Napolitano: “Continuerò ad esercitare con rigore e trasparenza le prerogative attribuitemi dalla Costituzione”
8 Ottobre 2008
“Continuerò ad esercitare con rigore e trasparenza le prerogative attribuitemi dalla Costituzione”. Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una lettera
al quotidiano La Stampa, e rivolta al mondo politico, in particolare al governo Berlusconi scriveva nei giorni scorsi per ribadire il suo ruolo di capo dello stato ovvero quel ruolo di
garante delle regole democratiche. Un richiamo all’ordine particolarmente incisivo e puntuale viste le intenzioni più volte confermate da azioni da parte del premier
Berlusconi di procedere a colpi di decreti esautorando il Parlamento delle sue facoltà decisionali. Un monito importante, severo dopo la decisione del governo di porre la
fiducia, ormai incassata alla Camera, anche sulle riforma della scuola, evidenziando la chiara intenzione di procedere senza ascoltare i richiami e le richieste dell’opposizione.
Napolitano, dunque, ha messo i puntini sulle i e ha fatto capire chiaramente al governo che questa modalità di procedere a colpi di decreti proprio non gli piace e che come prima
e più di prima vigilerà perché in “Italia si governa con leggi discusse e approvate dalla Camere nei modi e nei tempi previsti dai rispettivi regolamenti e
solo in casi di straordinaria necessità ed urgenza con decreti” . Napolitano dunque ricorda a chiare lettere al presidente del Consiglio il ruolo delle Camere e in nome di
questo ruolo, più volte sconfessato dal governo, chiede rispetto.
Ma il Presidente della Repubblica ha fatto molto di più invitando il premier ad un colloquio proprio al Quirinale, una bella strigliata d’orecchie perché, come
ricordato nella lettera inviata a La Stampa, le camere devono essere incentivate a fare il loro lavoro, a discutere e a votare perché di fatto esse con i loro rappresentanti
rappresentano una pluralità che il governo si ostina a non considerare.
Un altolà che Berlusconi ovviamente non deve aver gradito e che come al solito ha negato dichiarando che l’incontro al Quirinale è stato un “cordialissimo
colloquio a 360° dove si è parlato di politica e istituzione e della crisi in atto sulle borse mondiali. Berlusconi si affrettava a correggere il tiro delle ultime settimane,
precisando che d’ora in poi si consulterà preventivamente con il Capo dello Stato. Un dietrofront sul quale c’è da dubitare, viste le modalità con cui
il premier governa il Paese e visti gli attacchi continui all’opposizione, specie nei confronti del segretario del PD Walter Veltroni a dimostrazione che Berlusconi non è
interessato al dialogo ma solo a governare l’Italia come se fosse una sua proprietà con sudditi e sudditanze. Una vera e propria strategia con il plauso della maggioranza,
dove, come denuncia Pier Luigi Castagnetti si lascia “all’opposizione solo la tribuna o solo il potere di contrasto in attesa del successivo turno elettorale, così da
“distruggere il tessuto costituzionale e rinunziare alle libertà che le istituzioni della democrazia sono chiamate a difendere”.
Al richiamo di Napolitano si assoocia anche la denuncia di Famiglia Cristiana che in questi giorni torna ad attaccare il governo segnalando come il ricorso ai decreti e lodi strozzino
il Parlamento. “Siamo di fronte – si legge nell’editoriale del settimanale dei Paolini – a un tentativo di trasformare la Repubblica in cui la sovranità spetta
al popolo, in una forma di stato in cui l’equilibrio si sbilancia a favore del governo”. Il rischio, denuncia famiglia Cristina è che “si torni al fascismo, una
vicenda storica chiusa da decenni, ma non del tutto archiviata a causa di rigurgiti razzisti che una parte dell’opinione pubblica sembrano richiamare”. “Ciò che
è in discussione – osserva il settimanale – è la democrazia parlamentare come la conosciamo da decenni”, una democrazia continuamente indebolita a colpi
di decreti e lodi messi a punto dal governo Berlusconi completamente asservito al premier, ossessionato dai propri interessi personali e dai suoi noti problemi con la giustizia, che di
certo non gli permettono di governare nell’interesse del Paese.
AdO





