''No alla tassa al 20%'', piovono e-mail pro Sky
2 Dicembre 2008
Il premier da Tirana replica alle critiche e assicura che non sapeva nulla della norma infilata nel decreto. Funziona lo spot in
tv.
Ma quale conflitto d’interessi? Quale colpo basso contro Sky, concorrente di Mediaset? Berlusconi, da Tirana, assicura che non sapeva
nulla dell’Iva al 20% infilata da Tremonti, inopinatamente, nel decreto anti-crisi, ma accusa il colpo delle migliaia di e-mail sollecitate dalla tv di Murdoch, che hanno intasato uno
dei suoi indirizzi alla presidenza del Consiglio.
Accusa il colpo, natutalmente, a modo suo, cercando di contraccare: “La sinistra – accusa – difende i ricchi e i consumi non necessari
pur di venire contro di noi”, ma quando Tremonti spiegherà le ragioni che hanno portato il governo a decidere la norma sull’Iva per Sky “perderà completamente la faccia di
fronte agli italiani e si vergonerà fino alla fine”.
Silvio Berlusconi, a margine di una conferenza stampa con il premier albanese Sali Bersha, torna sulla norma contestata e cerca di
spiegarsi: “Considero la reazione della sinistra una cosa vergognosa e visto che qualcuno, anche personaggi della nostra maggioranza, chiede che si torni alla situazione iniziale allora
sono d’accordo”.
Il premier rivendica il fatto che il governo con la norma su Sky “non ha aumentato le tasse, ma tolto un privilegio. C’è un’Iva
del 20% per tutti, Sky aveva il 10%. Se la sinistra chiede, difendendo i ricchi e i consumi non necessari pur di venire contro di noi, allora da parte mia sono d’accordo”. Tuttavia,
ripete Berlusconi, quando il ministro dell’Economia spiegherà le ragioni di quell’aumento “secondo me la sinistra perderà completamente la faccia di fronte agli
italiani.
Tremonti infatti – continua Berlusconi – è andato a vedere dove ci fossero sprechi e privilegi e ha fatto questa cosa. Quando gli
ho domandato perché l’avesse fatta, lui mi ha dato una certa risposta che adesso darà a voi, lasciamola dare a lui”. “Pero’, visto come la sinistra ha reagito – attacca ancora
il premier – io aspetto di vedere cosa farà quando Tremonti avrà chiarito le cause del suo agire i vergogneranno fino alla fine, vedrete…”.
Parole dure, ma il premier ha dimenticato, probabilmente, come stavaono le cose quando era lui a organizzare “la rivolta dei Puffi”,
altrimenti avrebbe usato parole più caute. Neanche allora, infatti, si trattava di difendere il pane e il salame dei telespettatori, ma il loro diritto a usufruire di una gamma
più vasta di programmi di quelli che offriva la Rai. E infatti Berlusconi, all’epoca (era il 1984) ne uscì vittorioso.
L’offensiva di Sky Italia
La tv di Murdoch ha deciso di ribellarsi con tutte le sue forze al raddoppio dell’Iva deciso da Berlusconi. Da ieri compare uno spot
in cui si illustra la decisione e si invitano i telespettatori a inviare un’e-mail di protesta al governo. Questo l’indirizzo indicato dallo spot di Sky:
segreteria.presidente@governo.it. E le e-mail sono arrivate a pioggia. “Quota exceeded”, ovvero “niente più spazio disponibile”: è la risposta che hanno ricevuto,
secondo la tv di Murdoch, molti degli abbonati di Sky e non solo loro, che hanno scelto di inviare una mail alla Presidenza del Consiglio per dire la loro sulla misura del governo che
stabilisce il raddoppio dell’Iva per la pay tv italiana, portandola dal 10 al 20%. La campagna di Sky per mobilitare i suoi abbonati contro un decreto che molti sostengono essere
ispirato da un conflitto di interessi è in rotazione su molti canali satellitari.
