Livorno: un piccolo faro che illumina tutto il mondo

Nel logo scelto per la sedicesima Convention Mondiale delle Camere di Commercio italiane all’estero (CCIE) si coglie il senso di una maratona di seminari, incontri, focus di approfondimento,
che hanno visto Livorno diventare per una settimana, dal 10 al 16 novembre, un polo di riferimento a livello mondiale, per discutere e analizzare le possibilità di interscambio
commerciale. Alla Convention sono intervenuti illustri esponenti del Governo, delle Istituzioni regionali e locali, del sistema economico e produttivo, dell’Università di Pisa, delle
Associazioni di categoria e singoli imprenditori. 73 le Camere di Commercio italiane all’estero presenti, 48 i Paesi rappresentati, più di 50 le personalità intervenute, 160 i
delegati stranieri, 40 italiani, più di 40 giornalisti accreditati, 1800 incontri “one-to-one” (tra delegati esteri e imprese livornesi e della Toscana), 190 aziende (locali e non)
partecipanti. Nei numeri, più di tutto, si coglie la cifra dello sforzo organizzativo prodotto dalla Camera di Commercio di Livorno che ha voluto dar vita ad un evento di richiamo
internazionale con pochi precedenti nella storia della provincia. L’Ente camerale, insieme ad Assocamerestero, ha saputo valorizzare le potenzialità economiche del territorio, grazie
anche al sostegno della Regione Toscana, delle Unioni nazionale e regionale delle Camere di Commercio, di Toscana Promozione, del Comune e della Provincia di Livorno, dell’Autorità
Portuale di Livorno, dell’Ateneo pisano e di Infocamere.

“L’Economia dei territori nella Globalizzazione: Reti e Infrastrutture per competere”. Il titolo della Convention esprime in sintesi il tema fondamentale dei lavori, mirati a individuare i
punti di forza e di debolezza dei sistemi economici locali, alla luce delle esigenze poste da un mercato mondiale sempre più aperto alla globalizzazione e alla competitività.
Durante la settimana c’è stato un fitto dibattito sui temi cruciali per lo sviluppo dell’economia livornese, e della Toscana, con tre messaggi su tutti: anche per le PMI
internazionalizzarsi non è solo un’opportunità, ma una necessità; se non si investe di più sulla logistica si arranca nella competizione globale; la sfida della
globalizzazione si vince valorizzando la qualità dei nostri prodotti. Il segnale trasmesso dalla Convention alle imprese ha riguardato principalmente quelle di piccole e medie
dimensioni, perché le grandi di norma perseguono autonomamente le proprie strategie di sviluppo e di presidio sui mercati esteri. Per le PMI posizionarsi individualmente su mercati in
cui le sfide e la competitività sono molto accentuate non è cosa facile, ma ciò potrebbe sollecitare virtuose aggregazioni, mirate a ridurre i costi generali per l’accesso
a nuovi mercati.

Le Camere di Commercio Italiane all’Estero (CCIE) sono associazioni di imprenditori e di professionisti, italiani e locali, nate e sviluppatesi tradizionalmente nei luoghi di maggiore presenza
italiana nel mondo, riconosciute dal Governo italiano in base alla legge del 1.7.1970, n. 518 e parte integrante degli Sportelli Italia all’estero (L.56 del 31/03/2005). 24.000 circa sono le
imprese associate alla rete Camerale. Il 70% di queste sono imprese locali interessate ad operare con l’Italia. 300.000 circa sono i contatti d’affari stimati che vengono attivati annualmente
dall’intero Sistema Camerale italiano all’Estero.

Le CCIE costituiscono un valido punto di riferimento per le imprese italiane che intendono avviare o consolidare le relazioni economiche con i Paesi ove esse stesse operano, in perfetta
integrazione con le realtà economiche e politiche locali.

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