Milano, Città metropolitana, tra bacino del Po e piani del Territorio
15 Maggio 2024
Milano, Città metropolitana, tra bacino del Po e piani del Territorio
Resoconto del terzo webinar dell’Osservatorio metropolitano, sulla città meneghina
A cura di Assoedilizia Informa
Milano, 14 maggio 2024
Città metropolitana, tra bacino del Po e piani del Territorio
Il terzo webinar dell’Osservatorio metropolitano
L’appuntamento del 14 maggio dell’Osservatorio metropolitano, penultimo di questa stagione, è stato dedicato al tema “Area vasta e città metropolitana”. Il webinar, con il patrocinio e la presenza di Assoedilizia, è stato coordinato da Carlo Berizzi. L’iniziativa è stata proposta da Aim (Associazione interessi metropolitani) con il Collegio degli ingegneri e architetti di Milano e l’associazione Architetti per Milano e ha lo scopo approfondire questioni e proposte sullo sviluppo della città metropolitana di Milano, coinvolgendo relatori esperti. Gli incontri sono stati organizzati con il coordinamento di Alberico Belgiojoso, Carlo Berizzi, Clara Rognoni e Gianni Verga. (foto cover)

Ad aprire i lavori è stata Giovanna Fossa (ordinaria di Tecnica e Pianificazione Urbanistica al Politecnico di Milano), che ha dato lo scenario geografico-paesaggistico dell’area: “Tra le due fasce di pianura irrigua e asciutta, lungo la via dei fontanili, c’è il centro di Milano, E queste due fasce si sviluppano lungo tutta la vallata padana, in maniera simmetrica rispetto all’asse del Po. Quindi una fascia insediativa produttiva nell’alta pianura, una rurale- agricola nella bassa pianura, con le polarità principale lungo la via dei fontanili, con una continuità di paesaggi urbani e rurali, che offrono una risorsa strategica per il turismo esperienziale, che sta diventando la parte più interessante evolutiva del Gran Tour italiano”.
Come questione di metodo, ha detto Fossa, un punto forte è che lo storico policentrismo lombardo ha bisogno di evolvere verso una direzione resiliente, abbiamo cioè il problema di un eccesso di gravitazione su Milano, che dopo le crisi pandemiche, immobiliari o demografiche risulta più evidente. Gli sforzi della Regione in questo senso risultano quindi più che mai benvenute, ai fini del rilancio delle città medio-piccole: “È impossibile che a 30-40 chilometri da Milano il mercato immobiliare praticamente non esista e a Milano i prezzi impazziscono: negli Stati Uniti sarebbe impensabile una situazione del genere”.
“La questione culturale è fatta di immaginari e di paesaggi – ha spiegato Fossa – il paesaggio di bacino cui appartengono Milano come la valle padana è un ambiente macro unico per la sua identità, un ecosistema di salute e benessere nella ricerca di nuovi stili di vita e di lavoro nel post pandemia. Abbiamo una prossimità alle fasce collinari prealpini e una rete di percorsi pedonali ed escursionistici ciclabili già integrati (almeno in prospettiva) con il servizio ferroviario regionale. Lo skiline delle alpi è sperimentato, con il bel tempo, da 15 milioni di persone, insediamenti religiosi, le memorie della guerra, elementi artistici da Segantini a Manzoni a Don Camillo. Tutto questo fa parte del paesaggio culturale comune”.
Da Milano possiamo lavorare verso la pianura e la montagna, con un asse trasversale, un corridoio dello sport da Milano alla Valtellina di turismo lento in complementarietà con il vicino corridoio veloce del Gottardo.

Maurizio Federici, commissario del Parco agricolo Sud Milano e con una lunga esperienza in Regione Lombardia nel settore Territorio, ha definito l’Area vasta e la città metropolitana “Un’esperienza sviluppata negli anni, nata dalle nostre volontà. La comunità europea ha riconosciuto questa come una delle 4 migliori pratiche a livello europeo. A oggi abbiamo elaborato cinque piani d’area, il piano sul consumo di suolo e la revisione del piano territoriale regionale e del piano paesaggistico, presentati l’anno scorso. Questi progetti partono da lontano, risultato da confronti che ci hanno permesso di avere una visione diversa. Così è diventato importante fare progetti non in base ai confini amministrativi ma con il Tavolo interregionale delle Regioni Piemonte, Lombardia,Veneto ed Emilia Romagna, con temi di lavoro e strategia condivise sul governo del territorio”
Abbiano cominciato a ragionare sul consumo di suolo – ha detto Federici – avviando una nuova visione dei piani, in base a nuove esigenze che ci hanno portato al nuovo piano territoriale. Con una progettazione di scala sovraregionale delle infrastrutture: “Ci siamo resi conto, tra Regioni, che ci sono elementi di confine che vanno studiati e progettati insieme, come intorno al Garda tra Veneto e Lombardia, o sullo Stelvio tra Lombardia e Trentino: l’ambiente va oltre i confini, come l’arco del Po. È vero che il policentrismo è una vocazione del territorio lombardo ma vi sono poli con valenze diverse: alcuni, come Edolo, non erano riconosciuti. Ma occorre che coloro che svolgono ruoli di potere siano persone lungimiranti. Qualcosa è stato realizzato ma la programmazione è fondamentale per uno sviluppo sostenibile, altrimenti rimane un documento utile solo agli studiosi ma non alla realtà quotidiana”.

