La speranza per la biodiversitá agraria fiorisce tra gli orti domestici

Roma – Il piccolo paese di Trevi in Umbria è rinomato per il suo “Sedano Nero”, una particolare varietà coltivata da alcuni agricoltori locali, che da anni continuano a
produrlo nei loro Orti domestici; nel villaggio di Colle di Tora nel Lazio, Manlio, un anziano agricoltore, è uno dei pochi che ancora coltiva una varietá poco conosciuta di
fagiolino dall’occhio, chiamato “Fagiolo a Pisello”. Tale coltura, fu introdotta originariamente da una donna italiana che li riportò in patria dal Sud America, verso la fine del 1800.
Queste sono alcune delle storie riportate durante la conferenza stampa di oggi, sul ruolo degli Orti domestici nella conservazione del ricco patrimonio di biodiversitá dell’Europa.

“Quando si parla con la gente su cosa coltivano nei loro piccoli orti, si finisce sempre per parlare delle loro vite, delle loro esperienze e delle loro sofferenze e queste sono le storie che
vorrei condividere con voi oggi”, ha commentato Valeria Negra, Docente di Risorse Genetiche Agrarie, presso l’Universitá degli Studi di Perugia ed uno dei relatori della conferenza
stampa.

Tale conferenza, organizzata da Bioversity International, ha riunito alcuni esperti italiani ed internazionali coinvolti nello studio e nella promozione degli orti domestici, considerati dei
veri e propri “santuari” per la salvaguardia della biodiversitá agraria.

“Gran parte dell’agricoltura europea moderna è caratterizzata dall’omogeneizzazione, con coltivazioni su larga scala di poche varietá di colture commerciali” ha spiegato Pablo
Eyzaguirre, Senior Scientist presso Bioversity International. “Vi è comunque una differente tipologia di agricoltura che sta prendendo piede nei giardini mantenuti dalla gente e che
permette alla diversitá delle colture di evolversi e di prosperare”, ha spiegato.

In effetti, é grazie agli sforzi dei milioni di piccoli agricoltori e semplici appassionati dal pollice verde, che oggi in Europa, molte varietá tradizionali (spesso considerate
rare) di colture come i fagiolini, il sedano, il cavolo, la lattuga e i pomodori, continuano ad esistere.

Queste varietà sono coltivate per diversi motivi. Prevalentemente perché si adattano bene alle condizioni di crescita locale, ma in tanti casi anche per il loro sapore
caratteristico, o perché ingredienti importanti per la preparazione di piatti tipici. In altri casi ancora, i motivi potrebbero essere del tutto personali.

“Una signora che incontrai durante le mie ricerche, coltivava due varietá di pomodori, in un piccolo appezzamento di terra”, ha spiegato Donato Silveri, Agronomo dell’ARSSA, Agenzia
Regionale Servizi di Sviluppo Agricolo della Regione Abruzzo. “Una delle varietá era di piccola taglia, mentre l’altra era molto alta e rampicante” ha spiegato. “Quando le è stato
chiesto perché avesse deciso di crescere entrambe le varietá, la signora ci ha spiegato che entrambe le piante le erano state donate in occasione del suo matrimonio. E
continuando, aggiungeva che una varietá le fu donata dalla madre, mentre l’altra le fu regalata dalla suocera. Crescere solamente una varietá di pomodoro, avrebbe creato una vera
disputa in famiglia ” racconta il Dott. Silveri, “e cosi entrambe le varietá venivano coltivate dalla donna nello stesso piccolo orticello sfruttando le loro differenti esigenze di
spazio per la crescita.”

Anche se di vitale importanza per il futuro dell’agricoltura, la conservazione della diversitá delle colture nelle banche di germoplasma, è un metodo assolutamente statico.
“Quando si conservano le colture nelle banche di semi, si congelano completamente i processi di evoluzione della diversitá” commenta la Prof.ssa Negri. ” Gli orti domestici creano la
possibilitá di conservare la diversitá, ed allo stesso tempo promuovono quei processi di evoluzione che consentono di mettere a frutto la stessa diversità scritta nel
codice genetico della pianta e produrre, nel tempo, nuove varianti magari più resistenti alle malattie, alla siccità o altro. Tutto questo fa degli orti domestici uno strumento di
grande valore per il nostro futuro, complementare alla conservazione dei semi operata dalle camere fredde delle banche dei semi. “In effetti, la diversitá può solamente essere
mantenuta in vita dagli esseri umani, attraverso le loro ricche culture e tradizioni” ha spiegato la Prof.ssa Negri.

Sfortunatamente, ad espletare questo compito di “custode” della diversitá, sono rimasti solo gli anziani. Le generazioni piú giovani non sono per niente a conoscenza della grande
diversitá di colture esistenti sul territorio, della perdita continua che queste subiscono e sorge dunque spontanea la domanda di cosa accadrá di qui a una ventina d’anni del
ricco patrimonio di biodiversitá agraria fino ad oggi mantenuto negli orti domestici.

“Uno studio sugli orti domestici in Italia ha dimostrato che le persone che coltivano e conservano diversitá agraria nei propri orti, sono di etá superiore ai 60 anni” afferma la
Prof.ssa Negri. Il pericolo maggiore è che le conoscenze sulla coltivazione, conservazione e uso di tali varietá vengano perdute per sempre a meno che non si stimoli una maggiore
partecipazione dei giovani a raccogliere il “testimone” di questo importante impegno collettivo.

Il Dott. Silveri ha descritto una serie di iniziative che sono attualmente in corso nella Regione Abruzzo, con l’intento di far conoscere alle giovani generazioni la diversitá delle
colture locali, attraverso la creazione di Orti scolastici. ” La crescita e la conservazione della diversitá delle colture, significa allo stesso tempo contribuire a preservare le
culture locali e la loro identitá” spiega il Dott. Silveri. “Il messaggio che vorremmo partisse da questa conferenza stampa oggi, è che ognuno di noi dovrebbe dar vita al proprio
orto domestico” afferma Silveri.

Ma la conservazione della biodiversitá agraria negli orti domestici, dovrá fare i conti anche con altri tipi di sfide. Tra queste va ricordata la mancanza di una legislazione che
tuteli la conservazione della biodiversitá agraria nei piccoli orti domestici. La legislazione europea non permette, infatti, ai piccoli agricoltori di acquistare semi che non siano
formalmente registrati nel “Catalogo Comune Europeo” e tale registrazione risulta sia alquanto complicata che costosa. Assicurarsi che le persone possano continuare ad avere accesso e scambiare
agevolmente semi di differenti varietá, è di fondamentale importanza per assicurare la sopravvivenza di differenti colture e culture locali.

Ad un recente convegno, organizzato da Bioversity International in Slovenia, i rappresentanti di 30 paesi europei si sono incontrati per discutere del ruolo svolto oggi dagli orti domestici e
alle nuove sfide da affrontare per rafforzare il loro prezioso contributo alla conservazione della biodiversitá locale.
Partecipanti di diverse ONG e network di agricoltori si sono incontrati per scambiare le loro esperienze e per discutere sulle barriere che sono da ostacolo alla conservazione. “Tale incontro,
è stato il primo passo verso la formalizzazione delle attivitá di conservazione degli orti domestici in Europa, e del riconoscimento della loro importanza” ha concluso Eyzaguirre.
Il prossimo passo dovrá essere lo sviluppo di legislazioni che promuoveranno la conservazione agraria negli orti domestici, al fine di prevenire la perdita di un patrimonio prezioso per
le future generazioni.

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