Mockridge risponde a Berlusconi
Riprende la parola, intanto, l’amministratore delegato di Sky Italia. Tom Mockridge (foto) risponde direttamente a Berlusconi che
aveva parlato di Iva al 10% ottenuta da Sky grazie ai suoi rapporti con la sinistra e ricorda che il provvedimento fu deciso (in aumento rispetto all’Iva precedente che era all’8%) dal
presidente del Consiglio Lamberto Dini “oggi senatore del Partito della libertà”. Mockridge ricorda anche che la Rai e le altre emittenti pagano l’Iva al 4%. Il colpo di mano di
Tremonti (perché suo sembra lo zampino determinante, anche se con l’avallo di Berlusconi, che si starà già pentendo di averlo dato) è difeso dal ministro degli
Interni, Roberto Maroni, che conferma così l’esistenza di un rapporto privilegiato tra la Lega Nord e il ministro dell’Economia, mentre più interessante appare la posizione di
Fabrizio Cicchitto, vicinissimo a Berlusconi, che ai microfoni di Sky dichiara che “il Parlamento può modificare la decisione”. È quello che chiedono i 4,6 milioni di abbonati
a Sky che altrimenti dal 1° gennaio 2009 si troveranno con un abbonamento più caro.
L’ok personale di Murdoch
Il magnate australiano ha dato di persona il via libera all’iniziatuva mediatica della sua emittente contro la decisione infilata in
un decreto del governo che doveva occuparsi di tutt’altro e da ieri tutte le trasmissioni della tv satellitare, dai Tg a quelle sportive, vanno avanti illustrando il punto di vista
dell’azienda.
Ieri lo ha fatto anche la popolare Ilaria D’Amico, concludendo la prima parte di Sky calcio show, quella di massimo ascolto, quando i
telespettatori della domenica pomeriggio si stanno raccogliendo davanti al teleschermo per godersi la partita della loro squadra del cuore, con una puntigliosa spiegazione di quanto sta
accadendo.
Per una volta nella vita, il presidente del Consiglio è costretto a fare i conti con la potenza mediatica altrui e, infatti, lo
stesso Berlusconi, come leggerete più avanti, ieri è dovuto intervenire di persona per cercare in qualche modo di difendere la sua scelta, che comunque non può essere
condivisa dai milioni di abbonati di Sky, che si vedranno rincarare il canone, se il parlamento non modificherà il decreto. L’azienda ha ribadito, infatti, che “se il provvedimento
del governo che prevede l’aumento dal 10 al 20% dell’Iva per la pay tv sarà confermato dal Parlamento, a partire dal 1° gennaio ogni cliente di Sky avrà un aumento delle
imposte sul suo abbonamento pari al 10%”.
In una nota l’azienda ribadisce “che il provvedimento approvato dal Governo prevede un raddoppio dell’Iva per le 4,7 milioni di
famiglie che hanno liberamente scelto di abbonarsi ai nostri prodotti. Si tratta di un aumento delle imposte per gli abbonati e dunque, come qualsiasi aumento dell’Iva, è
integralmente a carico del consumatore”.
Federconsumatori e Adusbef: 40/80 euro in più
E le associazioni dei consumatori fanno i conti. Costerà dai 40 agli 80 euro l’anno l’aumento dell’Iva sulla
pay tv, se il provvedimento rimarrà così come stabilito nel decreto anti-crisi varato dal governo. Sono questi i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, entrambe molto critiche
con la decisione del governo. “Questa norma va cancellata perché il sovraccarico di costi ricadrà inevitabilmente su quella fascia di consumo tipica della fruizione di
tale servizio, quale il ceto medio, che oltre a non aver minimamente beneficiato dalle decisioni contenute dal decreto anticrisi, continua a subire una progressiva ed importante perdita
del proprio potere di acquisto”: spiegano Elio Lannutti, presidente di Adusbef, nonché senatore dell’Italia dei Valori e Rosario Trefiletti, presidente di
Federconsumatori.
Veltroni: colpita l’azienda e gli abbonati
“Questa misura è un modo per colpire un’impresa, Sky, che produce e dà lavoro e per colpire i cittadini, deprimendo
ulteriormente il paese”: così il segretario del Pd, Walter Veltroni, critica il provvedimento previsto nel decreto anticrisi. “È una misura – evidenzia il segretario del Pd –
che agisce per il 92% sul principale concorrente di Berlusconi. E poi siamo sempre da capo a dodici: il governo prende una misura che è un aumento delle tasse, perché non
stiamo parlando di famiglie ricche, ma dei tifosi di calcio che si sono abbonati a Sky, ora si trovano l’Iva raddoppiata”.
