importato negli anni ’20 e allevato per la sua pelliccia.
Non si sa esattamente quante siano le nutrie in Italia ma è certo che ogni anno procurano tanti danni agli agricoltori e al territorio.
In particolare  subiscono gravi danni gli argini che vengono bucati da gallerie e tane. Senza contare i danni alle colture e lo scempio delle carcasse (tante), di nutrie investite, che si trovano quotidianamente sul ciglio delle nostre strade.

Pare siano stati proprio gli allevatori a “liberare” gli animali quando il settore andò in crisi.

Si sono ben ambientati e attraverso canali e corsi d’acqua hanno invaso tutto il nord Italia.

Finalmente non sono più animali protetti perchè la Legge ora li considera animali nocivi, come i topi da fogna, e pertanto possono/devono essere abbattuti… con le dovute regole e attenzioni.

Redazione Newsfood.com

 

Comunicato Regione Emilia-Romagna
Data: 26 aprile 2016 17:28:17 CEST

Nutrie, al via il Piano regionale di controllo

Stesse regole e modalità d’intervento da Rimini a Piacenza per contenere una specie infestante in aumento, che danneggia gravemente il territorio e l’agricoltura. L’Emilia-Romagna prima Regione ad intervenire in Italia dopo l’entrata in vigore del collegato ambientale alla legge di Stabilità

Bologna – Al via il Piano emiliano-romagnolo per il controllo delle nutrie, il primo in Italia dopo l’entrata in vigore, nel febbraio scorso, del Collegato ambientale alla legge di Stabilità che, pur mantenendo la classificazione dei roditori come animali infestanti e non più come fauna selvatica, dà alle Regioni la possibilità di intervenire per garantire un’azione più organica e coordinata. La presenza della nutria infatti è in forte aumento in tutta Italia, con gravi danni al territorio, specie per quanto riguarda le strutture arginali, all’agricoltura e  alla biodiversità. La Delibera della Giunta regionale, pubblicata sul Burert del 22 aprile e immediatamente operativa, stabilisce che l’attuazione del piano in ambito urbano è in capo ai Comuni, in ambito rurale alla Polizia provinciale e, nei territori di loro competenza, agli Enti di gestione dei parchi e delle riserve naturali.
Il Piano prevede che la cattura e la soppressione con metodo eutanasico è consentita con specifiche trappole,  sia in città che in campagna, tutto l’anno da parte di Polizia provinciale, guardie comunali, coadiutori (personale abilitato dalla Regione), agricoltori sul loro fondo, personale delegato alla tutela delle acque (se in possesso del titolo di coadiutore) e nei parchi e riserve naturali dal rispettivo personale di vigilanza.
L’abbattimento diretto con arma da fuoco può essere effettuato dal personale di vigilanza, dagli agricoltori solo se in possesso di abilitazione all’esercizio venatorio, dai coadiutori durante tutto l’anno e, inoltre, dai cacciatori/coadiutori durante l’esercizio della caccia dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio, nei territori cacciabili. Nelle zone protette  il periodo di caccia è ridotto dal 1 agosto al 31 gennaio. Gli enti parco possono decidere periodi diversi sul loro territorio: nelle zone umide, Sic e Zps l’abbattimento può avvenire dal 1 agosto al 31 gennaio e solo con uso di pallini atossici per salvaguardare la nidificazione degli uccelli acquatici.
Per quanto riguarda lo smaltimento degli animali occorre valutare la condizioni dell’habitat in relazione alle quali il capo può essere lasciato in loco, se irrecuperabile. Può essere previsto il sotterramento dove ciò non arrechi danni all’ambiente ovvero deve essere gestito come rifiuto speciale.

 

Redazione Newsfood.com

Leggi Anche
Scrivi un commento