La Regione Toscana non è stata colpita dalla febbre dell'oro

Firenze – «Non siamo stati colpiti dalla febbre dell’oro e quindi non abbiamo dato nessun via libera ad una improbabile corsa al biondo metallo, ma soltanto concesso alcuni
permessi – che secondo i nostri uffici tecnici e legali non avevamo alcun elemento per negare – ad effettuare indagini geologiche assolutamente di nessun impatto ambientale, ben diverso
sarà il nostro atteggiamento nel caso in cui ci venissero richieste altre autorizzazioni ambientalmente meno compatibili».

E’ categorica l’assessore regionale all’energia, Anna Rita Bramerini, nel respingere l’ipotesi che la Regione abbia ignorato il parere negativo sul rilascio dei permessi ad effettuare indagini
geologiche finalizzate a ricercare la presenza dell’oro, formulato dalla Provincia di Grosseto e dal Comune di Roccastrada. «La Regione – precisa al riguardo l’assessore – ha grande
attenzione sia nei confronti delle opinioni degli enti locali, che alla tutela dell’ambiente, tanto che apprezziamo i pareri della Provincia di Grosseto e del Comune di Roccastrada. Se in
questa fase avessimo negato i permessi, in caso di ricorsi saremmo risultati soccombenti. Per il momento si è di fronte ad attività di ricerca che non hanno nessun impatto
ambientale. Siamo certi che a livello locale le istituzioni vigileranno sulla correttezza del comportamento delle società autorizzate, così come certamente faranno i nostri
uffici».

E’ infatti compito dell’Autorità di vigilanza sulle attività minerarie della Regione, controllare il rispetto delle disposizioni impartite. «Infatti nel caso in cui i
titolari dei permessi deroghino da ciò che è stato loro concesso – conclude l’assessore Bramerini – cioè dal prelievo di piccole quantità di materiali, siamo pronti
a revocare le autorizzazioni. Ricordo infine che qualora i risultati di tali indagini inducano le società minerarie a richiedere altri permessi per interventi impattanti, allora non
soltanto diventerebbe necessaria una valutazione di impatto ambientale, ma così come contenuto nell’attuale decreto dirigenziale, richiameremo esplicitamente i pareri degli enti locali
sulla possibilità di effettuare attività estrattive nelle zona, prefigurando chiaramente quale sarebbe il nostro atteggiamento in merito. Faremo cioè leva, per negare il
permesso di coltivare cave o miniere, sulle previsioni dei piani strutturali, di quelli paesistici o idrogeologici e dei regolamenti urbanistici e degli altri strumenti di pianificazione e
tutela del territorio esistenti a livello locale».

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