COME È NATA LA STORIA: LE PUNTATE PRECEDENTI
A tutelare Sky, non sono bastati decine di “sondaggi” (che poi tali non sono, perché risponde chi vuole, senza alcun
campionamento) a favore del centro-destra e delle sue tesi. Giorno dopo giorno: vi piace il maestro unico? Sì, all’80%. Amate la riforma Gelmini? Un trionfo, mentre nelle piazze si
vedeva quel che si vedeva, tanto che molti telespettatori che di SkyTg24 avevano apprezzato e apprezzano l’imparzialità, avevano cominciato a metterla in dubbio, proprio partendo
dall’esito trionfale di queste mini-consultazioni quotidiane.
Poi è stato sufficiente un solo quesito tra i tanti, quello sul gradimento proprio del “pacchetto economico”, che rivelava la
contrarietà del 53% di coloro che avevano risposto, per far scattare la “ritosione” dopo un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi contro l’informazione di Sky.
Vendetta per decreto
E la vendetta (proprio in stile “Romanzo criminale”) non si è fatta attendere. Nel decreto anti-crisi che sembra destinare
qualcosa a tutti, per Sky c’è una salata punizione: l’Iva sugli abbonamenti passa dal 10 al 20%. La tv di Murdoch (e i suoi telespettatori) si trova così davanti a una
difficile scelta: o scarica l’aumento, a partire dal 2009, sugli abbonati, rischiando di perderne una parte o rinuncia a una fetta consistente di utili per mantenere tutti i suoi
4 milioni e 600.000 fedeli. Tanto per fare degli esempi, il pacchetto minimo (dopo gli aumenti imposti dal decreto) passerebbe da 15 euro al mese a 16,2; quello Mondo Sky da 26 euro a
28,8 e così via.
Fa finta di protestare con un comunicato anche Mediaset, che “si dichiara penalizzata, peraltro in una fase di lancio della formula
per abbonamento”. Già ma gli abbonati Mediaset, al momento, sono poche migliaia non quasi 5 milioni.
Quindi anche la protesta formale di Mediaset contro il padrone-presidente del Consiglio è uno specchietto per le allodole e per
due motivi: il primo è che la tv di Murdoch è stata l’unica in grado, in Italia, di tenere a bada le tre reti Mediaset sia sul piano della competizione per la pubblicità
che su quello dei programmi.
La seconda è che proprio Berlusconi – dopo aver pensato in un’epoca oprmai lontana di vendergli le sue tv – non ha mai voluto un
Murdoch troppo forte tra i piedi, perché – come dimostra la curiosa storia dell’unico sondaggio anti-gpverno contestato – non ci deve essere nessuna emittente in Italia in grado di
mettere in discussione i refrain del governo, secondo i quali “viviamo nel mondo migliore possibile”. E chi non lo pensa è un pericoloso bolscevico. Ora, siccome tutto si può
fare tranne che dare del comunista a Murdoch, si è pensato di punirlo “via Iva”:
La dura protesta di Sky
Compresibilmente dura la protesta di Sky. Una nota ufficiale dell’amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge spiega che “In
una fase di crisi economica in cui i governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacità di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese con l’obiettivo
di generare sviluppo e nuovi posti di lavoro. Ad esempio, questa settimana, il primo ministro inglese Gordon Brown ha annunciato una riduzione dell’Iva dal 17,5% al 15%. Ieri invece il
governo italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio dell’Iva sugli abbonamenti alla pay-tv dal 10 al 20%”.
Tom Mockridge ricorda (maliziosamente nei confronti di Mediaset, che nonostante gli “aiutini” per i decoder del digitale terrestre,non
decolla) che “dal 2003 Sky ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell’intero settore televisivo, grazie a questi investimenti e senza sussidi da parte del
governo”.
L’emittente ha migliaia di dipendenti
Mockridge sottolinea anche che “Sky oggi dà lavoro direttamente ad oltre 5000 persone e ad altre 4000 nell’indotto, più del
triplo del totale dei dipendenti sommati di Stream e tele nel 2003. Con la decisione annunciata ieri le tasse generate grazie agli abbonati di Sky cresceranno a 580 milioni di euro,
una crescita evidentemente in contrasto con l’affermazione del governo che questo pacchetto ‘sostiene lo sviluppo delle imprese'”.
