Due riflessioni iniziali: nel 2024 i cittadini sono chiamati a votare nei principali continenti e in molti paesi e questo potrebbe dare un segnale più semplice o più complesso di gestione e valore della politica. Dall’altro lato l’Italia, con un governo di centro destra che può reggere la legislatura, appare meno propenso a spese pazze o continue anche se necessarie, rassicurando non poco tanti partner. Ma deve avere il coraggio di chiedere sacrifici equi. Ovvio che sull’essenziale (scuola lavoro salute) non si deve scherzare e si deve fare deficit annuo se necessario ma non deficit per mantenere la macchina ferma!!
Il debito deve essere risanato assolutamente per prestigio, con le plusvalenze! Non bisogna dare retta a cassandre e ai pianistei da partito-preso e ai mulini a vento politici.
20 anni di questua in Europa non si cancella in un mandato. Credibilità deve essere abbinata a crescita: aiuto e rispetto per chi ha veramente bisogno e ha un reddito basso, qualche tassa in più a chi guadagna con facilità, senza regole, senza vincoli grazie a vantaggi speculativi o indiretti.
Più che una patrimoniale sui beni immobili, urge una patrimoniale sulle rendite passive e sui beni mobili che fanno capo a imprese e singoli italiani in Italia ed estero. Anche
Mattarella è stato chiaro e non è certo uomo politico di destra. Ovvio che certi canali comunicativi devono essere regolati, ovvio che un salario decente deve essere garantito, ma ancor più deve essere mantenuto un welfare giusto, equilibrato. Oggi, con il boom dell’inflazione in 12 mesi tremendi (inflazione che ha voluto dire nella realtà prezzi al consumo cresciuti del 40-50%!), il rischio è di creare altri poveri soprattutto fra i giovani. Giovani: occorre puntare su cosa gli serve e come metterli nelle condizioni per restare in Italia… a lavorare e produrre reddito!
L’Italia è uno dei tanti figli dell’Europa, pare però che non sia una buona Madre ma una arcigna matrigna. Noi Italiani ci lamentiamo sempre ma spesso a ragione… non dovremmo essere considerati figli di un Dio Minore
L’Italia in Europa è sempre andata con il cappello in mano per non creare problemi. In 40 anni quando ci è andata bene abbiamo usufruito di scambi di fondi pilotati per necessità urgenti. Non abbiamo mai fatto azioni di sostegno nel lungo periodo di asset veri. Manca una politica industriale da quando la Fiat ha bloccato ogni diversificazione e interesse. Abbiamo perso treni sull’agroalimentare (oggi la Germania esporta 3 volte tanto l’Italia e noi ci vantiamo di 550 dop) penso a zucchero, sale, latte, cereali…, all’acciaio e lavorazioni compreso meccatronica, allo sviluppo dei sistemi portuali marini e non, mercificando male rapporti con Francia e soprattutto Cina, alla tecnologia e viabilità dei trasporti, alla importanza paesaggistica (il vero oro italiano) collegata ad un turismo fisso ed estero (in 30 anni abbiamo perso 5 posizioni mondiali). Se poi si pensa a come scialacquiamo i soldi pubblici ed europei, capisco perfettamente il duo Francia-Germania che non crede che anche un governo diverso dai precedenti possa frenare la macchina burocratica statale e regionale italiana oramai al servizio (anche politico) di un processo conservativo della propria esistenza e basta! E chiedono paletti in continuo. Continuare a rimandare al futuro la somma dei debiti, non va bene. Deve finire una politica di paroloni, di parole vuote, di fare cassa quotidiana sperando non in dio minore, ma in Dio salva-Stato a costo zero che nessuno ci offrirà.
E’ indubbio che ormai non si può più correre da soli; impensabile comportarsi come uno stato sovrano autosufficiente e vivere di quanto produce, senza badare all’import/export. Ma questa Europa è partita coi buoni propositi degli stati fondatori (tra cui l’Italia) ma forse ci sono ancora troppi angoli da smussare per trovare un equilibrio.
Innanzitutto l’Italia ha margini di crescita e sviluppo enormi: il ministro Giorgetti (con Draghi) ha evidenziato asset e campi dove operare. L’autosufficienza politica sovrana finanziaria non è più fattibile, occorre correre insieme e con un passo deciso e cadenzato all’unisono, seppur con qualche differenza non politica e tecnica, ma gestionale. Ma l’autosufficienza su certe produzioni, agrarie e non, che sono state abbandonate dagli ultimi governi vanno tutte riprese e, ovviamente, non legate all’IA o ai Social senza regole.
Regole, leggi e tasse giuste come tutti gli altri basta sulla reale entità fisica e di sede dell’impresa (basta libertà incondizionata di partecipazione, ma totale libertà di espressione e di diritti civili per tutti). Il soldo facile crea aspettative sociali, e tanti scontri. Paure di un non-futuro creano disaffezione e lotte fratricide. Su queste cose la politica deve tirare fuori gli attributi e prendere decisioni forti: basta accontentare tutti. La figura di m…a sulla tassa delle plusvalenze bancarie (e io aggiungo assicurative ed energetiche avvenute per preciso nome e cognome) non si deve ripetere. Anzi va riproposta subito, anzi con tassazione anche dei capitali accantonati e a patrimonio.
Italia e PNRR: resoconto e prospettive. Quali errori o mancanze sono stati fatti. Cosa si dovrebbe (deve) fare per non perdere ulteriori posizioni?
Vorrei vedere le mie due figlie (quasi 40enni) ritornare a votare per il loro sindaco, parlamentare, governatore! La partecipazione alla designazione dei rappresentati politici è il primo e unico potere che singolarmente abbiamo. Ma i politici non devono farsi regolamenti parlamentari che eludono la volontà dell’elettore! Per fortuna stanno finendo i raccogli-voti e gli scambi di voti, ma la distanza fra vita quotidiana e di quartiere con il centro di potere che decide senza vedere, deve avere una nuova vita.
Per fortuna l’Europa – sul
PNRR ha detto no agli stadi di calcio, per fortuna che questo governo ha eliminato certe spese superflue e forse anche irrealizzabili. Vogliamo farci deridere da tutti? L’Italia deve riprendere una posizione preminente (fino al 1980) e lo può fare solo secondo queste linee di principio e di operatività: imposte minime e tasse in base al reddito e alle rendite (molto alte in Italia con 1 italiano su 4, escluso pensionati, che cura solo le eredità di nonni e padri); lavoro e stipendio equo in base alle spese territoriali senza gabbie salariali ma un cuneo fiscale ponderato e proporzionale; una scuola che educhi anche i genitori fin dall’asilo; un aiuto concreto solo a chi dimostra con status reale di aver bisogno (quindi controlli e controlli); recuperare 200 miliardi “ di nero” annuo che circola abbassando imposte; giustizia veloce e sicura soprattutto civile e amministrativa, doppie carriere, esami per giudici seri; eliminazione di 6000 enti inutili, molti con prebende; smilitarizzazione con creazione di difesa unica europea e aumento della vigilanza comunale; creazione di macroregioni e macrocomuni almeno di 5000 abitanti; blocco delle zone artigianali e industriali (una provincia italiana di 48 comuni ha 1220 aree di sviluppo industriale portuale commerciale artigianale); ridurre i bonus solo a chi fa opere giuste e se contribuiscono al bene sociale collettivo; ridurre ancora le spese (spending review ) della “esistenza” della macchina statale e regionale (costo enorme) perché ci sono dei doppioni e spese inutili.
MI FERMO MA AVREI TANTE ALTRE INDICAZIONI … VOLENDO