L'Alitalia è un'azienda democratica fondata sul lavoro… come l'Italia

Firenze – Notate qualcosa di strano nel modo in cui si parla e si decide sulla vicenda Alitalia? Fatevi questa domanda: quando sui media si discute del suo futuro, quale categoria di
cittadini viene menzionata per prima e spesso come unica vittima del disastro?.

…. Pensate… ok: i lavoratori Alitalia. Il politico si riempie la bocca di proclami a difesa dei posti di lavoro quale priorita’ assoluta nelle trattative, mentre i sindacati dei lavoratori
sono l’unica voce ‘sociale’ ascoltata in merito. Questa e’ in sunto la vicenda Alitalia ed i suoi attori.

E noi contribuenti? Ma l’Alitalia non era nostra? Non siamo noi i datori di lavoro, quelli che pagano con il proprio lavoro tassato per il catorcio di bandiera?

Un’azienda pubblica -azzardo a suggerire- dovrebbe risponde prima di tutto al suo pubblico, le decine di milioni di contribuenti che ogni anno si privano di una parte del loro stipendio per
finanziarla. Quando un’azienda e’ in perdita, la si chiude, la si ristruttura drammaticamente o la si vende per non gravare sulle tasche dei cittadini e soprattutto per non sottrarre preziose
risorse ad altri servizi pubblici essenziali e alla quarta settimana. Sarebbe impensabile mantenere una inefficiente e costosissima azienda solo per dare posti di lavoro. Il politico che
considerasse gli interessi di poche migliaia di persone al di sopra di quelli dei milioni di cittadini che e’ chiamato a rappresentare, dovrebbe essere sonoramente trombato.

Eppure, questa elementare ed intuitiva legge della fisica sembra non operare da noi, e non solo per Alitalia. Va detto che, in difesa del nostro politico, il sindacato italiano e’ estremamente
ben organizzato e ha strumenti invidiabilissimi di pressione politica. In piazza non vedremo mai milioni di cittadini incavolati per essere stati gabbati e derubati per tenere in vita un
moribondo con prognosi infausta ormai decennale. Un sindacato ben organizzato riesce invece a far crollare un Governo. I contribuenti no. In fondo, ricordiamocelo, la nostra non e’ una
Repubblica fondata sulla liberta’ dell’individuo, ma sul suo lavoro. Come a dire che il posto di lavoro, anche di una sola persona, e’ un valore infinitamente superiore (infatti, fondante)
rispetto alla vessazione fiscale di tutti gli altri.

Intendiamoci, nessuno sottovaluta il dramma di coloro che potrebbero trovarsi senza lavoro, specialmente in un Paese economicamente esanime come il nostro. Ma e’ proprio a causa dell’ossessione
elettorale per il lavoro di pochi piuttosto che per i diritti di molti che l’Alitalia si trova oggi in queste condizioni. Quando si distoglie la vista dalla competitivita’ e redditivita’ per
abbracciare obiettivi che non hanno luogo nel mercato globale, e’ inevitabile che alla fine, oltre ai contribuenti, ci rimettano anche i lavoratori.

Per questo rivolgiamo un invito a tutti i politici che oggi parlano di Alitalia: quando pronunciate frasi fatte come «per tutelare i diritti e gli interessi, facciano seguire le parole
«dei cittadini prima ancora che» dei lavoratori. Anche se non lo pensano, e’ un inizio.

Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc

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