Inusuale concentrazione di capodogli nel Santuario dei Cetacei

Negli ultimi dieci anni la media degli avvistamenti del capodoglio nel Mar Ligure Occidentale si è sempre attestata attorno ai 6 incontri per singola stagione d’indagine, le rilevazioni
più recenti invece ne hanno registrati addirittura 30, il dato emerge dalla documentazione raccolta dai ricercatori dell’Istituto Tethys, organizzazione non-profit che si dedica dal 1986
allo studio e alla tutela dell’ambiente marino.

«E’ un dato nettamente in controtendenza rispetto alle statistiche – sottolinea Sabina Airoldi, coordinatrice del progetto di ricerca dell’Istituto Tethys nel Santuario dei Cetacei,
l’area delimitata a ovest dalla Costa Azzurra, a est dalla Toscana e a sud dalla costa settentrionale della Sardegna – e questa presenza è veramente degna di nota. Anche il numero di
individui per avvistamento è cambiato. Se infatti in passato la stragrande maggioranza era di un solo animale, nella metà degli avvistamenti fatti recentemente variava da due a
cinque animali, con un avvistamento eccezionale nel quale abbiamo contato addirittura dieci individui, che per alcune ore si sono esibiti in complesse interazioni sociali».

Una inusuale concentrazione di capodogli è stata registrata anche nello Stretto di Gibilterra e nelle acque pelagiche antistanti la Provenza da gruppi di ricerca spagnoli e francesi.
Nelle acque intorno alle isole Baleari invece, dove in passato i gruppi sociali erano regolarmente presenti, la scorsa estate non sono mai stati avvistati.

«Verosimilmente non si tratta di una crescita generalizzata della popolazione di capodogli in Mediterraneo – riprende la Airoldi – ma di un aumento localizzato dovuto a un gruppo di
soggetti che si sono spostati per cause ancora non chiare. Il Gruppo Nazionale di Oceanografia Operativa (GNOO) ha segnalato un’anomalia nelle temperature delle acque superficiali della
porzione più occidentale del Santuario, che in particolare nei mesi di giugno e luglio 2007 sono state addirittura di 3 gradi inferiori alla media degli ultimi anni. Per questa ragione
il nostro obbiettivo ora sarà quello di comprendere se esiste una relazione fra i cambiamenti climatici e la variazione di distribuzione dei capodogli nel Mediterraneo
occidentale».

Il capodoglio è il più grande odontoceto (cetaceo provvisto di denti) e il più grande predatore vivente. Il maschio può infatti raggiungere i 18 metri di lunghezza,
mentre la femmina non supera i 12 metri. E’ un amante delle acque che sovrastano la scarpata continentale (tra i 200 e i 2000 metri di profondità), in genere particolarmente ricche di
calamari mesopelagici che costituiscono la sua preda preferita. E’ uno straordinario «sommozzatore», in grado di immergersi per una durata superiore alle due ore, e a
profondità superiori ai 2000 metri, per cacciare le sue prede.

Tuttavia il capodoglio in particolare nel Mediterraneo è fortemente minacciato dalla presenza delle reti da pesca pelagiche, dall’aumento del traffico navale, e dal conseguente
inquinamento acustico sottomarino e rischio di collisione. Proprio per questa ragione l’Unione Mondiale per la conservazione della Natura (IUCN) ha recentemente proposto di classificare la
popolazione mediterranea tra quelle ad alto rischio di estinzione.

«La situazione del capodoglio è particolarmente critica – conclude Sabina Airoldi – e per questo è necessario comprendere i fattori che determinano gli spostamenti di questi
misteriosi animali. A partire dalle prossime settimane noi di Tethys riprenderemo la nostra attività di ricerca nel Santuario orientando la nostra attenzione a verificare se la presenza
di capodogli sarà simile a quella della scorsa estate o si presenterà come nel decennio precedente. Per questa ragione stiamo raccogliendo l’adesione di partecipanti che vorranno
dare un contributo alla raccolta dei dati su campo».

L’ Istituto Tethys è un’organizzazione non-profit che dal 1986 si dedica alla ricerca sui cetacei.
Tethys si avvale di uno staff composto da una trentina di biologi e naturalisti, che ogni anno raccolgono dati scientifici in mare con l’aiuto delle più moderne tecnologie, e li
elaborano per mettere i risultati a disposizione della comunità scientifica. Le intense campagne di ricerca condotte negli ultimi vent’anni hanno consentito di accumulare un notevole
know-how sui cetacei del Mediterraneo, divulgato in circa 300 contributi scientifici.

Tethys ha al suo attivo migliaia di avvistamenti e dispone, per la ricerca, di un archivio di oltre 200.000 immagini. Circa 380 sono le balenottere comuni foto-identificate in Mar Ligure nei
primi dieci anni di attività. I cataloghi di foto-identificazione individuale comprendono anche diverse centinaia di tursiopi, delfini comuni, capodogli, grampi, globicefali, zifii e
altre specie mediterranee, per un totale di oltre 1.300 individui.

Da vent’anni Tethys organizza spedizioni scientifiche e campagne di raccolta dati sia da imbarcazioni sia da stazioni di ricerca a terra. Tethys svolge le proprie ricerche principalmente nel
mar Ligure, nell’Adriatico e nello Ionio, dove le popolazioni di cetacei sono oggetto di studi intensivi. Le ricerche sono aperte alla partecipazione di appassionati (per informazioni.
www.tethys.org), che possono contribuire attivamente alla raccolta dei dati e alle iniziative per la tutela di balene e delfini.

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