Le diverse strategie d'impresa

Giorno dopo giorno si va diffondendo nei più ampi strati della nostra società un’idea del tutto distorta dell’impresa, al centro di questa campagna elettorale l’impresa, infatti,
è trattata dai più come un bene consolidato che deve essere tutelato in tutte le modalità possibili, che l’impresa contribuisca alla creazione di ricchezza è un dato
di fatto.

Che essa impieghi milioni di lavoratrici e lavoratori è altrettanto indiscutibile e si converrà anche che uno Stato deve mettere una classe imprenditoriale nelle condizioni di
poter operare serenamente e con profitto. Dette queste cose, però, è del tutto eccessivo arrivare a dire che occorre fare qualsiasi cosa perché gli imprenditori mantengano
le loro produzioni nel nostro paese e non si facciano ammaliare dalle convenienze economiche che paesi terzi potrebbero effettivamente garantirgli.

L’ idea è molto diffusa nella nostra classe dirigente e politica e lo è ancor di più, se possibile, tra la cosiddetta «gente comune». Le richieste di
finanziamenti, di incentivi e di sgravi fiscali perpetrate quotidianamente da Confindustria non fanno sobbalzare sulla sedia nessuno. Si chieda in giro ad amici e conoscenti, a giovani e a meno
giovani cosa pensano degli imprenditori italiani e vi verrà risposto che dal loro punto di vista è normale chiedere un «occhio di riguardo» per non fuggire all’estero.
Il ricatto confindustriale «o mi favorisci o me ne vado», allora, non crea scalpore perché è nelle cose ed occorre piuttosto assecondare le loro richieste per
scongiurare il collasso dell’economia nazionale, costi quel che costi.
Il messaggio elettorale che l’imprenditore e il lavoratore sono la stessa cosa non funziona perché ci sono delle differenze sostanziali che è sciocco non tenere in conto. Ma
altrettanto sciocco è demonizzare tout court l’impresa italiana e i suoi responsabili. E’ condizione necessaria per salvaguardare l’occupazione, infatti, che l’impresa sia al suo posto e
che sia messa nelle condizioni giuste per operare con efficacia. Il rapporto deve essere di reciprocità basato sul concetto «ti aiuto ma tu aiuti me a creare un’occupazione sana,
certa, garantita».
L’impresa non è quindi tutta rose e fiori ma non è neppure tutta spine selvatiche.
Prendiamo ad esempio tre diversi modi di fare impresa. Il comparto di riferimento è quello alimentare; le imprese sono la Campari, l’Acqua S.Anna e la Heinz.
Tre gruppi assai diversi tra loro per storia, origini e tipicità delle produzioni ma che, ognuno a modo proprio, forniscono un assist importante al fine di questo ragionamento. La
Campari Spa, ad esempio, ha reso noti nei giorni scorsi i dati circa il suo esercizio per l’anno 2007 che hanno visto un incremento del 2,7% dei ricavi per un giro d’affari di 957,5 milioni di
euro. Per il 2008 l’azienda ha in cantiere altre acquisizioni internazionali e per bocca del suo Ad ha avuto a dire che «negli ultimi 12 anni sono state fatte 12 acquisizioni che
potrebbero continuare anche quest’anno, con più di un’operazione». La Campari, quindi, lavora per espandersi ma neanche un anno fa aveva chiuso e dismesso il sito produttivo di
Sulmona. La zona della valle del Pelino, dove era ubicata la fabbrica, è uscita dalla legge per obiettivi dell’Unione europea con la conseguente fine dell’elargizione di incentivi
economici per gli operatori industriali della zona. Quindi, tutti a casa o in giro per il mondo a fare acquisizioni laddove più conviene. Con buona pace di chi lavora.
Tutt’altra storia è, invece, quella che riguarda l’Acqua S.Anna. Nel 2007 l’azienda ha venduto 650 milioni di bottiglie per un ricavo pari a 150 milioni di euro, incrementando del 30% il
suo trend positivo. Per l’azienda di Cuneo il 2008 sarà un anno di innovazioni e di investimenti. Sarà, infatti, messa in commercio una bottiglia interamente ricavata dal mais e
un’altra di forma quadrata. La prima è eco-sostenibile mentre la particolare forma della seconda riduce gli spazi vuoti e comporta un risparmio non di poco conto. Contenendo più
acqua, infatti, si può trasportare lo stesso quantitativo di prodotto vendibile con un numero inferiore di mezzi di trasporto. La bottiglia sarà messa in commercio nelle zone del
centro-sud Italia e nelle isole, laddove il trasporto su rotaia è meno capillare e dove si ricorre per forza di cose a quello su strada. Detta così sarebbe, quindi, una situazione
di svantaggio per l’azienda che dovrebbe spendere di più per commercializzare i propri prodotti. Ma con un po’ di ingegno e con gli studi appropriati l’azienda Acqua S.Anna ha aggirato
il problema, garantendosi le quote di mercato del Mezzogiorno d’Italia senza andare a perderci.
Il terzo caso esemplare riguarda la multinazionale delle salse Heinz che in Italia gestisce il marchio Plasmon. Il gruppo statunitense ha, infatti, deciso di concentrare in Italia tutte le
attività di ricerca e sviluppo dei prodotti per bambini. Il settore è strategico e in continuo sviluppo con tassi di crescita doppi rispetto al resto del settore alimentare ( 7%).
Heinz ha, quindi, intravisto in questo ramo merceologico la necessità di svilupparsi e ha scelto il nostro paese come sede unica dei suoi investimenti, anche e soprattutto per tenere
testa ai diretti concorrenti del calibro di Nestlè e Danone. Il progetto di Heinz prevede la creazione di un centro pilota a Milano con l’impiego di un centinaio di ricercatori. Nei due
stabilimenti italiani saranno, invece, realizzati appositi laboratori per la sperimentazione dei prodotti.

Sono questi tre modi diversi di fare impresa. C’è il gruppo italiano che fatta cassa con i soldi europei si è spinto all’estero; c’è un altro gruppo italiano che nonostante
le croniche difficoltà nelle infrastrutture del nostro paese si è ingegnato per superarle; c’è la multinazionale che non abbandona il nostro territorio ma decide di
investirci.

E’ tutt’altro che una lista dei «buoni» e dei «cattivi» quanto piuttosto la presa di coscienza che esistono diverse strategie di impresa. Alcune effettivamente sono di
grande aiuto al nostro paese, altre lo sono meno o non lo sono affatto. Bisogna, quindi, premiare e favorire nel merito chi investe, chi produce, chi garantisce certezze occupazionali, diritti
e sicurezze. E scoraggiare chi non lo fa.

Lorenzo Rossi-Doria

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