L’ Influenza suina e lo strano ritardo dell’ OMS

L’ Influenza suina e lo strano ritardo dell’ OMS

L’ OMS ha ufficialmente dichiarato che l’ influenza suina era pandemia l’ 11 giugno 2009.

Ciò ha stupito numerosi addetti ai lavori, che hanno sottolineato la lentezza dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità.

Detto chiaramente, i critici imputano all’ OMS di aver chiuso volontariamente gli occhi, fino a quando le prove della diffusione del virus H1N1 avevano obbligato ad ammettere ciò che
buona parte della comunità scientifica sapeva già.

Secondo le definizioni della stessa OMS, infatti, si ha una pandemia quando almeno due continenti sono interessati da epidemie di dimensioni comunitarie che presentano virus non riconducibili
ad agenti patogeni già conosciuti.

La situazione in alcune nazioni europee, combinata con l’ infezione in atto rispondeva a tali requisti molto prima del’ ammissione ufficiale.

Quali potrebbero essere le ragioni di tale omertà?

Innanzitutto, ragioni politiche.

Alcuni membri delle Nazioni Unite, tra cui l’ Inghilterra hanno spinto a ritardare la dichiarazione di pandemia per paura che tale affermazione scatenasse il panico.

Nonostante pandemia non sia necessariamente estremamente letale o pericolosa (il termine si riferisce all’ estensione, non alla potenza del virus) molti associano la parola all’ influenza
spagnola del 1918-19, che si lasciò dietro di se 50 milioni di vittime.

Inoltre, l’OMS ha un sistema di difesa dalla pandemia con solo 6 fasi, l’ ultima associata ad una pandemia totale. Arrivare troppo presto al 6° livello significa non avere più
possibilità di avvisare il grande pubblico di pericoli imminenti per la salute.

A tal proposito, l’ Organizzazione voleva ancora ritardare l’ avviso, ma numerosi focolai d’ infezione in Australia, Cile, Messico, e Stati Uniti hanno fatto precipitare la situazione.

Esiste anche un motivo medico per sostenere la cautela: dichiarare troppo presto il livello 6 d’allerta avrebbe potuto portare alcuni Stati a basare le loro strategie di difesa sul virus H5N1
con il rischio concreto di una reazione esagerata contro il più modesto virus H1N1.

Ora, però, agli virologi ed epidemiologi più che gli intrecci passati interessano gli sviluppi, presenti e futuri, della pandemia in corso.

Per questo,gli occhi sono puntati sull’ emisfero australe che, sta per entrare nella fase calda dell’ influenza, al fine di ricavarne lezioni utili per quando la stessa sorte toccherà
all’ Europa.

Matteo Clerici

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