Le nostre imprese nelle mani straniere by Achille Colombo Clerici

Le nostre imprese nelle mani straniere by Achille Colombo Clerici

In questa situazione, ben illustrata dal Dott. Achille Colombo Clerici, forse non ci stiamo rendendo conto che, a poco a poco, viene meno il senso di patriottismo nazionale perchè le frontiere territoriali e culturali sono sempre più labili. Sempre meno siamo padroni in casa nostra e, sempre più, dobbiamo sottostare alle direttive (imposizioni) di altri (leggi Europa, ancor meglio: Germania/Francia). Una volta le nostre eccellenze venivano depredate dalle orde di feroci barbari; oggi non ci sono più battaglie sanguinose sul campo ma giochi di alta finanza (anche più feroci) che pilotano le economie degli stati, sempre meno sovrani.
(Nota redazione Newsfood.com)

 

Date: Sat, 24 Feb 2018
Subject: QN IL GIORNO del 24 febbraio 2018 – “Le nostre imprese nelle mani straniere” di Achille Colombo Clerici

Con gli attuali meccanismi normativi Basilea 3, basati sul principio del credito sicuro, le banche si vedranno sempre meno portate a finanziare le piccole e medie imprese, che saranno costrette a ricorrere sempre piu’ al capitale di rischio.

Un mercato che ha voglia di crescere, spinto dall’innovazione e dalle agevolazioni governative, ma non supportato dal mondo del credito.

Nel terzo trimestre 2017 le erogazioni di finanziamenti bancari mostrano il dato più basso da 5 anni a questa parte. Si riducono le consistenze, sia a breve, sia a medio lungo termine, – 21 e -11 miliardi di euro  nell’ultimo trimestre del 2017. Dal 2008 ad oggi si registrano 85 miliardi in meno di finanziamenti alle imprese. I finanziamenti specializzati “alternativi” sono invece cresciuti di 75 miliardi soprattutto per lo sviluppo del peso dei prodotti obbligazioni e factoring.

D’altro canto, le aziende italiane di maggiore dimensione riescono, a competere sui mercati esteri, con sempre maggiori difficolta’, a causa di problemi dimensionali e di collocazione commerciale. “Il numero dei grandi gruppi italiani è tristemente decrescente: non abbiamo più la scala per muoverci a livello internazionale” afferma Umberto Bertelè, professore emerito al Politecnico di Milano e autore di “Strategia”. (Egea Pixel).  Secondo Bertelè, una chiave di lettura per questa situazione è “l’incapacità imprenditoriale – mostrata negli anni, a cominciare dalla nota vicenda di Parmalat – di mettere a fattor comune i capitali di cui il Paese è dotato, anche in quantità ingente”. La famosa assenza di un sistema: colpa della politica o degli imprenditori?

“Credo sia mancata soprattutto la volontà dei secondi. Anche se, va ricordato, il rapporto che esiste tra livello di governo e grandi aziende in Germania o Francia non è paragonabile al nostro, anche se l’Italia resta l’8^ potenza economica del mondo”.
Significa peso della burocrazia e carico fiscale.

Non c’e’ dunque da stupirsi se molte aziende sono passate in questi anni nelle mani degli stranieri. Il 2016 si è chiuso con acquisizioni straniere per un valore di 65,5 miliardi di euro, mentre le aziende italiane hanno comprato parti o intere società estere per 9,4 miliardi di euro. L’ultimo Made in Italy  passato in mani straniere (americane) è il treno ad alta velocità Italo; prossimamente toccherà ad Alitalia (ai tedeschi? ai franco-americani?). Inoltre, per citare, Italcementi è andata ai tedeschi; Milan ed Inter ai cinesi, come pure Pirelli, Ansaldo Energia, Buccellati; Parmalat, Edison, Bulgari e Pioneer ai francesi; Avio agli americani. E via alienando. Poi abbiamo i casi Embraco: delocalizzazione in Slovacchia, licenziamento degli operai, mentre la UE punta la lente sull’azione del nostro Governo perche’ non intervenga con aiuti di stato.

Foto:

– Achille Colombo Clericii con Umberto Bertele’

 

Redazione Newsfood.com

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