Ma la Barilla e le altre ora si difendono a colpi di spot

 

Il danno alla loro immagine è stato enorme. Vedersi sbattuti sulle prime pagine di tutti i quotidiani e sui principali siti d’informazione con l’accusa di aver appositamente tenuto
alto i prezzi della pasta a danno dei consumatori per loro è stato un danno davvero senza limiti. E così i pastai italiani hanno deciso di attingere ai fondi accumulati negli ultimi
mesi per passare alla controffensiva. Per cercare di rilanciare quell’immagine deturpata da un comportamento messo sotto accusa dall’Antitrust. Lo hanno fatto scegliendo di comprare intere pagine
pubblicitarie su alcuni dei più diffusi quotidiani italiani. Paginoni interi in cui scrivono delle vere e proprie lettere ai consumatori e alle famiglie italiane.
Pubblicità: “Nessuna intesa” “Nessuna intesa per influenzare i prezzi della pasta. I pastifici italiani da sempre vicini ai consumatori”. Questa la scritta a caratteri cubitali che
campeggia su una delle tante pagine dei quotidiani di oggi. È dell’Unione industriali pastai italiani, l’associazione che rappresenta tutta la categoria sanzionata assieme ad altre 25
aziende del “made in Italy”.
Il testo prosegue dicendo che “non vi sono mai state speculazioni, né intese lesive degli interessi dei consumatori”. E ancora sostenendo che gli aumenti dei prezzi continuati fino a
gennaio scorso sono stati “dovuti al forte incremento dei costi della materia prima proseguito fino a metà del 2008 ( 220% rispetto al 2005), che ha provocato una crisi acuta del settore e
il rischio chiusura per molti pastifici”.
Ma il costo del grano è calato da tempo Peccato però che quando i prezzi delle materie primi sono scesi, quelli della pasta sono continuati a crescere. Ma non finisce qui: a
proposito dell’indagine dell’Antitrust l’associazione dei pastai italiani dice che “le aziende hanno praticato aumenti diversi in tempi diversi. Ciò dimostra l’insussistenza di qualsiasi
ipotesi di intesa”.
Non è da meno la Barilla, l’azienda che ha visto recapitarsi la multa più salata: oltre 5 milioni di euro. Ha deciso, quindi, di acquistare una pagina sui principali quotidiani
italiani. “Da oltre 130 anni dalla parte delle famiglie” scrive all’inizio della sua lettera. E poi nel testo, che parzialmente ricalca quello dell’associazione dei pastai, dice ancora di non
aver promosso “accordi sui prezzi o aderito ad aumenti concordati con la concorrenza. E’ un’accusa che non condividiamo”.
La Procura di Roma acquisisce l’istruttoria Peccato però che l’Antitrust, Autorità nota per la sua cautela, non la pensi nella stessa maniera e anzi assicuri di aver “moderato” la
multa a Barilla dopo le promesse dell’azienda di cambiare la politica commerciale. “Prove inoppugnabili” dice il Garante Antonio Catricalà. E lo stesso fa anche la Procura della Repubblica
di Roma che ha deciso di acquisire l’istruttoria dell’Antitrust. Hanno aumentato i prezzi fino a gennaio scorso Hanno continuato ad aumentare il prezzo della pasta anche dopo la chiusura
dell’istruttoria dell’Autorità antitrust. E chiunque può constatarlo sull’Osservatorio dei prezzi al consumo della Regione Lazio, “partito” a maggio dell’anno scorso e che, sin
dalla sua prima settimana di attività, quella dal 12 al 19 maggio 2008, ha monitorato il prezzo delle confezioni da mezzo chilo di spaghetti. Seguendo tre categorie di prodotto: uno di
fascia bassa, uno di fascia media, e un ultimo di fascia alta.
Così, mentre a maggio 2008 una confezione di spaghetti economica costava 63 centesimi, una media 76 centesimi, e una alta 105, a gennaio 2009, dopo soli 8 mesi, i prezzi per le tre fasce
di prodotto sono diventati di 61, 81 e 112 centesimi. Insomma, di fronte ai prezzi delle materie prime che diminuivano, solo gli spaghetti di fascia bassa sono scesi di costo del 3,18%.
Viceversa, il prezzo degli spaghetti di fascia media è salito del 6,58%, e quello degli spaghetti di fascia alta del 6,67%.
La “mano pesante” dell’Antitrust L’Antitrust ha sanzionato, per complessivi 12,5 milioni di euro, 26 produttori di pasta e l’associazione di categoria Unipi per aver costituito, nel corso del
2006 e 2008, due intese restrittive della concorrenza.
Le multe più forti sono arrivate a Barilla, per 6 milioni di euro, a De Cecco, per oltre 1 milione e 300.000 euro e per Divella: un milione di euro.
Per Adoc un intervento giusto, ora i produttori dovrebbero risarcire i consumatori abbassando i prezzi della pasta di almeno il 20%. “Bene l’intervento dell’Authority, conferma le denunce
dell’Adoc degli ultimi due anni  – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – il prezzo della pasta è cresciuto in maniera esponenziale, anche di oltre il 30%, mentre il prezzo del
grano ha avuto e sta avendo un forte ribasso. È stata messa in atto una fastidiosa speculazione, aggravata dal periodo di crisi nera che stiamo attraversando. Non bastano le sanzioni,
giustissime, dell’Antitrust. Come forma di risarcimento per tutti i consumatori danneggiati, i produttori multati dovrebbero operare un taglio dei prezzi di almeno il 20% su tutti i loro
prodotti”.
Federconsumatori Puglia: “Ricorso presentato da noi” Soddisfazione viene espressa dall’associazione, che ha presentato il ricorso, per la decisione  dell’Antitrust sulla violazione delle
regole della concorrenza con intese finalizzate ad aumentare i prezzi della pasta.
Le pesanti sanzioni comminate sono però solo un parziale ristoro dei danni subiti dai consumatori, che devono essere ora risarciti, anche in assenza della class action, attraverso
richieste dirette alle aziende che li hanno danneggiati .
Le cause pilota saranno coordinate dall’avv. Nico Romito, che ha curato l’azione rivolta all’Antitrust, davanti i Giudici di  Roma, Bari, Milano, Firenze, Trapani, Treviso, Taranto, Foggia,
Lecce ed avranno ad oggetto la richiesta diretta di risarcimento per i consumatori di pasta danneggiati dalle intese, che hanno determinato un artificioso aumento del prezzo evitando dinamiche
concorrenziali, con un danno stimato tra i 50 e i 100 euro a famiglia.
Le azioni saranno rivolte nei confronti di Barilla e delle altre principali aziende di pasta sanzionate che gestiscono l’85% della produzione complessiva del settore ed avranno come presupposto
l’accordo sanzionato avente ad oggetto l’aumento del prezzo del prodotto, nonostante le differenti dinamiche delle materie prime.
Per le famiglie italiane, a fronte di una riduzione delle materie prime di oltre il 50% da inizio 2007, si sono registrati aumenti consistenti della pasta per una somma di 435.170.000, pari a
43,68 euro per nucleo familiare (dati 2008). Anche il 2009 è iniziato con un aumento del prodotto: a gennaio si è registrato un  25,4%.
Il fatto che nonostante gli aumenti del prezzo i consumi non si siano ridotti, ma anzi aumentati tra il 2% e il 2.5% chiarisce come si sia lucrato su uno dei prodotti basilari dell’alimentazione
italiana. Anche e soprattutto in periodo di crisi.
Per informazioni ed adesione alle azioni:
info@piazzaconsumatori.it oppure info@avvocatideiconsumatori.it Le reazioni dei pastai


