Milano e i suoi Musei: Il modello Italia di gestione del sistema museale

Milano e i suoi Musei: Il modello Italia di gestione del sistema museale

By Redazione

Milano capitale dell’Industria, della finanza, della Moda, del Design…Achille Colombo Clerici ci fa scoprire anche i tesori nascosti della sua città, della città che con
Expo2015 è già al centro dell’attenzione di tutto il mondo.

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

Inizio messaggio inoltrato:
Data: 08 ottobre 2012 12.10.09 GMT+02.00
Oggetto: Musei di Milano – Il sistema museale ed il modello Italia di gestione.- Incontri di Caidate, Castello Belgiojoso – Il Museo dell’Ambrosiana – Istituto Europa Asia ***
 

ISTITUTO EUROPA ASIA
Dibattito al 22° Incontro di Caidate organizzato dalla famiglia Belgiojoso

SPONSORIZZAZIONE E MUSEI, COLLABORAZIONE POSSIBILE

Si sono confrontati il banchiere Giovanni Bazoli e la soprintendente Sandrina Bandera 

Da quando il mecenatismo si è trasformato in sponsorizzazione, il rapporto tra museo e datore di risorse è diventato delicato: il museo è un servizio alla collettività
da cui nasce per precise ragioni storiche e culturali;  ma la sponsorizzazione, indispensabile in tempi di tagli alla cultura causati da priorità più urgenti
nell’immediato,  non deve essere intesa quale produttore di profitto.

Le due posizioni si sono confrontate, con una sostanziale identità di vedute, al tradizionale ed esclusivo “Incontro”, il XXII, organizzato dal conte Giuseppe Barbiano di Belgiojoso e
dalla storica famiglia nel Castello di Caidate, nel Varesotto, che domina l’Arno lombardo.

Tema, “Milano e i suoi Musei”, rivolto a centinaia di esponenti dell’economia e della cultura.

Giuseppe Belgiojoso ha presentato l’evento ricordando la scomparsa del cardinale Carlo Maria Martini, relatore alla prima edizione nel 1990, e l’arrivo di Caterina venuta ad allargare la grande,
in ogni senso, famiglia patrizia.   

Con la consueta regia dell’editorialista Sergio Romano – il quale ha sottolineato come le origini o lo sviluppo dei principali luoghi culturali milanesi (Brera, Castello, Duomo, Scala) siano
dovuti a stranieri e alla Chiesa e rilevando che i milanesi “pensano culturalmente in piccolo” –  ecco il dibattito tra Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo e Sandrina Bandera,
soprintendente e direttore della Pinacoteca di Brera.

Da Bazoli è venuto un messaggio: “Ogni azionista di azienda dovrebbe destinare una  percentuale degli utili  alla tutela del patrimonio culturale e ambientale italiano: operando
così una sorta di restituzione alla collettività”. 

Da Bandera una denuncia: il pesante condizionamento dei sindacati del personale nell’attività del museo. Un “modello Italia”, aggiungiamo, che frena altri settori importanti per lo
sviluppo del Paese, quali il turismo. 

Romano  ha aggiunto di suo parlando di “giacobinismo culturale” che crea ostacoli alle Fondazioni come quella costituita per il Museo Egizio di Torino e quella in progetto per la Grande
Brera.

L’iniziativa del gruppo bancario Intesa Sanpaolo di aprire nelle sue sedi storiche di Milano un grande museo – con spazio espositivo che risulta doppio rispetto a quello della Pinacoteca di Brera
(8.300 metri quadrati) – è nel solco della  tradizione rinascimentale, che l’ipercapitalismo nichilista appariva aver cancellato.

E parzialmente cancellato persino a Milano, dove sino all’età di Mattioli, Olivetti e Mattei la finanza e l’impresa avevano svolto un ruolo determinante nello sviluppo civile, accanto a
quello del cattolicesimo ambrosiano.

Queste collezioni raddoppiano quelle del Museo dell’Ottocento di villa Belgiojoso e del Museo del ‘900 all’Arengario.

