“Le carrozze…”, la corte sabauda, Costantino Nigra, Guido Gozzano nel libro “Giovanissima e immensa”

“Le carrozze…”, la corte sabauda, Costantino Nigra, Guido Gozzano nel libro “Giovanissima e immensa”
“Le carrozze…”, la corte sabauda, Costantino Nigra, Guido Gozzano nel libro “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. di Achille Colombo Clerici
Milano, 17 febbraio 2021 09:29:15 CET
                            “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.
Esposto nella vetrina della Libreria Hoepli a Milano                    

Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla del canto “Le carrozze…”, della corte sabauda, di Costantino Nigra, di Guido Gozzano:

Partendo per i freddi castelli
Tanti anni fa, in una casa di Torino –, ma i ricordi si perdono nella memoria – ho ascoltato un antico canto della tradizione popolare piemontese.
Una melodia nostalgica ed evocatrice, una storia triste e suggestiva. E
per anni ho cercato, ho cercato per ogni dove quel canto, senza mai trovarlo.
Ne ricordavo benissimo le note, più vagamente le parole. Ho chiesto aiuto ad amici appassionati ed esperti, senza mai venirne a capo. Con Guglielmo Guidobono Cavalchini e Mario Verdun di Cantogno abbiamo persino messo a soqquadro l’archivio di Palazzo Madama, quello sotto la Mole ovviamente, non quello all’ombra del Cupolone. Mi rimaneva sempre e solo un frammento di musica, sia pure affascinante, ma nulla più.
Era una ballata, quasi una ninnananna raffinata e languida, legata alla vita della Casa Sabauda, che raccontava la triste storia della “bela Madamin”. Maria Carolina Antonietta Adelaide di Savoia, quarta figlia del Re Vittorio Amedeo III di Savoia e della regina Maria, che nel 1782, a diciott’anni, andò sposa al Principe Antonio Clemente di Sassonia, per volontà del padre, il quale riuscì a imporsi nonostante il diniego risoluto della ragazza.
Rientrava nei disegni della politica matrimoniale di questa casa regnante. E tanto bastava.
Costantino Nigra, che è stato il più importante studioso dei canti popolari piemontesi, scrivendo peraltro un vasto trattato, edito da Einaudi (Canti popolari del Piemonte, 2009), racconta: «Nella Cappella Reale del castello di Moncalieri, il dì 29 settembre 1781 alle ore 4 dopo mezzodì, stavano inginocchiati dinanzi all’altare la principessa Maria Carolina Antonietta di Savoia, e Carlo Emanuele Principe di Piemonte, incaricato questi di sposare per procura la sua sorella in nome del principe Antonio Clemente duca di Sassonia. Assistevano alla cerimonia il re Vittorio Amedeo III e la regina Maria Antonietta Ferdinanda infanta di Spagna, genitori della sposa, tutta la real famiglia, la principessa Carlotta di Carignano, il cardinale Marcolini, il principe di Salm-Salm, tre vescovi, i cavalieri dell’Ordine, il principe di Masserano, i ministri di Stato, il capitano delle Guardie del Corpo, il governatore dei Principi, il maestro delle cerimonie e introduttore degli ambasciatori.
Il conte Marcolini, ambasciatore straordinario di Sassonia, assisteva pur esso in luogo distinto al rito nuziale. Il grande elemosiniere del re uscì pontificalmente dalla sacristia, e dopo essersi inginocchiato all’altare, e inchinato al re e alla regina, fece agli sposi la consueta interrogazione.
Il principe di Piemonte rispose immantinente; ma la principessa, alzatasi, prima di rispondere fece la filiale riverenza ai suoi genitori, e rimessasi in ginocchio rispose anch’essa affermativamente.
Allora il prelato diede loro la benedizione nuziale, e recitò il discorso d’uso. I tre vescovi firmarono il registro di matrimonio. Terminata la funzione, e preso congedo dal re e dalla real famiglia, l’ambasciatore della corte Elettorale di Dresda partì alla volta di Augusta, ove la sposa dovea essere consegnata dai commissarii del re ai commissarii Sassoni. Il mattino seguente partiva la nuova duchessa di Sassonia e con lei il re, la regina, il principe e la principessa di Piemonte, che la vollero accompagnare fino a Vercelli. Ma prima della partenza il nuziale corteggio traversò la città».
Il nostro canto inquadra il momento della partenza da Torino e dalla amata Corte, il distacco dai genitori, dai fratelli, dai cugini compagni di giovinezza e di giochi. «I cavalli son già preparati, le carrozze son pronte a partire…», ingiunge alla principessa il commissario reale. Tutto il popolo torinese piange alla sua partenza. E nasce il canto. Salita sulla carrozza che l’avrebbe condotta in Germania, Madamin fu accompagnata…
FOTO:
Achille e Giovanna Colombo Clerici con Virgiliana Tibertelli de Pisis

 

A  questo link la rassegna stampa sempre aggiornata su:
“Giovanissima e immensa” (Clicca qui)

Vedi anche:

  • GIOVANISSIMA E IMMENSA. RITRATTO DELLA NOSTRA SOCIETA’ ALLE SOGLIE DEL “NEW NORMAL” – Milano-

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