Mockridge: “E’ un aumento delle tasse”
Per l’amministratore di Sky Italia, “deve essere chiaro che questo provvedimento è un aumento delle tasse per le oltre 4,6
milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di Sky. Informeremo immediatamente i nostri oltre 4,6 milioni di abbonati di questa decisione del governo di
aumentare le loro tasse, affinchè in questi tempi difficili abbiano chiaro che cosa sta accadendo alla loro capacità di spesa”.
Il Partito democratico denuncia il “conflitto d’interesse”
Ma il provvedimento non è piaciuto neppure al Partito democratico, che denuncia il palese conflitto d’interessi. “Il raddoppio
dell’Iva per la tv a pagamento inserito a sorpresa nel decreto anti crisi del governo ha tutta l’aria di un blitz contro Sky, il principale concorrente privato di Mediaset”, denuncia
Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd.
“L’azienda di proprietà della famiglia Berlusconi – aggiunge – non è infatti coinvolta dall’aumento visto che la norma del 1995 abrogata ieri riguarda solo la tv via satellite
e via cavo. L’eventuale coinvolgimento di Mediaset, lamentato dall’azienda di Cologno ieri a tarda sera, sarebbe comunque insignificante perché relativo non alle carte prepagate
del calcio ma soltanto agli abbonamenti mensili per alcuni canali digitali. In pratica, anche se fosse vero questo coinvolgimento, sarebbe infinitesimale”.
“In ogni caso – conclude Gentiloni – sarebbe molto grave che ad essere colpiti dal blitz governativo fossero alla fine i quasi 5
milioni di abbonati a Sky. Nei prossimi giorni ci rivolgeremo alle Autorità di garanzia per verificare se la norma anti Sky non è un caso classico di quel ‘sostegno
privilegiato’ all’azienda di proprietà di Berlusconi che è vietato anche dalla nostra blanda normativa sul conflitto di interessi”.
L’ironia di Bersani: Berlusconi è uscito?
E all’attacco va anche il ministro ombra dell’Economia Pierluigi Bersani. “L’onorevole Berlusconi – si chiede ironicamente – era
presente al Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto anti crisi? In quel decreto c’è una tassa sulla pay-tv che pagheranno milioni di famiglie e che pesa uno per le
aziende del presidente del Consiglio e cento per un suo concorrente”. “Benché ci si siamo ormai abituati a tutto – conclude Bersani – voglio credere che una simile stortura del
mercato non passi inosservata. Sarà una buona occasione per sapere quanti liberali ci sono in Parlamento”.
Ma anche almeno un paio di Autorità (quella Antitrust e quella per le comunicazioni) dovrebbero avere qualcosa da
dire.
Berlusconi si difende: Sky agevolata dalla sinistra
Il presidente del Consiglio è stato costretto dal tam tam di polemiche che si diffonde anche tra gli abbonati di Sky, grazie ai
puntuali resoconti della vicendas che dò proprio Sky Tg24 (abbastanza silenziosi, invece, gli altri grandi media, con l’eccezione di Repubblica) difende la norma del decreto
anticrisi che aumenta l’Iva sulla pay tv. Naturalmente Berlusconi si difende attaccando gli altri: “La sinistra – dice il premier – aveva dato un privilegio alle televisioni con gli
abbonamenti, la sinistra aveva buoni rapporti con Sky. Noi abbiamo tolto un privilegio e portato il livello dell’Iva uguale per tutti ed in questo modo abbiamo penalizzato Mediaset, che
sta facendo partire una tv con gli abbonamenti. Questo dimostra che la sinistra si è inventata il conflitto di interessi, oltretutto Mediaset non è concorrente di Sky che va
sul satellite e ha altre regole”. Detto dal proprietario delle emittenti che lanciarono il “vietato vietare” a difesa degli spot e che è stato l’alfiere incontrasto della
“libertà di antenna” la penalizzazione esclusiva di Sky fa molta impressione.
Il ministro Sacconi non esclude, invece, che questo passaggio del decreto possa essere modificato “dal parlamento che è sovrano”
(se non viene imposto il voto di fiducia).