“Una filosofia umanistica – ha aggiunto Bazoli – ben diversa da quella delle banche americane tese a incamerare utili in qualsiasi maniera, vedi i disastri recenti,  e nel più breve
tempo possibile”.

Secondo Bandera, se ogni museo ha una vocazione propria, è un vincolo con la collettività che non può essere snaturato, è anche vero (è il caso di Brera ma
è l’emblema di molte realtà museali) che l’attività culturale dei suoi operatori viene sopraffatta dalla gestione del quotidiano: “E’ mai possibile – ha detto – che a
disposizione di Brera ci siano 8 milioni di euro che non possiamo però ancora toccare mentre ci mancano 5.000 euro per modeste riparazioni al tetto da cui la pioggia cola sulle
pitture?”.

Oltre cinquecento gli invitati; fra gli altri, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, l’amb. Alexis Lautenberg, Giovanni Battista Origoni, presidente
della Societa’ Storica Lombarda,il presidente del Museo di storia della agricoltura di S. Angelo Lodigiano, Pier Giuseppe Torrani presidente di AIM, il presidente degli Amici di Brera Aldo
Bassetti, la presidente emerita del Fai Giulia Maria Crespi, la presidente degli Amici della Scala Anna Crespi Morbio, Francesco Saverio Borrelli, Annalisa Zanni direttrice del “Poldi Pezzoli”,
Lina Sotis, Franca Fossati Bellani, Cesare Rimini, Virgiliana Tibertelli de Pisis, Gaetano Galeone, Luigi Brioschi, Gilberto Gabrielli.

               *  *  * *
La Pinacoteca ambrosiana.
Ma non è impossibile che diffusione della cultura e buona gestione vadano d’accordo: come dimostra il Museo  della Biblioteca Ambrosiana di Milano di cui è prefetto mons.
Franco Buzzi, fondata nel 1607 dal cardinale Federico Borromeo.

È ospitata all’interno del Palazzo dell’Ambrosiana nel quale si trova anche la Pinacoteca Ambrosiana, anch’essa fondata da Federico.

Fu la quinta biblioteca aperta al pubblico dal 1609.

Intensa, nei secoli, la sua attività.
Per citare, nei decenni più recenti, brevi note storiche: i bombardamenti del 1943 causarono gravi danni all’edificio e al patrimonio; fra le altre andò persa l’intera raccolta dei
libretti d’opera della  Scala. I lavori di ripristino iniziarono nel 1952 su progetto di  Luigi Caccia Dominioni.

Dal 1990 al 1997 l’edificio è stato nuovamente ristrutturato. E nel 2009 si è celebrato il IV centenario della fondazione.

Il patrimonio della Biblioteca Ambrosiana, costituito da oltre 30.000 manoscritti, 12.000 pergamene, 2.300 incunaboli, 10.000 disegni, 30.000 incisioni, oltre 1000 legature medievali e raccolte
numismatiche e archeologiche, ne fa una delle più prestigiose biblioteche al mondo.

Fra gli innumerevoli capolavori spiccano i 51 frammenti con 58 miniature dell’Ilias Picta, risalente al V secolo, i 1119 fogli del  Codice Atlantico, il De Divina Proportione di Luca
Pacioli, il De Prospectiva Pingendi di Piero della Francesca e una serie immensa di manoscritti autografi da Petrarca al Boccaccio, Ariosto,  Machiavelli, Galileo, Parini, Manzoni,
Porta.

Oggi il complesso monumentale che la ospita riceverà maggiore dignità dalla collocazione di un’opera monumentale nell’antistante piazza e dalla pedonalizzazione  della stessa
 piazza Pio XI, via dell’Ambrosiana (nel tratto compreso fra piazza Pio XI e via Moneta), via Cantù (tra via Armorari e piazza Pio XI) e via Cardinale Federico (tra via delle Asole e
piazza Pio XI).

Foto:

– Colombo Clerici con mons. Franco Buzzi Prefetto della Amrosiana

– Colombo Clerici con il card. Gianfranco Ravasi, all’epoca Prefetto Ambrosiana

– Colombo Clerici con Amb. Sergio Romano

Redazione Newsfood.com
 

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