Le ragioni del dissenso di Coldiretti Torino per l'inceneritore previsto a Settimo Torinese

TORINO – Coldiretti chiede di interrompere l’iter che sta portando alla scelta del sito di Settimo Torinese per la localizzazione del secondo impianto di termovalorizzazione della
provincia. Riccardo Chiabrando, presidente Coldiretti Torino, spiega: «Nei giorni scorsi abbiamo presentato all’Ato-r e all’assessore provinciale allo Sviluppo sostenibile le nostre
osservazioni allo studio di localizzazione dell’inceneritore.

Chiediamo una nuova analisi delle tecnologie disponibili e funzionanti in tutto il mondo, per compiere scelte finalmente sostenibili per il futuro della nostra provincia in termini di gestione
dei rifiuti e, più in generale, di salvaguardia del territorio».

«Una politica moderna di gestione dei rifiuti – afferma Riccardo Chiabrando – non può prescindere dalle seguenti priorità: l’attuazione di politiche per la riduzione della
loro produzione; l’incremento della raccolta differenziata; l’utilizzo razionale, anche mediante il potenziamento e la messa in sicurezza, degli impianti di discarica esistenti, al fine di
evitare la nascita di ulteriori punti di degrado ambientale; la salvaguardia dei terreni agricoli – con particolare riferimento a quelli di prima e seconda classe – e di tutte le imprese
agricole che operano nel territorio; l’individuazione di soluzioni innovative considerando anche tecnologie oggi non presenti in Italia e non analizzate dal Piano provinciale per la gestione
dei rifiuti».
Roberto Moncalvo, presidente della sezione di Settimo Torinese della Coldiretti, aggiunge: «La scelta dell’incenerimento come tecnologia per la valorizzazione energetica dei rifiuti mette
a serio rischio la salute dei cittadini e la sicurezza delle nostre produzioni agricole – come provano numerosi studi pubblicati in tutto il mondo – mettendo in gioco la sopravvivenza stessa
delle imprese agricole sul territorio in cui sorge l’impianto, anche a diversi chilometri di distanza dal sito».
Moncalvo aggiunge: «Ammesso che sia più sostenibile la strada della valorizzazione energetica – considerazione non nostra, ma punto di partenza dell’attuale Piano provinciale
gestione rifiuti – ci pare comunque una scelta fuori dal tempo, nonché pericolosa l’opzione della tecnologia dell’incenerimento, qualsiasi sia la soluzione impiantistica adottata. Le
emissioni pericolose (diossine, furani e polveri sottili) degli inceneritori sono insite nel processo di combustione rapida in essi realizzato. Solo impianti molto grandi consentono economie di
scala per implementare sistemi di fissaggio e di controllo adeguati e troppi sono i rischi legati a possibili malfunzionamenti. Molti sono gli studi e gli atti già adottati, anche in
Italia, contro impianti di incenerimento esistenti. Ne ricordiamo alcuni: la chiusura dell’inceneritore di Terni da parte dell’autorità giudiziaria a causa delle sostanze inquinanti da
esso emesse; i preoccupanti esiti delle analisi svolte su campioni di latte in allevamenti distanti chilometri dall’inceneritore di Brescia; i risultati del Report Enhance Health, studio
finanziato dalla Ue, che aveva, fra gli altri, lo scopo di dare una visione globale del possibile impatto sulla salute in aree nelle quali sono ubicati inceneritori».

Riccardo Chiabrando riprende: «Esistono tecnologie modulari e flessibili che consentono di trattare in un unico sito rifiuti urbani anche indifferenziati, nonché rifiuti
industriali e speciali, con evidenti vantaggi: le emissioni sono decisamente inferiori a quelle degli inceneritori; le temperature e la durata del processo di conversione del rifiuto in energia
sono già una garanzia ‘chimica’. L’efficienza del processo di trasformazione energetica di tali impianti è più elevata rispetto ad un inceneritore ed è molto
più interessante la percentuale di energia elettrica in uscita; la maggiore efficienza del processo si traduce anche in una forte riduzione del materiale inerte – che può essere
inferiore anche al 10 per cento del volume in ingresso – da conferire in discarica, con ripercussioni positive sull’intero sistema di gestione dei rifiuti; alcune di queste soluzioni consentono
inoltre di recuperare anche idrogeno, aprendo quindi la strada alle tecnologie del futuro in campo energetico. La modularità di tali sistemi permette di realizzare anche impianti di
dimensione più piccola, consentendo economie in termini di costi ed emissioni dovuti al trasporto dei rifiuti, e rendendo possibile il loro potenziamento anche dopo la messa in
esercizio, in funzione delle esigenze effettive della comunità».

Da Coldiretti emergono alcune considerazioni in merito al sito. Chiabrando afferma: «La localizzazione in un’area industriale dismessa rispetto a possibili altre opzioni su terreni
agricoli, non modifica, ovviamente, la nostra assoluta contrarietà alla tecnologia dell’incenerimento dei rifiuti. La superficie in questione è infatti già interessata da
numerosi siti a forte impatto ambientale. Ne citiamo alcuni fra i più significativi: l’impianto per la produzione di fluff automobilistico Crs-Derichebourg, nell’area Pis del comune di
Settimo Torinese e la discarica per il suo stoccaggio, prossima ad un’area agricola significativa che interessa i comuni di Settimo, Brandizzo e Volpiano; il potenziamento del polo produttivo
Pirelli, prospiciente il sito indicato nello studio Ato-r; l’impianto di depurazione delle acque reflue Smat al confine fra Settimo e Castiglione, lungo il territorio del parco fluviale del Po;
la nuova centrale termoelettrica Acea Electrabel da 380MW in fase di ultimazione, al confine fra Settimo e Leinì». Il presidente di Coldiretti Torino conclude: «Occorre
offrire una soluzione complessiva e ragionevole per il futuro del territorio, evitando ulteriori insediamenti nocivi per il territorio e per la qualità della vita dei cittadini».

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