La parola è quindi passata a Sandra Zappella (dirigente Unità Organizzativa Programmazione territoriale e paesistica della Regione Lombardia): “I piani territoriali regionali – ha spiegato – non hanno solo valenza urbanistica ma vengono attuati dove la Regione individuano interessi regionali o sovraregionali, e sono costruiti cercando dar dialogare tra loro paesaggio, infrastrutture e Urbanistica”.
Zappella ha poi illustrato i piani già presenti: il primo è quello dei Navigli, che coinvolge 51 Comuni e tre province (MI-Va-Lc) e ha prescritto l’inedificabilità lungo i 5 navigli lombardi. Il secondo è quello di Montichiari con 4 Comuni ma è uno dei più strategici con l’aeroporto, che è al centro dell’asse padano. Il paino è stato precursore di tutela del territorio intorno all’aeroporto, per evitare gli errori commessi intorno a Malpensa. Altri due piani interessano il territorio montano della Valtellina e delle Valli alpine (con 45 Comuni): questi si caratterizzano con contesti molto fragili e di spopolamento e hanno cercato di incrementare il turismo lungo tutto l’anno.
“L’ultimo piano – ha concluso Zappella – è quello della Franciacorta, che ha anticipato i temi del consumo di suolo e della rigenerazione urbana. C’erano pressioni sul territorio che potevano comprometterlo e questo piano è iniziato nel 2015 e approvato nel 2017. Abbiano identificato tre obiettivi per elevare il territorio al brand vitivinicolo: ridurre il consumo di suolo, promuovere l’attività paesaggistica e sostenere la mobilità territoriale. Abbiamo mappato tutte le aree destinate a vite ma anche a colture di pregio e biologiche. Molti comuni nei loro Pgt prevedevano di costruire proprio in quelle aree e abbiamo lavorato per mappare le aree produttive e dismesse e aiutare così la pianificazione locale”.

Ultimo relatore è stato Gianni Verga, anima pensante dell’urbanistica lombarda ex assessore comunale e regionale: “Si crea uno spazio duale tra i centri metropolitani e le terre di nessuno, con la scomparsa dei concetti prima definiti come periferie. L’insieme territoriale si sta manifestando in questa visione. Con l’alta velocità è cambiato in nostro modo di vivere, è la metropolitana di tutta l’Italia settentrionale e tra pochi anni si realizzerà il sogno dei milanesi di avere il mare a meno di un’ora”
Mi conforta, ha detto Verga, lo sviluppo che si sta manifestando con i concetti oggi espressi e che consentirà di elaborare una sorta di “indifferenza dell’abitare”: “Noi ci facciamo il cruccio di Milano e fuori Milano ma fuori rispetto a cosa? È una strettoia mentale. Io, dieci anni fa, impiegavo 40 minuti per arrivare in piazza Duomo, oggi arrivo in 15 minuti. Abbiamo raggiunto importanti livelli di accessibilità ma i livelli di fruibilità sul nostri territorio non li conosciamo e usiamo abbastanza e gli interventi strutturali di cui avremmo bisogno devono essere affrontati”.
Nei precedenti interventi – ha detto Verga – tutti hanno alla fine constatato che è difficile mettere in pratica tutte queste cose: “Ma una cosa importante va segnalata: il 6 marzo è nato il primo gemello digitale del bacino del Po, il che vuol dire che sta nascendo a livello informatico la conoscenza in tempo reale di ciò di cui abbiamo parlato stasera, importante perché costringerà a lavorarci su. Come la collaborazione tra gli Stati, che non è prevista da nessuna legge ma esiste, il gemello digitale costringerà a decidere e una proposta che si potrà portare avanti è che dobbiamo trasferire, a livello delle istituzioni che decidono, delle pratiche che si usano in tutte le governance: sarà la rete che ci aiuterà a governare, perché bisogna trovare un nuovo modello di partecipazione che produca decisioni”.
La rete, ha concluso Verga, è appunto il modello che dobbiamo usare, una sorta di istituzione virtuale che governa in modo estensivo, a seconda dei problemi da affrontare. “Questo purché ci siano: informazioni chiare e disponibili per tutti; che ci si possa collegare; che si prevedano momenti formali di persona ma piche volte nel corso degli anni, come avviene nei G7 o nei G20 con i leader che si incontrano online, prassi corrente dopo la pandemia. Così, se il gemello digitale ci dice che il terremoto in Romagna può verificarsi ancora, questo costringe a prendere decisioni. Il dibattito pubblico previsto dalle norme deve essere trasformato e vada sulla rete, con tempi cadenzati e possibilità di prendere decisioni”.
Il webinar si è concluso con alcune domande, tra cui quella di Alberico Belgiojoso a Sandra Zappella: “Queste scale dei piani di dettaglio vengano decise con incontri o con prescrizioni?”.
La risposta è stata: “In Franciacorta non abbiamo indicato prescrizioni, solo per i piani di Navigli e Montichiari, mentre abbiamo sempre lavorato con le amministrazioni locali. Le difficoltà incontrate sono da riscontare piuttosto nell’aspettativa che hanno i Comuni verso la Regione anche dopo la fase di avvio, nel corso della quale vengono accompagnati”.
Saverio Fossati
Newsfood.com
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