La Cina agli Usa: la medaglia al Dalai Lama avrà gravi ripercussioni

Mercoledì 17 ottobre si terrà la cerimonia in cui il Congresso degli Stati Uniti assegnerà una medaglia d’oro al Dalai Lama, il leader tibetano e premio Nobel per la pace,
in esilio dal 1959 ed alla cerimonia sarà presente anche il presidente Bush.

Ma sul riconoscimento sono piovute aspre critiche da Pechino, che ha minacciato “un grave danno” ai rapporti tra Stati Uniti e Cina, perché “le parole e gli atti del Dalai Lama negli
ultimi decenni dimostrano che si tratta di un rifugiato politico impegnato in attività secessioniste sotto la copertura della religione”, ha spiegato il portavoce del ministro degli
esteri, Liu Jianchao.

Già nei giorni scorsi, d’altra parte, i delegati della Regione Autonoma del Tibet avevano affermato di essere “furiosi” poiché verrà premiata una persona “che
sostanzialmente divide la sua madrepatria e non la ama”: “Se il Dalai Lama riceve un premio del genere, vuole dire che nel mondo non c’ è giustizia, non ci sono buone persone”, aveva
tuonato il leader regionale del Partito Zhang Qingli, seguito da il presidente della Regione Autonoma, Qiangba Puncog, che aveva parlato del riconoscimento al Dalai Lama come di “un’iniezione
di cardiotonico per le attività secessioniste”.

Mentre il leader tibetano chiede da anni “una genuina autonomia” per il suo popolo, infatti, la Cina lo accusa di inneggiare alla secessione del Tibet e ha messo in atto una politica di scontro
con i Paesi che gli darebbero appoggio. E se oggi Liu Jianchao, ha sottolineato che, conferendo una medaglia al Dalai Lama, gli Usa realizzano “una grave interferenza negli affari interni
cinesi”, la settimana scorsa erano già stati cancellati gli incontri previsti dalle autorità con il cancelliere Angela Merkel, che aveva ricevuto il Dalai Lama.
Nelle ultime settimane, inoltre, i giornali cinesi sono stati tappezzati di articoli che accusano il premio Nobel per la pace di essere un assassino e di sostenere sette di fanatici religiosi
artefici di attentati contro il popolo cinese.

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