L'ADUC chiede la liberalizzazione degli esercizi commerciali

By Redazione

Firenze – Il Consiglio di Stato (ordinanza n° 1641 del 28-3-2008) ha bloccato una sentenza del Tar della Lombardia (6259/2007) che aveva bocciato la programmazione del Comune di
Milano sul numero degli esercizi commerciali, grazie anche all’intervento di una delle corporazioni del settore (Fipe-Confcommercio nella fattispecie) e’ stato così deciso che le leggi
Bersani sulla liberalizzazione del settore (114/1998 e 248/2006) devono continuare ad essere una chimera.

L’Antitrust, a conclusione di una indagine conclusasi nel giugno 2007 (1), aveva rilevato che le Regioni: «hanno adottato indirizzi per l’insediamento delle attività commerciali e
criteri di programmazione urbanistica che hanno di fatto prodotto una cristallizzazione degli assetti concorrenziali esistenti, non coerente con lo spirito della riforma«; «si
assiste in molti casi alla persistenza di una politica di programmazione e contingentamento dell’attività di distribuzione commerciale, mediante la previsione di vincoli quantitativi
all’entrata nei mercati e/o di limitazioni delle aree destinabili all’apertura di esercizi commerciali unicamente«; «Nei fatti, le suddette limitazioni hanno costituito un ostacolo
al funzionamento in senso dinamico del mercato, traducendosi in un rafforzamento delle barriere all’entrata, a tutto vantaggio delle imprese già operanti».

Anche la legge in merito e’ molto esplicita. Il comma 1 dell’art 3 (Regole di tutela della concorrenza nel settore della distribuzione commerciale) della legge n. 248 del 4 agosto 2006 prevede
che «per assicurare ai consumatori finali un livello minimo ed uniforme di condizioni di accessibilità all’acquisto di prodotti e servizi sul territorio nazionale (…), le
attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e di somministrazione di alimenti e bevande, sono svolte senza limiti e prescrizioni»,
indicate di seguito nello stesso articolo. Il comma 4 dell’art 3 prevede che «le regioni e gli enti locali adeguano le proprie disposizioni legislative e regolamentari ai principi e alle
disposizioni di cui al comma 1 entro il 1° gennaio 2007.
Lo scorso settembre avevamo fatto presentare, grazie all’on. Donatella Poretti, una interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo Economico (2), ma la legislatura e’ terminata senza
che il ministro si sia degnato di rispondere.

Oggi arriva questa ordinanza/mazzata del Consiglio di Stato che letteralmente dice: »…tali questioni possono trovare un’adeguata soluzione solo nella competente sede di merito e che,
nel frattempo, da una comparazione degli interessi pubblici e privati coinvolti nella vicenda, appare opportuno -onde evitare di lasciare le amministrazioni senza alcun quadro di riferimento
nel settore- accogliere l’istanza cautelare…». Ordinanza che, a nostro avviso non considera l’esistenza della legge 248/2006, soprattutto il comma 1 dell’art.3 e fa il gioco delle
corporazioni dei commercianti che, da sempre hanno boicottato qualunque liberalizzazione.

A questo punto, se non si vuole che il nostro Paese sia rispedito nel baratro di una economia sotto il controllo dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni, visto che il potere sanzionatorio
dell’Antitrust in materia e’ praticamente nullo e visto che le leggi già ci sono e vengono sistematicamente violate, aspettiamo di verificare cosa ci dirà in merito il prossimo
Governo, contemporaneamente procedendo in sede Ue.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

(1)

(2)

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