Sono molte, però, le aziende produttrici di pasta che non accettano le multe inflitte loro dall’Antitrust. Su tutte la Barilla, in difesa della quale scende direttamente in campo il
patron Guido Barilla: Il provvedimento dell’Autorità Garante ci lascia stupiti. La nostra missione, da sempre, è quella di offrire alle persone prodotti di ottima qualità
al giusto prezzo, operando in assoluta trasparenza, secondo i principi di sana concorrenza alla base del libero mercato. Per questo la società annuncia un immediato ricorso contro il
provvedimento.

Dello stesso avviso anche il pastificio Garofalo: Non abbiamo mai aderito a presunti accordi di cartello finalizzati ad influenzare la dinamica dei prezzi sul mercato e non abbiamo mai operato
nessun tipo di speculazione né alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori. Tutte le aziende oggetto dell’indagine hanno praticato degli aumenti molto diversi fra loro e con
tempistiche profondamente differenti. E ancora: Nel pieno rispetto dell’indagine, ci riserviamo di agire nelle sedi competenti.
Sulla stessa linea anche l’Unipi, l’Unione Industriali Pastai, anch’essa multata dall’Antitrust: Le ragioni che hanno determinato tensioni sul prezzo al consumo della pasta sono riconducibili,
in particolare, all’andamento dei fattori di costo di produzione, il più importante dei quali è rappresentato della materia prima, la semola di grano duro.

Davide Sfragano

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