La legge toscana sulla partecipazione in dieci punti

Firenze, 19 Dicembre 2007 – L’aula del consiglio regionale ha iniziato nel pomeriggio la discussione della proposta di legge della Giunta sulla partecipazione, ecco il provvedimento in
dieci punti: a chi si rivolge, quali progetti riguarda e come funziona.

Per i toscani, ma non solo – La legge sulla partecipazione si rivolge a tutti i cittadini che risiedono o vivono sul territorio toscano: stranieri, lavoratori, studenti. Anche ai toscani
che risiedono fuori dall’Italia.

I progetti sotto esame – Possono essere aperti processi partecipativi su interventi di grande impatto sul territorio regionale o su progetti di dimensione locale. A richiedere l’apertura
del processo partecipativo possono essere gli enti locali o i cittadini che raccoglieranno le firme necessarie.

Le forme della partecipazione – Nel primo caso, quello degli interventi di grande impatto sul territorio, è prevista l’apertura di un Dibattito pubblico regionale, un po’ come
accade da qualche anno in Francia. Nel secondo caso, quello di progetti di dimensione locale, è previsto l’avvio di un processo partecipativo, la cui forma potrà cambiare di volta
in volta. Lo stanziamento per il 2008 consentirà di finanziare la sperimentazione di almeno 2-3 iniziative di dibattito pubblico e 30-40 iniziative di processi partecipativi locali.

Chi garantisce e organizza la partecipazione – L’Autorità regionale per la garanzia e la promozione della partecipazione è l’organo indipendente e al di sopra delle parti
che gestisce i Dibattiti pubblici sui grandi interventi e che valuta i progetti locali e li ammette al sostegno regionale. È composta da una sola persona ed è eletta dal Consiglio
regionale. Ha la sua sede presso il Consiglio regionale e opera attraverso personale della Regione. La scelta viene fatta fra una lista di persone giudicate idonee (studiosi di diritto,
esperti), formata attraverso un avviso pubblico.

La parola ai cittadini e sei mesi per decidere – Nel momento in cui viene avanzata la proposta di realizzare un intervento di grande impatto sul territorio (opere pubbliche, decisioni
capaci di incidere sulla vita sociale ed economica) l’Autorità può aprire un Dibattito pubblico regionale, vale a dire una discussione pubblica che non può durare
più di 6 mesi (è ammessa una proroga motivata, ma per non più di 3 mesi), caratterizzata da regole chiare e condivise, che permettano l’espressione di tutti i punti di
vista in gioco. Possono chiedere un dibattito l’ente pubblico o privato che intende realizzare una determinata opera o intervento, gli enti locali interessati, lo 0,50% dei residenti in Toscana
che abbiano compiuto 16 anni. L’Autorità decide entro 30 giorni dalla presentazione della domanda, sentito il parere degli enti pubblici interessati. Può chiedere altri elementi
per valutare meglio il progetto.

Spetta all’Autorità la nomina della persona responsabile del Dibattito.

Come si svolge il dibattito pubblico – Il Dibattito Pubblico Regionale dovrebbe configurarsi come una grande occasione di apertura e di coinvolgimento collettivo, scandito da varie fasi
di confronto tra ipotesi e soluzioni diverse e dall’utilizzo di una pluralità di strumenti: la diffusione di una base di documentazione tecnica ampia e condivisa, l’interrogazione di
esperti e scienziati, forum tematici o altri momenti ‘regolati’ di discussione tra i cittadini – ad esempio le ‘giurie’ o i ‘town meeting’ – verificando il formarsi e il mutare delle loro
opinioni. Grande spazio avrà l’uso di internet e delle nuove tecnologie.

Come si conclude il Dibattito – Con un rapporto, che il responsabile consegna all’Autorità e che l’Autorità pubblica entro tre mesi, in cui è indicato il modo in cui
si è svolto, le questioni avanzate e le proposte conclusive. Il soggetto che ha proposto il progetto può, entro tre mesi, rinunciarvi o sostenerne uno diverso, può proporre
dei cambiamenti oppure insistere con il progetto iniziale fornendo le motivazioni della scelta.

Progetti locali e partecipazione – In caso di progetti di dimensione locale, Comuni, cittadini, associazioni, scuole o imprese possono avviare un Processo partecipativo presentando
domanda per ottenere il sostegno regionale (che può essere finanziario, metodologico o di assistenza nella comunicazione). L’oggetto dev’essere ben definito, la durata non deve superare
i 6 mesi (con eventuale proroga di 3 mesi), gli strumenti e metodi di partecipazione devono essere adeguati al contesto in cui si svolge, la conduzione dev’essere affidata ad una persona
indipendente e imparziale e portata avanti in modo tale da permettere la massima inclusione e uguaglianza. Anche in questo caso vengono predisposti tutti gli strumenti necessari per rendere
pubbliche le informazioni che derivano dal processo. L’ammissione del progetto spetta all’Autorità.

Da 50 a 300 firme per avviare la consultazione – Dipende dalla grandezza dell’ambito territoriale dove si svolgerà il processo: fino a 1.000 abitanti ne occorrono 50, fino a 5.000
almeno 150, tra 5.000 e 30.000 almeno 300, oltre i 30.000 lo 0,5% della popolazione interessata. In tal caso la domanda di sostegno regionale deve riguardare progetti per i quali lo Stato o gli
enti locali non abbiano preso alcuna decisione. Le imprese possono presentare domanda soltanto per progetti che abbiano un elevato impatto (ambientale, sociale, economico). Questa deve essere
accompagnata da un numero di firme che dipenderà dalla grandezza del territorio e prevedere risorse proprie, anche soltanto di tipo organizzativo. Lo stesso vale anche per le domande
presentate da cittadini, residenti e istituti scolastici.

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