MNFL: basta con i licenziamenti nell’industria farmaceutica

 

Nell’ultimo decennio le aziende non hanno fatto altro che incrementare il numero d’informatori per aumentare la pressione sulla classe medica che rappresentava “Il
decisore” del fatturato. Ora sono la AUSL, i comitati etici, le commissioni dei prontuari e le istituzioni sanitarie regionali ad avere un ruolo determinante, per cui gli
informatori debbono essere”scaricati”.

Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti esprime piena solidarietà agli informatori scientifici del farmaco e in particolare ai tantissimi colleghi farmacisti che hanno perso o
sono in procinto di perdere il proprio posto di lavoro grazie a politiche aziendali errate degli ultimi venti anni.

Il farmaco è un bene pubblico così come lo è l’informazione scientifica, considerando che per legge si dovrebbe occuparsi anche di farmacovigilanza.

Nel settore farmaceutico sta avvenendo ciò che è accaduto nel mondo industrial-finanziario ove si è creata una “bolla” speculativa perdendo di vista
l’oggetto dell’attività: il farmaco e la relativa ricerca applicata.

Tale stato di cose è particolarmente grave in Italia ove viene permesso ad aziende farmaceutiche con bilanci in positivo di utilizzare ammortizzatori sociali attraverso
“crisi di comodo”, per avere il massimo profitto a scapito dei lavoratori.

La pratica del “trasferimento di ramo d’azienda” è una pratica immorale che consente licenziamenti collettivi e permette di trarre ingenti profitti, mentre
molto spesso chi acquista è una controllata (completamente o in parte) di chi vende a cui è consentito procedere alla ristrutturazione e quindi ai licenziamenti, allo
stesso tempo viene chiesto allo Stato di pagare gli oneri sociali con un costo pubblico inaccettabile.

Giustificare tali comportamenti con la scadenza dei brevetti dei farmaci è assolutamente risibile in quanto tale scadenza è nota da tempo.
La verità è che manca totalmente una politica industriale d’ampio respiro.

Certamente i ritardi nei pagamenti delle ASL e la crisi dei mercati americani hanno giocato la loro parte, ma l’industria farmaceutica è tra quelle che hanno realizzato
negli ultimi anni i maggiori guadagni e molte di loro hanno beneficiato di denaro pubblico, Governo ed istituzioni debbono pretendere un’assunzione di responsabilità da
parte delle aziende verso i lavoratori.

Inoltre, la crisi del settore, s’inserisce nel contesto nazionale, ove l’assenza totale d’opportunità alternative rende ancora più grave il disagio degli
informatori scientifici.

Infatti, permanendo in questo Paese, uno stato di monopolio nella distribuzione del farmaco con il numero chiuso di farmacie nel territorio, non sarà data loro, come a moltissimi
farmacisti, la possibilità di aprire una propria farmacia.

Purtroppo né l’attuale Governo né Farmaindustria si possono annoverare tra coloro che difendono i pochi passi avanti in tema di liberalizzazioni del settore come ad
esempio la vendita di SOP e OTC nelle parafarmacie. Questo mentre proprio le politiche di liberalizzazione e la creazione di nuove possibilità di lavoro, anche autonomo, sono una
delle leve fondamentali per risolvere le crisi economiche e far ripartire quell’ascensore sociale fermo ormai da anni in Italia.

Leggi Anche
Scrivi un commento