La crisi della mozzarella scaricata immediatamente sul lavoro dipendente

«Attendevamo con interesse la conclusione del tavolo interministeriale, che si è tenuto nella giornata di ieri presso il Ministero della salute, per affrontare l’emergenza
collegata alla mozzarella di bufala.

A parte le misure convenute per affrontare la contingenza, per l’ennesima volta la questione occupazionale ed il ruolo del lavoro dipendente è stata messa ai margini; le bufale, per
qualcuno, sono molto più importanti delle condizioni economiche, produttive ed occupazionali dei lavoratori.
Le organizzazioni sindacali non sono state convocate al tavolo di filiera ma, cosa ancor più grave, non sono stati neppure presi in considerazioni gli effetti che si producono sui circa
4.000 dipendenti occupati nella filiera campana.

I fermi produttivi, la chiusura dei caseifici, il blocco degli allevamenti si scaricano immediatamente sul lavoro dipendente senza prevedere alcun tipo di sostegno al reddito e di tutela per i
livelli occupazionali.
Siamo stati i primi, da tempo, a pretendere la certificazione di una filiera nella quale in alcuni casi la dubbia provenienza della materia prima, le precarie condizioni di lavoro e la mancanza
di controlli finalizzati a garantire la salubrità alimentare mettevano a rischio un sistema economico ed un prodotto che rappresenta una risorsa importante per un intero territorio

A fronte delle nostre ‘lamentele’ i diretti interessati hanno fatto ‘orecchie da mercante’ per ragioni che nulla hanno a che fare con la produzione di qualità e come al solito, senza
tutelarsi preventivamente, hanno permesso a soggetti squallidi di continuare ad operare mettendo a rischio in questo modo migliaia di posti di lavoro.
A questo punto non c’è alternativa ad un percorso che preveda l’introduzione di strumenti vincolanti di certificazione supportati da controlli strutturali, qualificando in questo modo il
prodotto ed il lavoro ed eliminando illegalità e frodi.
Spesso a farne le spese sono solo i lavoratori ed i consumatori, come in questo caso, e le aziende si svegliano solo quando ormai i problemi hanno assunto carattere di drammaticità tale
da diventare un’emergenza. Ma in questo modo si massacra l’agro-alimentare.»

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