L’acquacoltura. Dal mare, cibo per la terra

L’acquacoltura. Dal mare, cibo per la terra

La salvezza per la Terra sempre più affamata potrebbe arrivare dallo sfruttamento di mari ed oceani tramite acquacoltura.

Lo afferma uno studio dell’Università delle Isole Baleari (Spagna), pubblicato sull’ultimo numero di “Bioscience”.

I ricercatori iberici partono da una constatazione: la continua crescita di popolazione, e la corrispettiva richiesta di acqua dolce e di spazio limiterà sempre più “La
capacità dell’agricoltura terrestre di soddisfare i suoi bisogni alimentari”, come spiega Carlos M. Duarte, uno degli studiosi coinvolti.

La soluzione proposta è quella del potenziamento dell’acqua coltura, per ora confinata nelle zone dei tropici.

Duarte e colleghi danno però spazio anche al modo tradizionale di usare gli specchi d’acqua, cioè la pesca, ma la loro è una valutazione pessimista. Nonostante la
conservazione ed il ripopolamento, la pesca è in calo da 2 decenni e non ci sono segnali di cambio di marcia. I numeri parlano chiaro: la produzione da acquacoltura è (al
contrario) aumentata di 10 volte negli ultimi 30 anni, e ci si aspetta che superi la pesca entro i prossimi 20.

Detto questo, i ricercatori sottolineano come il successo od il fallimento futuro dell’acquacoltura dipenda dalla sua capacità di rispondere alle sfide e migliorarsi. In primis, bisogna
fare in modo che la materia prima per alimentare le specie allevate sia essa stessa ricavata da acquacoltura marina, invece che ricavata dalle specie selvatiche o derivata dall’agricoltura.

A tale scopo, i progettisti hanno ipotizzato l’allevamento e la coltivazione delle specie che occupano i gradini più bassi della catena alimentare, come plancton ed alghe. Questi essere
potrebbero fungere sia come mangime per i pesci, che per gli esseri umani.

Infine, la questione ecologia.

Secondo il team dell’Università spagnola, anche da questo punto di vista l’acquacoltura batte l’agricoltura tradizionale. Sebbene qualunque tecnologia umana provochi modificazioni nella
natura, l’impatto dell’acquacoltura è modesto se paragonato a quello che deriverebbe da una equivalente produzione di cibo sulla terraferma.

Matteo Clerici

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