Intesa in Lombardia su nuove regole per lavori occasionali

Milano – Partirà la prossima estate, con la vendemmia 2008, la sperimentazione in Lombardia di un nuovo tipo di rapporto di lavoro, quello delle «prestazioni occasionali
di tipo accessorio».

Inizialmente previsto dalla legge Biagi, ma mai concretamente avviato in Italia, si propone di regolamentare, con vantaggio sia per i datori di lavoro che per i lavoratori, quelle prestazioni
occasionali, definite appunto di carattere accessorio, che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario.

L’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Gianni Rossoni, e i direttori regionali dell’Inps, Elide Longa, e dell’Inail, Francesco Barela, hanno firmato, in proposito, questa mattina la
«convenzione» che regolamenterà, in Lombardia, la sperimentazione di questo nuovo tipo di contratto.
«L’obiettivo – ha spiegato l’assessore Rossoni – è quello di offrire occasioni di impiego e di reddito a soggetti considerati a rischio di esclusione sociale, perché usciti
o non ancora entrati nel mondo del lavoro. Con la regolamentazione queste prestazioni di lavoro ‘escono dal nero’ e danno diritto alle coperture previdenziali presso l’Inps e alle garanzie di
tutela contro gli infortuni dell’Inail».
Vantaggi per entrambe le parti dunque: per il datore di lavoro che può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione
e senza dover stipulare alcun tipo di contratto. E’ inoltre garantita la copertura assicurativa Inail per eventuali incidenti sul lavoro; per il lavoratore che può integrare le entrate
con queste prestazioni occasionali, il cui compenso é esente da imposizione fiscale e non incide sul suo stato di disoccupato, di inoccupato o di pensionato, godendo al tempo stesso di
copertura previdenziale e assicurativa.

In pratica il datore di lavoro compra dei «buoni» (del valore di 10 euro ciascuno) con i quali retribuisce il lavoratore e ottiene le coperture assicurative; il lavoratore riscuote
il valore netto dei buoni (7,5 euro per ciascuno) e ottiene automaticamente l’accredito del contributo previdenziale.
Tutte le operazioni si svolgono via internet. Esiste un «data base» al quale possono iscriversi sia i lavoratori che i datori di lavoro e che funziona come luogo di incontro tra
domanda e offerta di lavoro.
Per evitare che qualche datore di lavoro possa approfittare di questo tipo di contratto a svantaggio dei lavoratori a tempo determinato o indeterminato, è previsto che un lavoratore non
possa percepire più di 5.000 euro dallo stesso datore di lavoro e che il datore di lavoro stesso non possa comperare più di 10.000 euro di buoni.
La sperimentazione, che si è deciso a livello nazionale, di avviare con la vendemmia 2008 per studenti e pensionati, si potrà aprire in futuro anche ai piccoli lavori domestici
(compresa assistenza domiciliare a bambini, anziani, portatori di handicap), all’insegnamento privato supplementare, ai piccoli lavori di giardinaggio, alla realizzazione di manifestazioni
sociali, sportive, culturali, alla collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato per lo svolgimento di lavori di emergenza, come quelli dovuti a calamità o eventi
naturali improvvisi, o di solidarietà.

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