Jacopo Morelli al dibattito «Il lavoratore protagonista dell'impresa che cambia»
24 Novembre 2008
«E’ importante che sempre più entrino nel linguaggio della politica 4 parole fondamentali: imprenditorialità, merito, talento e futuro”. E’
iniziato così l’intervento di Jacopo Morelli, vice presidente nazionale dei giovani di Confindustria con delega all’economia, al dibattito su «Il lavoratore
protagonista dell’impresa che cambia», che si è svolto stamani nell’auditorium del consiglio regionale. «La persona è al centro dell’impresa:
il concetto per noi fondamentale è che il lavoro non è merce. E fra gli imprenditori esiste una competizione per accaparrarsi i talenti migliori – ha detto ancora Morelli.
Purtroppo oggi cresciamo poco anche per la difficoltà di trovare persone che lavorino al meglio, anche a causa di un tasso di scolarità troppo basso. Senza talento
erigiamo delle barriere alla crescita e alla competitività. Il merito è la prima misura anticrisi».
Stimolato dal dibattito, il vice presidente dei Giovani di Confindustria ha affrontato poi il tema della sicurezza sul lavoro, sottolineando la necessità di lavorare sulla
«prevenzione e formazione. Le imprese che non rispettano la legge in materia sono fuori dal nostro sistema di rappresentanza». Quanto alla garanzie del posto di lavoro,
Morelli ha detto che a livello nazionale «dobbiamo rivedere il contratto sociale per garantire il lavoratore e non il posto di lavoro. Non dobbiamo gettare risorse in aziende
decotte, senza futuro, ma tutelare i lavoratori con misure idonee». Quanto, infine, alla partecipazione dei dipendenti agli utili delle aziende, Morelli ha detto di ritenere
opportuna la creazione di un «sistema di contrattazione nazionale con un primo livello base che garantisca il lavoratore, e un secondo livello sul quale azienda e dipendente
trovano un accordo per cui chi contribuisce in misura maggiore a creare ricchezza, partecipa direttamente ad essa. Ben vengano tutti i sistemi per premiare il lavoro sia con
partecipazione azionaria sia con premi ai lavoratori: l’importante però che siano chiari i modi con cui si misura la produttività».





